Root, il robot che insegna a programmare

Root è un nuovo robot che insegna a programmare ed è l’ultimo esemplare in uno scenario di robot dedicati all’istruzione. Root è stato progettato per essere di ispirazione a quegli studenti che si formano negli ambiti delle scienze, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica.

Ma c’è qualcosa che lo differenzia dagli altri.

Inanzitutto è stato progettato per insegnare le tecniche di codifica a chiunque, a partire dai bimbi dell’asilo fino agli adulti. Inoltre è potenzialmente più divertente dei competitor perché la programmazione può avvenire in verticale, purché ci sia una barra metallica dietro la superficie sulla quale Root si possa arrampicare.

Zivthan Dubrovsky, a capo del dipartimento di Biorobotica della Bio-Inspired di Harvard, in collaborazione con il Prof. Radhika Nagpal, della Harvard Computer Science, e Raphael Cherney, CEO e co-fondatore di Scansorial, ha reso possibile la creazione di questo robot da commercializzare. Il programma Kickstarter chiuderà il 29 Novembre 2016 e mancano circa 50.000 dollari al raggiungimento dell’obiettivo dei 250.000.

Dubrovsky ha voluto chiarire che non è un giocattolo, ma un robot versatile e comprensibile a chiunque, sebbene possa essere programmato attraverso pattern complicatissimi. Ogni parte del robot esagonale basato su iPad, è progettato su un sistema a tre livelli che guiderà gli studenti di tutte le età dalla codifica più semplice a quella più complessa che parte già dal livello 3, stadio in cui Root è in grado di compiere movimenti precisi su due ruote.

La mobilità è espressione della programmazione sviluppata di pari passo con l’app destinata ad iPad, ragion per cui, tutto quello che definiamo semplicemente come arrampicarsi, ruotare attorno ad un tavolo oppure su un foglio di carta ha uno scopo ben preciso.

Root pesa circa 500 grammi e ha un diametro di circa 15 cm per 4,5 cm di altezza e ha numerosi sensori, tra cui il touch sulla parte superiore, sensori centrali sulla parte anteriore oltre ad un accelerometro, giroscopio e una serie di sensori a 32 colori sulla parte inferiore. Sarà possibile inserire all’interno del foro presente al centro del robot una penna o un pennarello. Root è ance in grado di sollevare e riporre il supporto per scrivere e riesce ad eseguire delle discrete linee e forme, riproducendo quello per cui verrà programmato.

Il sensore cromatico è in grado di distinguere le linee di colori, ciò significa che Root sa adattare i propri comportamenti a seconda dei colori nei quali si imbatte. Ha inoltre un cancellino, ciò significa che è programmabile per eliminare alcune linee oppure colori.

Un’altra differenza sostanziale tra Root e altri robot di tipo STEM è la natura real time della piattaforma, che lo rende sempre sincronizzato alla app. Non occorre codificare, compilare oppure fare test, l’utente Root potrà vedere i cambiamenti di programmazione live, direttamente sul robot. L’iPad e Root sono in continuo contatto grazie al Bluetooth a basso consumo.
Anche i Root hanno i loro limiti, non c’è alcuna fotocamera di bordo (però c’è una porta accessoria alla quale potrebbe essere collegata eventualmente) e inoltre i robot non sono collegati o collegabili l’un l’altro.
Una curiosità, il nome Root deriva dalla terminologia della codifica, e si riferisce all’apprendimento, o meglio, dal modo in cui dalle radici (root in inglese) si cresca.


Root, il robot che insegna a programmare - Ultima modifica: 2016-11-22T20:01:14+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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