Il report del 2016 delle Nazioni Unite “Measuring the Information Society” (misurando la società informata) riporta che il 79.1% degli europei siano utenti Internet, seguiti dal 66.6% in America e Commonwealth, a fronte di un 21% dell’Africa, il 41,6% dell’Asia e del 41.9% degli Stati Arabi.
La disparità dell’utilizzo di Internet è già evidente con un confronto stato per stato. In Islanda usa Internet il 98.2% di popolazione (323.000 abitanti), in Lussemburgo il 97.3%, in Norvegia il 96.8% mentre in Danimarca il 93.6%.
In altre aree del mondo chi usa Internet è solo una minoranza, in Niger dispone di Internet il 2.2% della popolazione, in Ciad il 2.7%, nella Guinea-Bissau 3.5% e in il Congo 3.8%.
Il report ha confermato che i paesi più ricchi usano molto di più Internet rispetto agli stati poveri, ovviamente. L’81% della popolazione dei paesi sviluppati usa Internet a fronte di un 15.2% dei paesi in via di sviluppo. Negli USA il 74.6% della popolazione usa Internet, un dato rilevante su scala internazionale, ma basso se confrontato con altre nazioni facoltose.
Rimangono circa 3.9 miliardi di persone che non usano Internet e forse non sanno nemmeno che cosa sia. L’innalzamento del livello di istruzione sarà indispensabile se si vorrà garantire ad almeno il 60% della popolazione mondiale l’accesso alla Rete entro il 2020.
Ci sono molte altre variabili che concorrono a rendere possibile l’accesso a Internet. Ad esempio, sebbene metà della popolazione mondiale non usi Internet, l’84% della popolazione globale vive in aree dove la connessione mobile è disponibile. Tra i problemi collegati all’accesso a Internet: disporre di dispositivi abilitati all’accesso alla rete, e se non si tratta di questo, il problema è che una percentuale tra il 20 e il 40% della popolazione mondiale non dispone nemmeno di un telefono.
In paesi come il Sudan ogni 100 persone nemmeno il 24% ha un abbonamento telefonico. In Burundi solo l’1.2% dei nuclei familiari ha un computer.
Nel complesso, c’è stato un miglioramento rispetto agli indici dell’anno precedente, con alcuni stati come St. Kitts, Nevis e Burma con crescite impattanti nel 2016. Anche il Ciad e il Niger hanno guadagnato posizioni nella classifica mondiale, balzando dalle ultime posizioni ad un rispettivo 174esimo and 175esimo posto.
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