Bloccate immediatamente il SISTRI”: questo l’appello di Assintel, l’Associazione nazionale delle imprese ICT di Confcommercio, a Matteo Renzi e al Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, ai quali è già stata inviata una lettera che attende risposte.
Gli ultimi 4 arresti, dopo i 22 già avvenuti l’anno scorso, parlano chiaro: il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti è marcio. Serve fare pulizia e ripartire in modo onesto, seguendo le linee d’azione e di buon senso già tracciate dal 2011 dalle associazioni di categoria, ma restate inascoltate perché non in linea con il sistema criminoso che vi stava dietro.
Il vespaio scoperto dalla Procura di Napoli sta dando i suoi primi frutti, il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo ha risposto in Aula ad un’interrogazione del Movimento 5 Stelle e l’esecutivo sta valutando di interrompere l’accordo con la società Selex. Fatta pulizia, però, occorre anche ripartire col piede giusto, perché l’Italia ha estremo bisogno di un sistema di controllo della filiera dei rifiuti che sia efficiente, che garantisca una governance a rispetto delle normative e che impedisca alle ecomafie di trarre profitti.
SISTRI ora va bloccato e riprogettato, facendo tesoro di tutto il lavoro messo in campo nei Tavoli ministeriali a cui Assintel ha partecipato. Il nodo centrale da sciogliere è il rischio di monopolio, che andrebbe a stroncare le tante software house che già lavorano nel settore; occorre invece garantire chi lavora nel campo con l’implementazione di un sistema di interoperabilità dei loro software, a rispetto del protocollo d’Intesa firmato con Ministero dell’Ambiente già nel 2011. Oggi è chiaro perché esso è rimasto disatteso: lo scopo era quello di eliminare definitivamente le software house dal mercato e imporre l’obbligo del sistema SISTRI, e dei relativi contributi economici implicati, favorendo società compiacenti.
A questo punto occorre ripartire dai dati tecnici e dal Protocollo d’intesa: gli slogan di chi non è competente in materia creano solo confusione. Rispondiamo con ciò all’intervento del Segretario Nazionale Uilm Giovanni Contento, che evidentemente non è stato ben informato dai suoi tecnici: non si può attivare un sistema che non funziona e che danneggia le imprese, obbligate ad un doppio regime inutile e deleterio, ad investire in corsi di formazione senza finalità e a ridurre i loro margini operativi a causa di un sistema fallimentare e macchiato dall’illegalità che invece avrebbe dovuto combattere.
La parola ora al ministro Galletti, che siamo certi darà risposte in tempi brevi alla nostra lettera e soprattutto a questo disastro.
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