La navicella Crew Dragon della missione Crew-1 di Space X fondata da Elon Musk, con a bordo i quattro astronauti Mike Hopkins, Victor Glover, la scienziata Shannon Walker e il giapponese Soichi Nogochi, è in viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La prima navicella spaziale per viaggi commerciali certificata dalla Nasa (missione SpaceX Crew-1) è decollata alle 19:27 dal Kennedy Space Center dell’agenzia in Florida (1.27 ora italiana). Il lancio è avvenuto dalla storica rampa 39A, la stessa da cui sono partite le missioni Apollo dirette alla Luna.
Il razzo Space X di Elon Musk ha praticamente fatto da “taxi” alla Crew Dragon e per la prima volta dopo nove anni dal ritiro dello Shuttle, gli astronauti statunitensi volano di nuovo su un’astronave americana. Finora per lanciali verso la ISS la Nasa pagava un lucroso biglietto all’agenzia spaziale russa Roscosmos.
Per nove anni, dunque, dipendeva da Roscomos per raggiungere ISS per la cui costruzione aveva speso cento miliardi di dollari. Ciò da tempo generava malumori al Congresso. Ma sia il mondo politico che la Nasa avevano intanto accettato l’idea di finanziare l’iniziativa privata di Elon Musk per realizzare un vettore e una navicella che portasse i rifornimenti alla stazione collaudando una tecnologia che, evoluta, poteva poi trasportare anche astronauti. Questo era l’obiettivo di Musk e finalmente nel 2014 otteneva dalla Nasa un finanziamento di 2,6 miliardi di dollari al fine di costruire la navicella Crew Dragon.
La missione Dragon Crew-1 durerà 180 giorni. La navicella nei voli verso ISS ospita quattro astronauti ma è concepita per ospitarne sette. Il suo volo è completamente automatico gestito dai computer di bordo, però gli astronauti possono intervenire, se necessario. Sia il vettore Falcon-9 che la capsula Crew Dragon sono nuovi, al loro primo volo, tuttavia dalla prossima missione la Nasa ha autorizzato Space X a riutilizzare entrambi, con grandi vantaggi economici per la società.
I 4 astronauti di Crew Dragon-1 resteranno dunque sulla stazione orbitale per sei mesi, durante i quali svolgeranno esperimenti sul funzionamento di organoidi su chip per lo studio di muscoli e polmoni, su batteri mangiatori di rocce, sugli orti spaziali, su parti di future tute spaziali e su come si comportano nello spazio il cervello, il sistema immunitario e l’orologio biologico.
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