Non stiamo parlando però di una frittura in olio bollente come avviene per le patatine ma in un mix di acidi e solventi organici, il processo prende il nome di deep-fried graphene. Il risultato finale del grafene fritto – come dimostrato da un gruppo di ricercatori in Corea del Sud – è l’espansione in 3D della molecola del grafene, che muta la sua forma in pom-pom.
Una sorta di pop-corn ad alta tecnologia. Con questa nuova conformazione, è in grado di accumulare energia elettrica, così da garantire una capacità molto superiore, perché aumenta di molto la sua superficie.
In passato altri studiosi erano riusciti a espandere la molecola del grafene in tre dimensioni. Tuttavia questo metodo “fritto” è il più economico e adottabile in una produzione di massa.
Questa scoperta è il primo pezzo di un puzzle più complesso, prima di vedere arrivare sul mercato le batterie in grafene fritto bisognerà aspettare ancora un po’, in quanto gli studi su questo elemento sono ancora all’inizio.
Cecilia Cantadore
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