L’intervista a ‎Stefano Venturi , Corporate Vice President e Amministratore Delegato del gruppo Hewlett Packard Enterprise in Italia.

Siamo nell’era dell’economia delle idee. La tecnologia ha dato alle persone gli strumenti che consentono anche alle imprese più piccole di competere con le multinazionali. “La prossima innovazione che spazzerà via interi mercati – ha raccontato Stefano Venturi, Amministratore Delegato di  Hewlett Packard Enterprise Italia – può arrivare da una impresa fatta di 3 persone. La tecnologia è a disposizione di tutti nella stessa maniera a costi estremamente abbordabili. La mission di Hewlett Packard Enterprise è quella di aiutare le imprese e le persone ad affrontare la digital transformation in atto”. In pratica si tratta di dare alle nuove imprese, alle start-up, la capacità elaborativa che prima era a disposizione solo delle grandi multinazionali, che potevano investire milioni di euro e allo stesso tempo dare alle grandi multinazionali la flessibilità tipica delle piccole realtà imprenditoriali. Un cambiamento che HPE ha sperimentato prima di tutto su se stessa.

 

In che modo è cambiata, se è cambiata, Hewlett Packard Enterprise dopo la scissione?

Abbiamo vissuto un cambiamento radicale molto importante: HP si è divisa in due aziende, diverse, con azionariato separato. Sono entrambe vere e proprie “public company”, nell’accezione americana del termine: aziende pubbliche in mano agli investitori. Una ha preso il nome HP e si occupa di tutto ciò che sta attorno alla scrivania, più stampa di grande formato e – tra poco – stampanti 3d. Noi di Hewlett Packard Enterprise abbiamo mantenuto i nomi dei fondatori, per esteso, con l’aggiunta della parola “enterprise” e ci occupiamo di tutte le tecnologie che stanno dentro e attorno ai data center: server, storage, software e servizi. Abbiamo cambiato logo, lasciando quello vecchio all’altra azienda che ne aveva più bisogno di noi, in quanto i suoi device sono su tutte le scrivanie.

L’Italia si trova in un momento in cui “trasformazione” sembra essere la parola chiave. Cosa sta facendo Hewlett Packard Enterprise per aiutare le imprese in questa trasformazione?
Stiamo vivendo la terza grande rivoluzione digitale: la prima è stata negli anni ’90 con l’avvento del world wide web, che ha portato alla disintermediazione del rapporto tra le persone; la seconda è quella, a metà degli anni 2000, legata all’avvento dei social network e del web 2.0. Oggi la combinazione tra le tecnologie di big data analytics e la capacità illimitata di potenza elaborativa che ci può dare il cloud porta una miscela esplosiva. La potenza elaborativa può essere anche on demand, da usare all’occorrenza, con fondi relativamente limitati. Siamo nell’era che il nostro Ceo, Meg Whitman, ha definito essere quella “dell’economia delle idee”. Anche chi non ha a disposizione risorse economiche enormi può essere dirompente, cambiare la partita, partendo da mezzi limitati e accorciando il time to market.
Hewlett Packard, dividendosi, ha voluto focalizzarsi sul cambiamento in atto, per aiutare le aziende ad affrontare questa grande trasformazione. Non per sopravvivere, ma soprattutto per espandere il loro business e farlo diventare rilevante.

Quali sono i focus di Hewlett Packard Enterprise?
La nostra strategia poggia su quattro pilastri. Il primo è quello sulla sicurezza, ambito in cui stiamo investendo tantissimo. Il secondo è legato al patrimonio dell’area big data e ai software di analisi, che usiamo sia nell’ambito della cyber security sia in quello business, per capire le esigenze dei clienti e anticipare le loro esigenze. Puntiamo a trasformare l’IT in un’infrastruttura ibrida avanzata e, quarta area di focus, ad abilitare il lavoro in mobilità e rendere le persone in grado di essere efficienti e produttive anche fuori dai muri del proprio ufficio. Alcune importanti acquisizioni, tra cui quella di Aruba Networks, ci hanno fornito ulteriori competenze.Stefano Venturi HPE

Digital Transformation e industry 4.0: qual è il ruolo di HPE in Italia?
Stiamo investendo in tecnologie e competenze, abbiamo un centro di sviluppo software italiano che lavora da circa dieci anni a importanti progetti europei, ha capitanato l’innovazione, accanto ad altri centri di ricerca, per un investimento di oltre 200 milioni di euro. Abbiamo un know how specifico su IoT, sulle smart cities e sul manufactory 4.0. Nel nostro hub a Cernusco Sul Naviglio creiamo software interni oppure replichiamo progetti di altri Paesi adattandoli alla realtà italiana.

L’approccio “open” vi contraddistingue sul mercato
Proponiamo infrastrutture basate su standard di mercato aperti, con una grande flessibilità e il vantaggio di diminuire notevolmente i costi di gestione. Siamo stati i primi a portare Linux nei grandi server. Oggi stiamo affrontando la frontiera dell’open stack, nuovo standard che combina il software a una base server Linux, permettendo di creare data center, cloud e smart grid. La potenza elaborativa può essere usata a seconda delle proprie esigenze, a questo proposito abbiamo in serbo una serie di annunci importanti. Puntiamo a ottimizzare la capacità non utilizzata dei data center, che oggi sono usati in media al 20-40% delle loro possibilità, si raggiunge il 100% solo nel momento di picco. La smart grid permette di dimensionare la capacità elaborativa basandosi sulla mole “normale” di lavoro e comprare potenza aggiuntiva in caso di reale esigenza.

Stefano Venturi HPE

Avete promosso il consorzio europeo Cloud 28+, di cosa si tratta?
Cloud28+ è una community di organizzazioni commerciali e pubbliche che ha lo scopo di espandere l’adozione dei servizi cloud in Europa, alla quale stiamo facendo aderire tutti i nostri clienti che adottano questa tecnologia. L’obiettivo è quello di rendere l’adozione del cloud economicamente vantaggiosa, permettendo alle aziende europee di individuare facilmente i servizi adatti alle proprie specifiche esigenze di business. I clienti Cloud28+ possono impostare la ricerca in base alla dislocazione del data center o al provider che eroga il servizio cloud richiesto, così da assicurare la conformità alle normative locali e alle policy aziendali. Tanta potenza a poco costo.
In supporto a questo, stiamo realizzando un app store enterprise centralizzato, per installare applicazioni business in pochi minuti, da qualsiasi parte ci si trovi, in ogni data center. È la messa in pratica dell’economia delle idee.

 

Quali sono le collaborazioni in corso con le istituzioni?
Stiamo lavorando per rendere la scuola digitale, che non significa portare i tablet in classe ma lavorare su temi più alti, modificando la gestione delle infrastrutture e cambiando i programmi educativi.
Due anni fa, in collaborazione con The European House Ambrosetti, abbiamo condotto uno studio sull’education del XXI secolo, i cui risultati sono stati sottoposti al Ministero e diffusi nelle scuole. Abbiamo avviato una collaborazione con il Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) per la gestione delle piattaforme software, ad esempio abbiamo reso digitale la distribuzione online dei testi degli esami di maturità, l’iscrizione online alle scuole, l’assegnazione degli incarichi agli insegnanti, il pagamento degli stipendi dei supplenti, ecc, accorciando i tempi e portando l’innovazione dentro la macchina scolastica.
Stiamo inoltre favorendo il volontariato dei nostri dipendenti, che hanno a disposizione fino a 60 ore di permesso retribuito per attività pro bono in campo digital. Siamo convinti che il Rinascimento digitale parta da ognuno di noi, che si possa essere utili e innovare allo stesso tempo la società.

 

Stefano Venturi (HPE): la tecnologia ai tempi dell’economia delle idee ultima modifica: 2016-04-13T15:41:53+00:00 da Cecilia Cantadore
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