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Facebook e Instagram chiusi in Europa, cosa c’è di vero?

Facebook e Instagram chiusi in Europa. Una notizia che gira in rete da circa 24 ore e che sta facendo tremare il popolo del web e non solo. Ma cosa sta succedendo e cosa c’è di vero? La risposta potremmo darla probabilmente subito. Non è Meta (Facebook e Instragram) che vuole lasciare l’Europa, ma è l’Unione Europea che non può accettare compromessi sulla protezione dei dati dei cittadini. Evidente quanto la provocazione di Mark Zuckerberg nel gioco dei dati tra Europa e Stati Uniti appaia quasi come un ricattino all’estremo.

Ma vero è che il nodo resta sulla concessione di trasferire, conservare e utilizzare i dati personali degli utenti europei sui server negli Stati Uniti. Al netto della possibilità reale che l’azienda con sede a Menlo Park possa davvero permettersi di dire addio a una fetta di mercato pari a 309 milioni di utenti su Facebook e oltre 130 milioni su Instagram, va quindi completamente ribaltato il punto di vista. Bruxelles non può accettare compromessi sul trasferimento di dati personali in Paesi con cui non ha stabilito accordi di adeguatezza in linea con il Regolamento Generale per la Protezione dei Dati (GDPR).

Facebook e Instagram chiusi in Europa, come si risolverà la diatriba?

Al centro dello scontro c’è dunque fondamentalmente il trattamento dei dati personali. Se a Meta non verrà concessa l’opzione di trasferire, conservare e usare i dati dei suoi utenti europei sui server americani allora il colosso potrebbe essere costretto a chiudere alcune delle sue attività in Ue.

Non abbiamo assolutamente alcun desiderio e alcun piano di ritirarci dall’Europa” – riferisce un portavoce di Meta che prosegue – “Le aziende fondamentalmente hanno bisogno di regole chiare e globali per proteggere a lungo termine i flussi di dati tra Stati Uniti ed Ue, e come più di 70 altre aziende in una vasta gamma di settori, mano mano che la situazione si evolve, stiamo monitorando da vicino il potenziale impatto sulle nostre operazioni europee“.

Semplicemente Meta, come molte altre aziende, organizzazioni e servizi – aggiunge il portavoce della società – si basa sul trasferimento di dati tra l’Ue e gli Stati Uniti per poter offrire servizi globali. Come altre aziende, per fornire un servizio globale, seguiamo le regole europee e ci basiamo sulle Clausole Contrattuali Tipo (Standard Contractual Clauses) e su adeguate misure di protezione dei dati“.

A una richiesta di chiarimento sostanziale, il vicepresidente di Meta per gli affari globali, Nick Clegg, ha auspicato che il legislatore europeo adotti un “approccio pragmatico e proporzionato” per impedire che “migliaia di aziende, compresa Facebook, subiscano gravi danni“. Ed è evidente quanto a temere Facebook e Instagram chiusi in Europa non siano certo in primis utenti “comuni mortali”, che perderebbero si l’utilizzo degli amati social network, ma non chiaramente denaro e piani su cui hanno fondato il loro business sul traffico e la pubblicità su Facebook e Instagram.

In risposta a Meta, dalla Commissione UE, non è arrivata una comunicazione diretta alla provocazione della società di Menlo Park, ma il portavoce Eric Mamer ha messo in chiaro che “l’Unione Europea stabilisce la sua legislazione tenendo conto dei valori comuni, degli interessi dei consumatori e dei cittadini” e che nella definizione dei regolamenti agisce “autonomamente rispetto ai punti di vista espressi dagli operatori economici”.

C’è da dire infine che con l’amministrazione del presidente democratico, Joe Biden, si sono intensificati i contatti per trovare un nuovo quadro sullo scudo per la privacy conforme a quanto stabilito dalla Corte UE. Ma ci sarà tanto da lavorare e discutere. Attendiamoci mesi davvero caldi.


Facebook e Instagram chiusi in Europa, cosa c’è di vero? - Ultima modifica: 2022-02-08T11:01:41+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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