Al CES 2026 di Las Vegas, HP ha presentato non solo nuovi prodotti ma una risposta alle nuove esigenze che stanno emergendo dall’impatto dell’AI sul lavoro delle persone, ha scelto una strada diversa, un approccio differente alla tecnologia con l’utilizzo dell’AI non come ennesima feature da marketing, ma come fondamento di una nuova architettura del lavoro. Una visione che Giampiero Savorelli, VP e Amministratore Delegato di HP Italy, aveva già sintetizzato così in un’intervista a Digitalic: “L’innovazione tecnologica deve essere alla base delle nostre soluzioni, puntando al digitale come fattore abilitante”. L’AI, in questo contesto, diventa il tessuto connettivo tra dispositivi, persone e processi.
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Quando un anno fa Microsoft e i produttori di chip hanno lanciato i “Copilot+ PC”, la promessa era chiara ma limitata: portare l’intelligenza artificiale sul dispositivo per ridurre la latenza e proteggere la privacy. HP con le novità presentate al CES va oltre, proponendo quello che potremmo definire un ecosistema “AI-native”: non più PC a cui è stata aggiunta l’AI, ma dispositivi e periferiche pensati nativamente per un mondo in cui l’intelligenza artificiale è la modalità predefinita di interazione.
I nuovi HP EliteBook X G2 Series e HP ZBook Ultra G2, con processori Intel Core Ultra Serie 2 e Snapdragon X2 Elite che offrono fino a 85 TOPS di potenza AI, sono solo la punta dell’iceberg. La vera innovazione sta in HP AI Companion, che non è semplicemente un assistente virtuale ma un layer intelligente che apprende le abitudini dell’utente e orchestra le risorse del sistema in modo contestuale.
Come aveva spiegato Savorelli a Digitalic già nell’ottobre 2025: “Il 2026, per HP, sarà l’anno in cui l’AI diventa accessibile nei luoghi e nei dispositivi che usiamo ogni giorno per il nostro lavoro: il PC, le stampanti, le riunioni, la workstation”. Al CES 2026 questa visione ha preso forma concreta.
Con l’HP EliteBoard G1a, definito da HP stesso come “il PC AI più piccolo e leggero al mondo”, l’azienda dimostra fino a che punto sia disposta a spingersi. Immaginate un computer completo, con NPU da 50 TOPS, racchiuso in una tastiera 750 grammi. Non si tratta di un concept futuristico ma di un prodotto concreto (CES 2026 Innovation Award Honoree) che ridefinisce cosa significa “workstation mobile”. “Il lavoro viene ridisegnato in tempo reale: dove accade, come accade e quali strumenti servono ai dipendenti per rimanere produttivi. L’obiettivo di HP è rimuovere gli attriti e la complessità che rallentano le persone”.
Dentro la visione ampia che HP ha portato al CES 2026, c’è un dispositivo che più di altri ne incarna il senso profondo. Non solo perché è nuovo, potente o ben progettato, ma perché è stato riconosciuto come tale anche da osservatori indipendenti. HP EliteBook X G2 Series ha ricevuto il CES 2026 Innovation Award Honoree, un riconoscimento che va oltre il singolo prodotto e certifica la solidità di un’idea.
Il premio arriva in un contesto preciso. Il CES di quest’anno ha messo in chiaro che non basta più parlare di AI. Serve dimostrarla, integrarla, renderla utile nel lavoro reale. EliteBook X G2 nasce esattamente qui, come risposta a un’esigenza concreta che HP conosce bene e che emerge chiaramente anche dalle sue ricerche sul Future of Work: le persone chiedono strumenti che si adattino a loro, non il contrario.
Il CES Innovation Award assegnato alla serie EliteBook X G2 non premia una singola funzione spettacolare, ma un equilibrio riuscito tra potenza AI, mobilità, sicurezza e qualità dell’esperienza. È un segnale importante, perché indica che il valore del dispositivo non sta in una caratteristica isolata, ma nella capacità di tenere insieme tutti gli elementi che oggi definiscono il lavoro professionale.
In questo senso, EliteBook X G2 non è un notebook che “supporta” l’intelligenza artificiale. È un PC progettato attorno all’AI, con capacità di inferenza locale che arrivano fino a 85 TOPS nelle configurazioni più avanzate. Un dato che, al di là dei numeri, significa una cosa molto chiara: l’AI può lavorare in tempo reale, sul dispositivo, senza dipendere costantemente dal cloud.Questa scelta si inserisce perfettamente nella visione HP di intelligent work. Portare l’AI a bordo macchina significa ridurre latenza, aumentare privacy, migliorare affidabilità e garantire continuità operativa anche in mobilità. È una risposta concreta a un mondo del lavoro sempre più distribuito, frammentato, asincrono.
EliteBook X G2 è pensato per accompagnare chi lavora ovunque, ma anche per adattarsi dinamicamente al contesto. La piattaforma di gestione intelligente delle prestazioni regola potenza, consumi e comportamento del sistema in base a ciò che l’utente sta facendo. Non chiede di scegliere tra autonomia e performance. Cerca di offrire entrambe, quando servono.
Il concetto di “reimagine the desk” presentato da HP al CES non è retorica:“in futuro l’ufficio sarà ovunque”, si tratta in qualche modo del superamento o della sublimazione dello smart working: una trasformazione più profonda dell’ambiente di lavoro stesso.
Le nuove HP Presence Cameras Series 2 e Pro incorporano funzionalità AI che vanno ben oltre il tracking del volto. Possono rilevare automaticamente quando l’utente si allontana dalla scrivania e mettere in pausa la videochiamata, applicare filtri di background che distinguono oggetti da persone con precisione millimetrica, ottimizzare l’illuminazione analizzando le condizioni ambientali in tempo reale. La Presence Camera Pro, inoltre, può essere condivisa tra più dispositivi attraverso il passaggio seamless, eliminando la proliferazione di webcam per chi lavora con setup multi-PC.
Gli HP Elite Wireless Earbuds G3 completano questo ecosistema con un’integrazione profonda con Windows 11: gestione automatica del passaggio tra device, cancellazione attiva del rumore adattiva che impara dagli ambienti frequenti, comandi vocali elaborati localmente. Non sono solo periferiche, sono nodi intelligenti di un network che ha il PC come hub centrale.
Il monitor HP Series 7 Pro 4K con tecnologia Neo:LED e calibrazione colore factory-grade rappresenta il canvas visivo di questo ecosistema. Ma ciò che lo rende davvero interessante è la capacità di lavorare seamless con più sorgenti, adattando automaticamente profili colore e impostazioni in base al contenuto e al device collegato.
La stampa non è sexy e da tempo si vocifera di “paperless office” eppure HP ha deciso di investire pesantemente nell’integrazione tra AI generativa e output fisico ed è qui che emerge la maturità della strategia: non si tratta di negare l’evidenza della digitalizzazione, ma di capire dove la carta mantiene un valore insostituibile e potenziare quelle attività con l’intelligenza artificiale.
L’integrazione tra HP Print AI e Microsoft 365 Copilot direttamente sui pannelli di controllo touchscreen delle stampanti HP Office Print è, in questo senso, innovativa. Non si stampa semplicemente un documento creato con l’AI: il dispositivo stesso diventa un nodo intelligente del workflow. Si può scansionare un contratto, chiedere a Copilot di riassumerlo, tradurlo, organizzarlo automaticamente in cartelle OneDrive specifiche, tutto dall’interfaccia della stampante. È il concetto di “printer-as-a-service” portato all’estremo, dove il servizio non è solo manutenzione predittiva ma elaborazione intelligente dei contenuti.
Le nuove HP LaserJet Enterprise serie 700 e 800 con HP+ Smart Security vanno oltre, integrando funzionalità che possono rilevare anomalie nei pattern di stampa (potenziali data breach), ottimizzare automaticamente il consumo di toner attraverso algoritmi di machine learning, persino prevedere necessità di manutenzione prima che si verifichino problemi.
Ciò che distingue l’approccio HP da molti competitor è l’attenzione al “work of everyday life”, come recita uno dei comunicati stampa del CES. Non si parla solo di professionisti tech-savvy ma di come l’intelligenza artificiale possa migliorare il lavoro quotidiano di chiunque.
L’HP Work Relationship Index 2025 rivela un quadro preoccupante: oltre il 60% dei knowledge worker afferma che le aspettative della propria azienda sono aumentate nell’ultimo anno, mentre quasi la metà percepisce che il proprio datore di lavoro privilegi il profitto rispetto alle persone. Ma c’è un dato che illumina la strada: quando i lavoratori hanno accesso agli strumenti AI forniti dall’azienda, la probabilità di avere un rapporto sano con il lavoro raddoppia. E si quintuplica quando i dipendenti percepiscono che l’azienda sta investendo su di loro.
I nuovi HP Chromebook Plus rappresentano questo approccio democratico all’AI. Portando le funzionalità di Google Gemini su dispositivi accessibili economicamente, HP dimostra che l’intelligenza artificiale non deve essere appannaggio solo di chi può permettersi workstation premium. Features come “Help Me Write”, “Magic Editor” per le foto o la trascrizione in tempo reale delle videochiamate diventano strumenti quotidiani.
Un altro elemento che emerge chiaramente dalla strategia HP è come l’intelligenza artificiale possa essere messa al servizio della sostenibilità. Gli HP EliteBook e ZBook vantano chassis costruiti con plastica riciclata post-consumo, magnesio riciclato e alluminio a basse emissioni.
Ma è l’AI che ottimizza realmente l’impatto: gestione intelligente della batteria che prolunga la vita utile del dispositivo, power management che riduce i consumi nelle fasi di idle, algoritmi che ottimizzano il carico di lavoro per minimizzare il calore generato e quindi l’usura dei componenti. HP ha raggiunto un traguardo significativo: oltre 5 miliardi di libbre di materiali circolari (riutilizzati, riciclati o rinnovabili) utilizzati nei prodotti e negli imballaggi dal 2019.
Nel settore stampa, HP Print AI può ridurre drasticamente gli sprechi suggerendo stampe fronte-retro quando appropriato, ottimizzando i margini per massimizzare l’uso della carta, persino imparando le preferenze dell’utente per evitare ristampe dovute a errori di impostazione.
L’HP Digital Passport, CES 2026 Innovation Award Honoree, è un altro esempio di questa visione integrata: un QR code serializzato stampato su ogni nuovo PC HP che, una volta scansionato, connette a un hub digitale personalizzato. Non solo informazioni sulla configurazione e feature del dispositivo, ma l’intera storia di sostenibilità: materiali utilizzati, impatto ambientale, opzioni di riparazione e riciclo a fine vita. È trasparenza radicale applicata all’hardware.
Uno degli aspetti più interessanti della nuova generazione di dispositivi HP è come riesca a offrire più potenza AI consumando meno energia. Gli HP EliteBook Ultra G2, ad esempio, promettono fino a 21 ore di autonomia nonostante i 120 TOPS di potenza AI combinata. Come è possibile?
La risposta sta nell’architettura eterogenea dei nuovi processori. La presenza di una NPU dedicata (Neural Processing Unit) permette di gestire task AI specifici con una frazione dell’energia che richiederebbe una GPU o CPU tradizionale. HP ha sviluppato algoritmi proprietari che decidono dinamicamente quale componente del sistema utilizzare per ogni task, ottimizzando il rapporto prestazioni/consumi in tempo reale.
Questo approccio rappresenta un cambio di paradigma rispetto alla corsa ai TOPS puri che ha caratterizzato il 2024-2025. Non conta solo quanta AI puoi eseguire, ma quanto efficientemente. Come aveva sottolineato Savorelli: “Nei nuovi PC HP coniughiamo performance AI e responsabilità energetica. Progettiamo dispositivi che integrano NPU e capacità avanzate per l’AI, ma con consumi ottimizzati e uso di materiali riciclati”.
Con l’AI che elabora dati sensibili localmente, la sicurezza diventa ancora più critica. HP ha risposto con HP Wolf Security, un ecosistema di protezione hardware e software che va dall’autenticazione biometrica multimodale (riconoscimento facciale + fingerprint) alla protezione a livello BIOS contro attacchi firmware.
Ma è l’approccio alla minaccia AI-powered che risulta più interessante. Come aveva spiegato Savorelli a Digitalic: “La crescente adozione dell’intelligenza artificiale generativa da parte degli hacker rappresenta una svolta epocale nel panorama della cybersicurezza”. HP Wolf Security combina isolamento hardware (operazioni rischiose eseguite in micro-VM usa-e-getta), analisi comportamentale con machine learning (Sure Sense) capace di riconoscere pattern mai visti prima, e integrazione profonda con le funzioni di sicurezza delle CPU più recenti.
L’azienda ha sviluppato anche un sistema di “AI audit trail” che permette agli amministratori IT di verificare quali dati sono stati processati dall’AI e come. In un’era di crescente regolamentazione sulla privacy (GDPR, AI Act europeo), questa trasparenza diventa un differenziale competitivo.
Una delle novità più significative del CES 2026 è l’evoluzione del Future of Work Accelerator. Dal 2022, il programma ha servito 35 organizzazioni non profit in 13 Paesi, raggiungendo 11,3 milioni di persone. Nel 2026, l’Accelerator torna negli Stati Uniti (dove era stato pilotato) e per la prima volta sarà aperto sia a non profit che a for-profit, con un focus specifico su AI e futuro del lavoro.
Ogni organizzazione selezionata riceverà 100.000 dollari in finanziamenti, 100.000 dollari in hardware e soluzioni HP, più un programma di training e mentorship di sei mesi. Le candidature si apriranno il 12 gennaio e chiuderanno il 6 febbraio 2026.
È un investimento che va oltre la filantropia aziendale: HP sta costruendo un ecosistema di casi d’uso, competenze e best practice che alimenteranno l’intera industry. Come aveva affermato Savorelli: “Democratizzare significa rimuovere barriere tecniche e culturali con setup semplici, onboarding guidati e attenzione alla misurabilità dei benefici”.
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