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È un’invasione. Anche quando sembra di navigare in un porto sicuro si può essere esposti a grandi minacce. Le tecniche di attacco sono ormai silenziose: i criminali digitali non vogliono fare rumore e cercano di sfruttare ogni pc (ed ora ogni telefonino) connesso in rete per rubare informazioni o come membro inconsapevole del loro esercito. Sì, perché l’attività più diffusa è quella di creare botnet, reti di computer da comandare per sferrare attacchi, e il metodo più efficace per reclutarli è spargere malware sui siti web per prenderne il controllo quando serve.
Google è impegnata nella lotta a questo tipo di “infezione” e ha lanciato il programma “Navigazione Sicura” che analizza milioni di siti. L’Italia è al primo posto (a pari merito con Germania, Polonia, Cina e Tailandia) in questa ingloriosa classifica: nel 2013 ben il 9% dei siti conteneva malware o era una “base di attacco”.
Siamo invece all’ottavo posto per il numero di campagne spam partite da server nel nostro territorio. La classifica, stilata da “The Honey Pot Project”, vede al primo posto la Cina con il 10,1%, seguita da Brasile e Usa.
L’HE Index (http://globalsecuritymap.com) misura invece una serie di attività malvagie svolte: oltre a spam e malware anche phishing, botnet e attacchi mirati, insomma un indice generale della cyber-criminalità. L’Italia è 31a in questa classifica con 118,6 punti; al primo posto per pericolosità si trova la Russia con 359,3.
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