Facebook Safety Check, la risposta di Mark al terremoto del Nepal (e molto di più)

Safety Check è stato annunciato in queste ore direttamente da Mark Zuckerberg, per aiutare le persone colpite dal terremoto in Nepal a verificare che i loro cari stiano bene.
Come funziona?
Se una persona si trova nell’area di un disastro (un terremoto, un’inondazione, uno tsunami), Facebook manda un messaggio, un “Safety Check” appunto, chiedendo “ti trovi nell’area in cui c’è stato un terremoto, stai bene?”. A questo messaggio, con un solo clic, si può rispondere “Sì, sto bene”, così l’informazione appare nel proprio stato di Facebook (solo per gli amici): “Mi trovo nell’aera del disastro, ma sto bene”.
Tutti i parenti e amici che visitano il profilo FB della persona vedono quindi che il proprio caro è al sicuro.
Questa è una funziona geniale di Facebook, che mette insieme micro e macro: i grandi disastri naturali con le infinite piccole comunità di amici che abitano il social network. Unisce la geo-localizzazione agli affetti e poi risponde in modo chiaro ad un’abitudine che già tutti noi abbiamo.
Se succede qualcosa nella zona in cui vive un nostro parente o amico cosa facciamo? La prima cosa è andare a vedere su Facebook se si può capire come sta, se è stato coinvolto, ancor prima di chiamarlo o mandare un messaggio.
Safety Check fa bene quello che già in tanti fanno, usare FB per verificare se qualcuno è stato coinvolto in un disastro, come un terremoto.
La funzione può avere importanti applicazioni e fa una cosa preziosa: tranquillizza parenti, amici, genitori di chi è vicino and un evento drammatico e questo ha un enorme valore, dimostra che i social network possono davvero essere utili e non solo come passatempi.
Unisce le tecnologie più avanzate (dalla geo-localizzazione al notifiche push) per rispondere ad un bisogno del cuore: sapere come sta quella persona a cui tengo.
Safety Check porta anche indietro nel tempo, riporta Internet alle sue radici, quando ancora si chiama Arpanet e doveva servire per mantenere le comunicazioni anche in caso di un disastro come la guerra nucleare.

Lo strumento è stato sviluppato partendo da quanto hanno fatto gli ingegneri di Facebook nel 2011 in Giappone, a seguito dello Tsunami e dalla successiva esplosione della centrali nucleari. 400mila persone sono state evacuate e gli sviluppatori Giapponesi di FB hanno creato Disaster Message Board, una bacheca in cui le persone potevano ritrovarsi e dire se erano al sicuro. Da quell’esperienza è nato Safety Check.
Il tool, quando si verifica un grande disastro, per determinate se si possa essere coinvolti controlla la città in cui si vive (come è indicata nel profilo), i luoghi recenti in cui si è fatto il check-in e la zona da cui si sta accedendo a Internet.
Per chi pensava ancora che i social fossero solo un gioco, o poco di più, ha un altro buon motivo per ricredersi.

Grazie a Carlotta Silvestrini per avermi segnalato la notizia e per avermi fatto pensare.


Facebook Safety Check, la risposta di Mark al terremoto del Nepal (e molto di più) - Ultima modifica: 2015-04-26T10:35:01+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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