L’industria dei computer vede nei transistor con nanotubi in carbonio la promessa di prestazioni più veloci a fronte di un consumo energetico ridotto rispetto al silicio, ma ancora di più il superamento della tecnologia dei processori come li abbiamo intesi fino ad oggi.
Presso l’Università di Madison, nel Wisconsin, un team di ricercatori ha creato il primo transistor con nanotubi di carbonio in grado di soverchiare quelli in silicio. L’esperimento si è detto riuscito nel momento in cui il team è riuscito a realizzare dei nanotubi unicamente in carbonio puro, eliminando anche la più minima imperfezione che avrebbe avuto come conseguenza una limitazione delle prestazioni come semiconduttore elettrico.
Gli scienziati hanno scelto di assemblare i nanotubi su una placca in modo da collocarli secondo un ordine e una spaziatura specifica dei polimeri, per poi portare a temperatura la matrice sottovuoto, in modo da rimuovere lo strato isolante tra i nanotubi e gli elettrodi necessari per il funzionamento dei transistor. Il risultato è che il prodotto finale è in grado di gestire una corrente 1.9 volte superiore rispetto al silicio.
Ci sono delle modifiche considerevoli da apportare prima che i nanotubi in carbonio diventino i tanto agognati “chip dalle prestazioni sorprendenti” che il mondo dell’informatica aspetta. Il team di ricerca deve ancora adattare il prodotto attuale alle geometrie un transistor in silicio tradizionale e deve scalare la tecnologia in modo che la si renda disponibile per una produzione di massa.
Se l’università di Madison dovesse riuscire nel suo intento, ogni dispositivo tecnologico con il quale veniamo a contatto quotidianamente verrebbe coinvolto. I vantaggi che avremmo nel futuro del computing? Almeno due ci riguardano senza dubbio: batterie dalla durata maggiore, trasferimento dei dati in modalità wireless più veloce.
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