Approvato il progetto per il nuovo Google campus. L’edificio grande più di 180.000 metri quadri, realizzato dal Bjarke Ingels Group e Thomas Heatherwick, dovrebbe essere pronto per il tardo 2019.
Il progetto, conosciuto come Charleston East ha subito molte modifiche dall’epoca in cui era stato presentato ufficialmente, nel 2015. In particolare, il progetto del Google campus – essenzialmente si tratta di una serie di edifici collocate al di sotto di una serie di pensiline trasparenti – sarebbe dovuto essere ben più ridotto in termini di dimensioni ed estensione. Ora la rete di cupole progettata da Frei-Otto è stata sostituita da un pannello solare opaco rivestito e nel rendering il progetto sembrerebbe essere ben più cupo del previsto, ma almeno non è più una rappresentazione fisica della bolla metaforica della Silicon Valley.
Gli architetti, originariamente, avevano anche proposto per il Google campus il montaggio di strutture prefabbricate per mezzo di una flotta di gru robotizzate. Idea che sembra essere caduta nel dimenticatoio.
Che cosa rimane del progetto originale?
Una rete di piste ciclabili e spazi aperti sono ancora presenti ed essenziali nel progetto. Google ha inoltre previsto di piantare almeno 300 alberi sul sito per compensare i 200 che andranno tagliati. Inoltre l’azienda promette di rendere il campus accessibile ai non-dipendenti di Google, a differenza delle sedi tradizionalmente ad isola dei concorrenti come Apple.
Eppure, è difficile ignorare il simbolismo progettuale. Il ridimensionamento delle dimensioni e le ambizioni del progetto sono una metafora adatta per la Silicon Valley di oggi: un settore che una volta offriva una visione brillante del futuro è che ora è più strettamente associato ad un incubo distopico in cui sono i proprio i nostri stessi gadget a spiarci mentre un gruppo di CEO machiavellici sono impegnati in pratiche commerciali dubbi e gli algoritmi si scontrano con la democrazia.
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