Categories: Hardware & Software

Il futuro digitale dell’informazione passa dall’Italia e dal suo software

Il sistema per la pubblicazione di contenuti dell’azienda lombarda EidosMedia l’ha resa famosa in tutto il mondo, ecco come…

di Lino Garbellini

Come fa un’azienda italiana a diventare un caso internazionale d’eccellenza imprenditoriale? Per di più in un mondo come quello dell’editoria in cui tranelli e incognite non mancano.
La risposta è data da una serie di ingredienti: capacità di arrivare prima degli altri, contatti giusti e, naturalmente, le competenze.
Stiamo parlando della milanese EidosMedia che vanta sedi sparse in tutto il mondo e, tra i suoi clienti, annovera nientemeno che il Washington Post, il New York Post ed il Wall Street Journal.
“L’azienda è nata nel 1999 assieme a Méthode, il nostro sistema per la pubblicazione di contenuti che è stato concepito per essere il più neutro possibile, all’inizio era un Cms, ma poi lo abbiamo esteso ad altri canali” ci spiega Massimo Barsotti (Chief Marketing Officer di EidosMedia), “i soci fondatori erano cinque, tutti provenienti da una multinazionale, una società troppo grande per rispondere alle nuove esigenze dei media che già alla fine del vecchio millennio cominciavano a cambiare”.

Crescita costante
Con un fatturato consolidato (2013) di circa 36 milioni di euro, EidosMedia oggi lavora con oltre 70 gruppi editoriali in tutto il mondo. Méthode è utilizzato quotidianamente da circa 20.000 giornalisti per creare 600 testate e 200 siti Internet in cinque continenti.
A Milano nella sede principale lavorano circa un centinaio di persone, in quella di New York una ventina, anche nelle location all’estero i lavoratori sono per la maggior parte italiani.
“È stata una grossa scommessa, EidosMedia ha avuto da subito un imprimatur internazionale grazie al know how e ai rapporti professionali che i soci avevano già in precedenza” racconta Gabriella Franzini (Chief Executive Officer, nella foto).

Modulare e adatto ai tempi
“Per il futuro vogliano sviluppare delle app che parlino con Méthode. In questi anni, partendo dal nucleo centrale della piattaforma, abbiamo aggiunto dei pezzi in base alle diverse esigenze editoriali, queste sono cambiate in relazione alle tecnologie disponibili. Ora abbiamo una soluzione completa e versatile che siamo intenzionati a tenere aggiornata” dichiara Barsotti.
Méthode deve il suo ambizioso nome al Discorso sul Metodo di Cartesio, rispetto ai concorrenti la sua carta vincente risiede nell’impostazione neutrale per la creazione di contenuti, unitamente all’utilizzo di tecnologie web, in altre parole la versatilità è quello che lo ha reso così popolare e in linea con i cambiamenti dell’editoria degli ultimi anni.
Con Méthode è possibile utilizzare un unico sistema informativo in grado di agire
su tutti i canali di comunicazione, avere un’efficiente organizzazione di ogni genere di contenuto (testi, immagini, video, pagine e documenti Office), oltre alla possibilità di integrarsi con altre soluzioni e il supporto per il lavoro in simultanea su uno stesso testo.
“Siamo cresciuti anche in questi anni complicati perché forniamo agli editori una soluzione che permette di superare la crisi con una pubblicazione multicanale, ottimizzando il flusso di lavoro e riducendo i costi”, precisa Gabriella Franzini, “con il cambio di paradigma carta-digitale, l’offerta si modifica, la redazione è il vero asset, è importante che tutti i giornalisti pensino in un’ottica cartacea. La nostra piattaforma offre una fruizione semplice, sia per leggere e sia per impaginare”.
Il prodotto di EidosMedia è già maturo per i social media, gli sviluppatori hanno esteso la piattaforma in modo da renderla più vicina possibile alle contemporanee esigenze editoriali, sono comprese anche interazione con gli strumenti di Google destinati a blog e siti.


Il futuro digitale dell’informazione passa dall’Italia e dal suo software - Ultima modifica: 2014-08-22T08:04:56+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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