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Nuovo Louis Vuitton Tambour 2019, lo smartwatch di lusso

Il nuovo Louis Vuitton Tambour 2019, lo smartwatch di lusso, ora utilizza il nuovo chip di Qualcomm, più potente, più versatile, sempre molto costoso.

Nuovo Louis Vuitton Tambour 2019

Louis Vuitton ha aggiornato il suo stravagante sistema operativo Wear con il nuovo chipset di Qualcomm per wearable. Il nuovo smartwatch Louis Vuitton Tambour Horizon è adesso dotato dello Snapdragon Wear 3100, il chip su cui Qualcomm ha lavorato per anni con l’aiuto di Google. Una delle nuove caratteristiche del chip è una durata della batteria migliore, infatti il nuovo Tambour può durare un giorno intero e fino a cinque giorni aggiuntivi se lo si utilizza solo per visualizzare l’orario.

Nuovo Louis Vuitton Tambour 2019, caratteristiche

I designer hanno inoltre dotato il dispositivo di uno schermo migliorato che vanta una definizione più alta rispetto alla versione precedente. Inoltre, il modello viene fornito con un nuovo anello di 24 ore che ha un indicatore giorno/notte visibile anche in modalità ambiente. La modalità ambiente è una delle nuove funzionalità del Wear 3100: mostra l’orario e le informazioni come la frequenza cardiaca o il conteggio dei passi sullo schermo utilizzando meno energia di quella che utilizzerebbe l’orologio se completamente attivo, a tutta potenza.

Nuovo Louis Vuitton Tambour 2019, prezzo

Oltre ad aggiornare il design e i colori del Louis Vuitton Tambour Horizon con il nuovo chipset, è stato anche aggiunta un’opzione in ceramica bianca. Sfortunatamente, la compagnia di lusso non ha ancora rivelato la sua disponibilità o il prezzo, ma è indubbio che non sarà economico. La vecchia versione costa almeno € 2.500 e questo nuovo modello sarà probabilmente altrettanto costoso, o più.


Nuovo Louis Vuitton Tambour 2019, lo smartwatch di lusso - Ultima modifica: 2019-01-04T13:18:25+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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