Social Network

Instagram chiede che gli App Store verifichino l’età, sicurezza o delega di responsabilità?

Instagram ha lanciato una massiccia campagna di comunicazione per chiedere che che siano gli App Store a verificare l’età degli utenti che accedono, ha messo in campo tutto il prestigio del suo brand e spot TV, post su internet, tutto l’esercito dei mezzi di comunicazione moderni. “Pensiamo che sia arrivato il momento di istituire una nuova norma europea che richieda la verifica dell’età e l’approvazione dei genitori per adolescenti sotto i 16 anni al momento del download delle app.”
Ma il vero obiettivo della campagna è la sicurezza… o la delega? E’ protezione o un tentativo di spostare su altri soggetti la responsabilità?

Il rischio di una sicurezza “in outsourcing”

Instagram — o meglio, Meta — si schiera a favore di una nuova regolamentazione europea che imponga agli app store (come Apple e Google Play) di verificare l’età degli utenti e ottenere l’approvazione dei genitori per i minori di 16 anni. Il tutto, all’origine: “al momento del download dell’app”.

Una proposta che, a prima vista, suona sensata. Chi non vorrebbe una rete più sicura per i propri figli? Ma come sempre accade bisogna guardare i dettagli dettagli e le intenzioni.

Una campagna ben confezionata

La massiccia campagna è accompagnata da uno storytelling accattivante: sondaggi tra i genitori, materiale informativo in 27 lingue, e persino una lettera aperta firmata dai responsabili europei di Meta. Il messaggio è chiaro: “Aiutiamo le famiglie, rendiamo internet più sicuro per i giovani, agiamo a livello normativo per una tutela armonizzata in tutta Europa.”

Instagram afferma:
“Questo aiuterebbe i genitori a prendere decisioni più consapevoli e a garantire che gli adolescenti possano vivere esperienze online adeguate alla loro età.”

Una dichiarazione che suona come un invito al buon senso. Ma qui non stiamo parlando solo di principi, bensì di responsabilità e quella, Instagram sembra volerla spostare altrove.

La delega della responsabilità sull’accesso dei minori ai social

La questione centrale è questa: perché dovrebbe essere l’app store — cioè il punto di accesso — a gestire la verifica dell’età, e non l’app stessa, dove avviene la vera esperienza digitale? Ma soprattutto una volta scarica l’app con l’approvazione dei genitori, quale garanzia c’è che i contenuti somministrati all’interno dell’app siano adeguati ad un pubblico di minorenni. Insomma spostare il controllo al momento dell’accesso non significa necessariamente tutelare i giovani da contenuti inappropriati, non può in alcun modo scaricare la responsabilità di chi crea i feed.

La proposta di Meta appare più come una strategia utilitaristica che una reale presa di coscienza. Delegare agli store di sistema la verifica dei dati è un modo elegante per dire: “Non è più compito nostro”.

Instagram, da parte sua, offre già alcune funzionalità di supervisione parentale. Ma il fatto che chieda un intervento “a monte” rivela una certa resistenza ad assumersi il peso — anche tecnico e legale — di un controllo interno più rigoroso.

I paradossi della proposta di Instagram che chiede che gli App Store verifichino l’età

Il paradosso è evidente: la richiesta di norme più stringenti arriva da una delle aziende che più ha beneficiato di un’adozione precoce delle sue piattaforme da parte di giovanissimi. Instagram ha costruito parte del suo successo proprio sulla fascia d’età che oggi, improvvisamente, diventa oggetto di protezione.Certo, il contesto è cambiato. Ma rimane la domanda: la protezione serve davvero a tutelare i minori, o a proteggere Meta dalle accuse future?

Inoltre, ci sono limiti tecnici e culturali. La verifica dell’età da parte degli app store può rallentare il processo di download, creare un sovraccarico per i genitori — chiamati a confermare ogni singola app — e soprattutto, non garantisce che l’esperienza all’interno dell’app sia realmente sicura o adatta. Il pericolo non è nel download, ma nel feed.

Verificare l’età significa raccogliere dati sensibili. Farlo a livello di app store implica un maggiore coinvolgimento di Apple, Google e altri player. Ma espone anche a nuovi rischi in termini di gestione dei dati personali. Chi custodirà queste informazioni? Come saranno usate? E da chi?

Instagram avrebbe potuto proporre uno standard di sicurezza e controllo direttamente integrato nella sua piattaforma, offrendo alle famiglie un vero strumento educativo e protettivo. Invece, pare preferisca che siano gli altri a costruire le regole.

Una questione di responsabilità condivisa

“Le aziende non dovrebbero affrontare queste sfide da sole”, dice Meta nel suo appello, ed è vero; ma non dovrebbero nemmeno scaricarle.

La protezione dei minori online è una responsabilità condivisa. Ma le piattaforme devono fare la loro parte fino in fondo. Perché se un social network crea l’ambiente in cui i giovani crescono, allora non può limitarsi a chiedere controlli all’ingresso. Deve anche garantire che, una volta dentro, quei ragazzi siano protetti, rispettati e ascoltati.

Forse, più che una norma da app store, servirebbe un nuovo patto educativo, in cui tecnologia, famiglie e istituzioni scrivano insieme le regole. Ma non da dietro uno schermo, guardandosi negli occhi.


Instagram chiede che gli App Store verifichino l’età, sicurezza o delega di responsabilità? - Ultima modifica: 2025-05-19T17:56:43+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

Recent Posts

L’AI di Meta OpenClaw cancella 150 email in 90 secondi: cosa dobbiamo imparare?

OpenClaw, un agente AI interno di Meta, ha cancellato 150 email lavorative di una ricercatrice…

2 ore ago

Trend YouTube 2026: la lettera del CEO Neal Mohan

Per capire i trend YouTube 2026 bisogna leggere tra le righe la lettera del CEO…

2 giorni ago

Maurizio Fraccari, la grazia del manager

La scomparsa di Maurizio Fraccari, responsabile commerciale di Var Group, lascia un segno profondo nel…

3 giorni ago

Dalla Cybersecurity reattiva alla gestione del rischio: la svolta di BlueIT

BlueIT ridefinisce la protezione digitale delle imprese con un approccio proattivo, orientato al rischio di…

3 giorni ago

Sovranità digitale, resilienza e canale: le strategie di Fortinet ed Exclusive Networks

In un contesto geopolitico e tecnologico sempre più instabile, le aziende sono chiamate a ripensare…

4 giorni ago

Chi vincerà Sanremo 2026: la classifica secondo i social

Chi vince Sanremo? La classifica social di Sanremo 2026 è cruciale per il successo degli…

5 giorni ago

Digitalic © MMedia Srl

Via Italia 50, 20900 Monza (MB) - C.F. e Partita IVA: 03339380135

Reg. Trib. Milano n. 409 del 21/7/2011 - ROC n. 21424 del 3/8/2011