La tecnologia applicata alla realtà riesce ad ampliare le informazioni sul mondo che ci circonda: in questo articolo cos’è la realtà aumentata, come funziona, ed esempi dei suoi molteplici campi di utilizzo.

Realtà aumentata HoloLens

Ricostruzione grafica degli ologrammi di HoloLens, il visore AR di Microsoft

Sebbene abbia trovato terreno fertile per sviluppi ed applicazioni solo di recente, la realtà aumentata affonda le sue radici nei lontani anni ‘60: ma cosa si intende con la dicitura realtà aumentata, e in che cosa può servirci come ausilio quotidiano?

Cos’è la realtà aumentata

Era il 1962, quando un regista di nome Morton Heilig brevettò quella che possiamo considerare come la forma primordiale dei dispositivi per la realtà aumentata: una speciale cabina che permetteva di godere di (quasi) tutti i sensi durante la visione di un film.
Sensorama, questo il nome dell’apparecchio, era infatti una macchina capace di mostrare immagini stereo 3D, di trasmettere vibrazioni e soffiare vento, ma anche di emanare profumi o odori per offrire allo spettatore un’esperienza immersiva a tutto tondo.

Da molti intesa come la prima forma di realtà aumentata – in quanto permetteva allo spettatore di beneficiare di informazioni aggiuntive di tipo olfattivo e tattile –, questa invenzione non trovò il riscontro adatto per l’epoca, e il progetto finì per essere interrotto nel suo sviluppo.

Al giorno d’oggi, per realtà aumentata si intende l’arricchimento della percezione della realtà, con l’acquisizione di informazioni aggiuntive sull’ambiente circostante attraverso l’utilizzo della tecnologia.

Ad oggi, l’Augmented Reality (AR) viene considerata più nel suo animo digitale: nel concreto, si tratta di grafica virtuale che, grazie all’azione di un dispositivo tecnologico, si sovrappone all’ambiente reale e lo impreziosisce di informazioni aggiuntive.

Realtà aumentata: esempi ed applicazioni

Ma come possiamo avere esperienza della realtà aumentata?

Fanno uso della realtà aumentata diversi videogiochi, ma anche aziende dedicate all’arredamento casa, oppure viene impiegata nella strumentazione dei piloti aerei, o ancora nelle applicazioni dedicate al settore turistico.

In passato si è parlato tanto di Pokémon Go, un videogames lanciato nell’estate del 2016 sui digital store delle app per smartphone (e tablet), che rivoluzionò il settore. Il motivo è presto detto: il videogioco permette al player di uscire dal recinto chiuso delle cornici del device, ma al contrario lo “obbliga” ad interagire con l’ambiente esterno e la realtà circostante per la  ricerca dei Pokémon mancanti.

Il funzionamento è tanto semplice quanto geniale: attraverso l’utilizzo di uno smartphone, il giocatore partecipa ad una caccia al Pokémon direttamente tra le strade, con una sapiente combinazione dell’azione della fotocamera del device e della ricostruzione grafica dei mostriciattoli fantastici.

Chi gioca la partita deve quindi inquadrare quel che lo circonda con la fotocamera dello smartphone: il risultato sarà una sovrapposizione della grafica virtuale del gioco su quanto di vero viene visualizzato dall’obiettivo nel mondo reale.

Negli ultimi tempi, anche le aziende che si occupano dell’arredo casa si sono evolute e, per mostrare ai clienti come sarà composto l’arredo scelto con cura sui cataloghi, vanno oltre alla semplice ricostruzione al computer. Il cliente viene infatti sottoposto alla ricostruzione della stanza che vuole arredare indossando uno speciale visore AR, grazie al quale ai movimenti del capo corrisponderanno le immagini ricostruite della casa arredata, e la percezione del soggetto di trovarsi realmente al centro della stanza già ammobiliata.

Inoltre, la realtà aumentata è da molti anni a disposizione dell’aeronautica, che riesce a dotare i suoi piloti di occhiali speciali: questi ultimi permettono di guidare il velivolo aereo ottenendo i dettagli necessari nel proprio campo visivo, ma senza staccare lo sguardo dalla traiettoria giusta.

Infine, è possibile sperimentare la realtà aumentata anche attraverso applicazioni per smartphone che consentono di ricevere informazioni su uno specifico monumento, fornendo dettagli sui siti storici, solo puntando il monumento con la fotocamera dello smartphone.

Come funziona l’AR

A differenza della realtà virtuale, dove l’utente viene immerso in toto in un ambiente ricostruito con grafica virtuale, l’incremento delle informazioni a disposizione di chi usufruisce della realtà aumentata è dato dalla sovrimpressione di un layer sull’ambiente reale.

La realtà aumentata, quindi, presenta una base reale che, attraverso il filtraggio con appositi dispositivi, restituisce un’immagine arricchita di nozioni preziose.
Il device può essere:

  • Uno smartphone;
  • Un tablet;
  • Una webcam collegata ad un pc.

L’obiettivo della fotocamera o della webcam, dunque, funge da periferica che acquisisce informazioni sull’ambiente reale, mentre il cervello dello smartphone, del tablet, o il pc elabora la grafica da sovrapporvi con le nozioni ricercate.

Nello specifico, per beneficiare della realtà aumentata è necessario un programma o un’applicazione dedicata all’AR, che riesce a mappare in real time lo spazio effettivo, aggiungendo un layer specifico.
L’elaboratore, che agisce mediante software, è in grado di riconoscere l’ambiente individuando punti fissi e creando una mappa dello stesso. Su questi punti, poi, agiranno degli algoritmi ricostruendo gli oggetti virtuali da presentare nel campo visivo dell’osservatore, sfruttando un sistema di tracking per orientarsi all’interno dello stesso ambiente mantenendo le creazioni virtuali.
Ecco come mai quando si osserva il risultato di un’applicazione di realtà aumentata è possibile effettuare movimenti del capo o del corpo, a seconda del programma, avendo la reale percezione del movimento nell’ambiente che cambia a seconda dello spostamento.

I visori della realtà aumentata

Oltre all’utilizzo di smartphone, pc e tablet, è possibile avvalersi dell’arte della realtà aumentata attraverso l’impiego di dispositivi indossabili. Il primo prototipo in questo senso risale addirittura al 1966, quando lo scienziato Ivan Sutherland riuscì a mettere a punto i primi occhiali per la realtà virtuale.
Ai giorni nostri, l’esempio più efficace è quello dei famosi – e sfortunati – Google Glass: speciali occhialini dotati di un minuscolo display sulla lente destra che è capace di riportare informazioni su ciò che si sta guardando, come indicazioni stradali, condizioni e previsioni meteorologiche, e tanto altro.

Ancora di più è stato fatto da Microsoft che con i suoi HoloLens, seppur ancora in fase sperimentale, è riuscita a dare nuova dignità agli occhialini intelligenti.
Attraverso un insieme di ologrammi, infatti, gli HoloLens sono in grado di mostrare ricostruzioni grafiche integrate nella realtà dinanzi all’osservatore. Il risultato è che con gli HoloLens si possono realizzare progetti in 3D, oppure si può giocare stando al centro del gioco allestito virtualmente nel proprio salotto, o ancora seguire le indicazioni di un tecnico per effettuare delle riparazioni da remoto.

Realtà aumentata: cosa sapere sulle moderne tecnologie ultima modifica: 2018-03-11T07:01:28+00:00 da Maria Grazia Tecchia
Depositphoto Agosto 2018

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