In seguito al cosiddetto “Trump Ban” di metà maggio, Huawei ha registrato diversi marchi che riconducono al papabile nome del suo sistema operativo proprietario.
È la questione più seguita degli ultimi giorni nel settore, dal momento che con un solo ordine esecutivo la Casa Bianca è riuscita a mettere il bastone tra le ruote alla principale azienda tecnologica cinese, la cui strada fino ad oggi sembrava totalmente spianata.
Già verso la fine dello scorso anno Huawei aveva fatto sapere di essere al lavoro sullo sviluppo di un ecosistema software proprio, che in futuro avrebbe potuto sostituire – oppure affiancare – il più familiare Android a bordo dei suoi dispositivi.
In realtà, si è scoperto che il lavoro sul nuovo sistema operativo di Huawei è un progetto partito da lontano, che inizia nel 2012: il gigante di Shenzhen sin dall’epoca preparava il suo terreno ad un possibile voltafaccia di Google.
Nei giorni scorsi è iniziata a circolare la voce relativa all’unica possibile soluzione per Huawei in questo momento, ovvero la scelta di utilizzare un proprio sistema operativo, principale conseguenza del ban del Presidente Trump che ha vietato la libera commercializzazione tra le società americane e alcune compagnie tra cui Huawei stessa.
Costretta da questo veto, Google ha revocato la sua licenza Android al marchio cinese: parliamo del pacchetto Android arricchito da tutti i servizi di Google, tra cui le sue famosissime app.
In realtà, la versione pubblica di Android può essere usata liberamente, ma è necessario un lavoro certosino aggiuntivo per portare le stesse funzioni o comodità offerte dall’esperienza con Google, alla quale i clienti Huawei sono tanto affezionati.
Proprio in questa cornice si inserisce l’ultima scoperta in relazione alla casa fondata da Ren Zhengfei. Lo scorso 24 maggio, infatti, presso l’EUIPO, ovvero l’European Union Intellectual Property Office, sono state depositate da Huawei diverse varianti di un marchio.
La registrazione riporta le voci:
Questo dunque, secondo i più smaliziati, potrebbe essere il nome scelto dalla compagnia per la versione europea del suo sistema operativo, chiamato Hongmeng in Cina.
Sebbene la registrazione di un marchio non porti necessariamente a qualcosa di concreto, il nome e la tempistica fanno riflettere sulla possibilità che Huawei, così come già riportato da Richard Yu, si stia già preparando per la dirittura d’arrivo del suo OS.
Stando a quanto riportato dal capo della divisione consumer di Huawei, il sistema operativo dovrebbe essere lanciato durante il prossimo autunno in Cina, ed entro la primavera del 2020 anche in Europa.
Un’alternativa che, oltre a mantenere a galla l’impero di Huawei, potrebbe addirittura portare maggiori vantaggi nel mercato orientale, soprattutto in quella Cina tanto ostile al re delle ricerche (Google). I più ottimisti colgono potenzialità nella questione paragonando la probabile produzione di hardware e software in casa propria all’esempio della californiana Apple.
Tuttavia, la storia ci insegna che, in un mercato spartito principalmente tra Android e iOS, non è poi così semplice emergere – come Windows Phone e Bada (poi Tizen) sanno bene.
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