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La Generazione Z non ha paura dell’intelligenza artificiale, i Boomer sì

Intelligenza artificiale e Generazione Z procedono a braccetto, mentre gli adulti di oggi sono maggiormente preoccupati dagli sviluppi dell’innovativa tecnologia. La multinazionale dell’informatica Salesforce ha condotto una ricerca che dimostra come i nativi digitali – che compongono la cosiddetta Gen Z – siano maggiormente propensi a sfruttare l’Ai, mentre le generazioni precedenti sono preoccupate e temono che la novità possa portare soprattutto risvolti negativi, nel mondo del lavoro e non solo.

 

Il sondaggio sugli utilizzatori di Ai

L’azienda con sede a San Francisco ha realizzato un sondaggio su 4.041 persone di età pari o superiore ai 18 anni negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia e in India per verificare come persone di età diverse utilizzino gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale generativa. In pratica, Salesforce mirava a scoprire quanto ChatGpt, Dall-E e prodotti simili con Ai venissero usati dai comuni cittadini. Nello studio, il 49% degli intervistati ha dichiarato di aver già utilizzato la tecnologia generativa; i ricercatori hanno definito questa percentuale come un gruppo “giovane, impegnato e fiducioso” di super-utenti che utilizzano i prodotti frequentemente e ritengono di essere sulla buona strada per padroneggiarli. Tra coloro che utilizzano l’Ai, il 70% è costituito da persone della Generazione Z (nati dopo la prima metà degli anni ’90), molte delle quali si dichiarano interessate a utilizzarla per la pianificazione delle proprie finanze o della carriera lavorativa.

Boomers contro l’intelligenza artificiale

La ricerca di Salesforce ha suggerito che la Generazione X (nati tra gli anni ’60 e i primi anni ’80) e i cosiddetti Baby Boomers (nati tra il 1946 e il 1964) potrebbero essere meno propensi all’utilizzo di questa tecnologia. Di tutti gli intervistati che hanno dichiarato di non utilizzare l’Ai generativa, il 68% è nato tra il 1946 e il 1980. L’88% dei non utilizzatori di età pari o superiore a 57 anni ha dichiarato di non utilizzare l’intelligenza artificiale perché non sa come la tecnologia possa influire sulla propria vita. Altri utenti di questa fascia d’età hanno dichiarato di non conoscere la tecnologia o di non ritenerla utile per loro. Eppure, ChatGPT potrebbe essere utile agli anziani, soprattutto per quelli che si sentono soli perché può offrire un’iniziale supporto medico o psicologico, e può aiutare a tenere in ordine la routine quotidiana. Ciononostante, alcuni intervistati adulti si sono detti pronti a provare la novità se questa verrà loro spiegata in modo semplice e intuitivo.

L’importanza dell’educazione

L’Ai è una tecnologia potente e in continua evoluzione che offre numerose opportunità e sfide. Per abbattere le barriere di fiducia tra le generazioni adulte, è fondamentale investire nell’educazione e nella sensibilizzazione riguardo all’intelligenza artificiale. Le organizzazioni, le istituzioni accademiche e il settore tecnologico possono svolgere un ruolo cruciale nell’informare il pubblico su cosa siano ChatGpt e altri programmi, su come funzionino e quali siano le implicazioni etiche e sociali del loro utilizzo. Mentre la Generazione Z abbraccia la novità tech con entusiasmo, le Generazioni X e Baby Boomers possono richiedere tempo ed educazione supplementare per costruire una fiducia simile. In un mondo sempre più orientato verso l’automazione, è importante garantire che tutte le fasce d’età possano trarre vantaggio da questa tecnologia in modo sicuro e informato. Per ora, gli adulti sono maggiormente restii a mettersi alla prova con le novità che arrivano dalla Silicon Valley, ma in questo modo potrebbero perdere delle opportunità e trovarsi in svantaggio rispetto agli utenti fiduciosi.


La Generazione Z non ha paura dell’intelligenza artificiale, i Boomer sì - Ultima modifica: 2023-11-04T14:27:55+00:00 da Andrea Indiano

Giornalista con la passione per il cinema e le innovazioni, attento alle tematiche ambientali, ha vissuto per anni a Los Angeles da dove ha collaborato con diverse testate italiane. Ha studiato a Venezia e in Giappone, autore dei libri "Hollywood Noir" e "Settology".

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