Al giorno d’oggi puoi cercare su Google informazioni su qualsiasi cosa e presto la lista potrebbe includere anche la propria data di morte, Google predice la morte e non sbaglia, praticamente mai. Il gigante della tecnologia ha stretto una partnership con la Stanford University per aiutare a testare un nuovo sistema informatico basato sull’intelligenza artificiale, per prevedere quando i pazienti ospedalieri moriranno. Anche se sembra un po’ macabro, si tratta di una ricerca significativa, che può aiutare i medici nel loro lavoro.
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Usando l’intelligenza artificiale, la tecnologia in fase di test, dicono alcuni tecnici che ci lavorano, ha un’accuratezza fino al 95%.
Funziona inserendo dati personali, come età ed etnia, che vengono poi combinati con dati ospedalieri come i segni vitali e qualsiasi diagnosi precedente.
Con l’utilizzo continuativo, il programma dotato di AI, diventerà più intelligente nel predire la morte del paziente accuratamente.
“Questi modelli hanno superato in performance i modelli predittivi tradizionali e utilizzati clinicamente in tutti i casi“, ha spiegato Alvin Rajkomar di Google.
Il sistema è stato addestrato attraverso l’analisi di 160.000 cartelle di pazienti adulti e bambini del Stanford e del Lucile Packard Children’s Hospital.
Quando l’algoritmo è stato utilizzato su 40.000 pazienti attuali (è stato chiesto di prevedere quale sarebbe morto nei successivi 3-12 mesi) si è rivelato affidabile nel 90% dei casi.
“La quantità di dati disponibili ci ha permesso di costruire un modello di previsione della mortalità per tutte le cause, invece di essere specifici per malattia o dati demografici”, ha affermato Anand Avati, membro del laboratorio sull’intelligenza artificiale dell’Università di Stanford, secondo quanto riferito dall’ IBTimes.
Kenneth Jung, uno scienziato ricercatore della Stanford University, ha dichiarato: “riteniamo che mantenere la presenza di un medico nel sistema e pensare a questo sistema come un metodo che collega il machine learning al medico sia la strada da percorrere piuttosto che fare ciecamente interventi medici basati su algoritmi. In questo modo ci si fonda su basi più solide sia dal punto di vista etico che della sicurezza”.
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