È stato un grande evento quello organizzato a Roma dall’Agenzia per l’Italia Digitale in occasione della presentazione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali 2015 al Miur. Un progetto di AICA, Assinform, Assintel e Assinter Italia, in collaborazione con AgID, che pone al centro della riflessione il tema della Cultura Digitale e il suo ruolo nell’ecosistema italiano. Ai partecipanti è stato distribuito il volume “Osservatorio delle Competenze Digitali 2015”, che i lettori di Digitalic trovano allegato a questo numero. Approfondisce i temi della trasformazione digitale e del mercato del lavoro ICT, presentando i dati e i trend legati alle competenze e al mondo della formazione. Ecco una sintesi della visione delle più importanti istituzioni di settore.

Antonio Samaritani, direttore AgID

Quella delle competenze digitali è una sfida per l’Italia che può definirsi realmente strategica: il ritardo del nostro Paese in quanto a innovazione diffusa (e alle competenze di cui essa necessita) è sotto gli occhi di tutti. Il rapporto dell’Osservatorio richiama i numeri di questo deficit, soffermandosi sul fabbisogno di nuove competenze, nonché sugli interventi di policy nel settore formativo e in ambito retributivo.
AgID si è data una strategia che guarda alle competenze digitali non come a un programma a sé ma come a una linea di intervento trasversale a tutti gli altri interventi del programma Crescita Digitale. Se si pensa che nell’arco di due anni tutte le PA dovranno rendere i loro servizi online accessibili con medesima credenziale, favorendo quindi la facilità d’uso da parte dei cittadini e delle imprese, si comprende bene quanto l’investimento attuale sulle competenze digitali sia la chiave di volta di tutte le iniziative messe in campo. Rilanciando e allargando la cornice del progetto europeo “Grand Coalition for Digital Jobs” della quale è referente italiano, AgID sta dedicando tempo ed energie a creare partenariati e a coordinare progetti attivi sul territorio nazionale.
AgID vuole simbolicamente raccogliere il Paese digitale diventandone la cassa di risonanza e il moltiplicatore di efficacia, creando una rete di condivisione e di valorizzazione utile per il successo di nuove iniziative a largo spettro.

Damien Lanfrey, Consigliere del Ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca (MIUR),
Ha presentato il Piano Nazionale per la Scuola Digitale (PNSD) che è il documento di indirizzo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per il lancio di una strategia complessiva di innovazione della scuola italiana e per un nuovo posizionamento del suo sistema educativo nell’era digitale. È un pilastro fondamentale de La Buona Scuola (legge 107/2015), una visione operativa che rispecchia la posizione del Governo rispetto alle più importanti sfide di innovazione del sistema pubblico: al centro di questa visione, vi sono l’innovazione del sistema scolastico e le opportunità dell’educazione digitale. Si compone di 35 azioni, 10 delle quali già lanciate. “Le altre verranno lanciante entro quest’anno” ha sottolineato Lanfrey.

Bruno Lamborghini, presidente AICA

Finalmente anche in Italia, dopo anni di scarsa attenzione, sta crescendo la consapevolezza del ruolo fondamentale e trainante delle tecnologie digitali nella scuola, nelle amministrazioni, nelle imprese e soprattutto nella politica di governo, che ora sta intensificando l’impegno sull’Agenda Digitale verso l’attuazione che auspichiamo avvenga nel corso dei prossimi mesi della SPID, del Login, dell’Anagrafe unica, del Fascicolo sanitario elettronico. Si sta finalmente iniziando a comprendere che non è più sufficiente parlare di informatica come servizio accessorio, ma il digitale diviene componente trasversale in ogni attività e fattore di sviluppo allo stesso livello, o forse di più, dei fattori classici di capitale e lavoro. Si tratta di una vera mutazione antropologica e sociale, quale forse non è mai avvenuta sinora nella storia umana, con caratteristiche uniche: una diffusione a livello planetario e una velocità tale da rendere molto difficile l’adeguamento dei processi di cambiamento culturale, sociale e organizzativo. Manca però una vera consapevolezza del ruolo decisivo delle competenze digitali. Le analisi mostrano i ritardi nella diffusione di competenze digitali nelle imprese, nelle amministrazioni, nella cittadinanza. È fondamentale superare questo gap a cominciare dalla scuola, creando un collegamento effettivo tra scuola e lavoro. Non è sufficiente costruire reti infrastrutturali, occorrono in parallelo competenze professionali a tutti i livelli, standard, normative e politiche convergenti e sinergiche. Ma vi sono altre importanti carenze da superare, quali la difficoltà di dialogo e di collaborazione tra le diverse forme di innovazione in atto in Italia. AICA sta favorendo l’avvio di un dialogo tra i diversi mondi per far convergere lo sviluppo di competenze digitali attraverso, ad esempio, l’Osservatorio delle competenze per la fabbrica digitale che mette assieme oltre un centinaio di imprese, artigiani, Fab Lab, scuole e l’Osservatorio delle competenze digitali in Sanità. Occorre accelerare la formazione di esperti di IT security, di Data Scientist per la grande trasformazione dell’IoT e dei Big Data e le competenze digitali devono integrarsi con quelle manageriali a tutti i livelli organizzativi.

 

Agostino Santoni, presidente Assinform

Dopo anni di crisi, il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni e contenuti digitali) ha finalmente ha ripreso a crescere. Nel giro di un anno è passato dal -1,4% del 2014 al +1,5% del primo semestre 2015 e, accanto ad una previsione annua 2015 che lo scorso settembre è stata rivista al rialzo dall’1,1 all’1,2%(dato che contiamo presto di confermare a consuntivo) vi è una tendenza per il 2016 che stimiamo del +1,8%. Le componenti più innovative e legate alla digital economy ora fanno crescere l’intero mercato, mentre sino allo scorso anno si limitavano ad attenuarne la caduta. È una risalita sulla quale influiscono solo in parte i timidi, ancorché apprezzabili, accenni di ripresa e l’accresciuto clima di fiducia.
Si inizia infatti a intravedere una maggiore attenzione alle potenzialità offerte dal digitale per innovare servizi, prodotti e processi, attraverso il ricorso al web, al cloud computing, all’Internet delle cose (IOT), alle nuove applicazioni in rete e in mobilità, all’uso dei big data. Tutto bene dunque? No: il nuovo trend è ancora fragile e siamo ancora distanti dalla velocità di trasformazione digitale che occorre per ricuperare il gap che ancora ci separa dagli altri paesi guida, e che condiziona la nostra capacità di competere e creare nuova occupazione. L’Italia soffre ancora di troppe lentezze sul fronte di grandi progetti di stimolo e aggregazione. Le strategie lanciate dal Governo, dal Piano banda ultralarga, alla digitalizzazione della PA, ai piani per la sanità e la scuola digitali, vanno nel verso giusto, ma richiedono accelerazione. Non devono risentire degli stop and go che si manifestano ogni qual volta le contingenze creano difficoltà, come si conviene per i Piani di respiro strategico. Il tema dello sviluppo delle competenze digitali è ancora sottovalutato. La trasformazione digitale, che tanto promette anche al nostro Paese, è condizionata dalla capacità di generare figure professionali qualificate, in grado di misurarsi con gli scenari innescati dai trend più innovativi. Non mancano segnali positivi, ma molto resta da fare. È urgente un’azione condivisa, che favorisca la diffusione della cultura e delle competenze digitali nei diversi ambiti e che scaturisca da un tavolo di confronto tra il Miur e i soggetti promotori dell’Osservatorio.

 

Giorgio Rapari, presidente Assintel Alle aziende ICT servono talenti e competenze digitali per guidare la Digital Transformation, ma tuttora fanno fatica a trovarle: il sistema scolastico “ufficiale”
non le produce, salvo rare eccezioni, perché in Italia abbiamo sempre privilegiato l’accademismo al pragmatismo. Finora il mercato si è arrangiato: abbiamo vissuto decenni “stabili”, le professionalità sono cresciute dentro le aziende e c’erano fondi per la formazione. La rivoluzione digitale ha sparigliato le carte, immettendo scosse di innovazione multiple, simultanee, esponenziali e soprattutto velocissime, a cui il sistema formativo e imprenditoriale fa fatica ad adeguarsi per varie ragioni. La crisi ha minato le risorse economiche interne alle aziende (non parliamo poi di quelle pubbliche!) destinabili a formare e aggiornare i propri talenti: l’Assintel Report rileva almeno dal 2008 un continuo calo anno su anno della spesa in formazione ICT, che è uno dei primi asset che viene tagliato per risparmiare. A ciò va aggiunto, come aggravante, il fatto che nell’ecosistema ICT la dimensione media d’impresa è ridotta: ciò determina un’ulteriore scarsità di risorse, finanziarie, di tempo, di marginalità.
Tutto ciò crea un approccio alla sopravvivenza che esclude una visione sui propri talenti, che andrebbero coltivati perché sono il cuore pulsante dell’economia digitale. Un primo passo in avanti è stato fatto con l’adozione del sistema e-CF: abbiamo mappato le competenze digitali e sappiamo cosa il mercato richiede. Un secondo passo è stato l’introduzione di tali competenze e figure digitali all’interno del contratto di lavoro nazionale del Terziario. Ora la “macchina” è pronta, serve un veloce allineamento del sistema scolastico e universitario. Veloce per me significa mesi, al massimo un anno, perché la tecnologia vola. Ecco perché battiamo il chiodo forte e insistentemente, ecco perché questo Osservatorio sulle competenze digitali, ecco perché questa sinergia, unica nel suo genere, con gli amici di Assinform, Assinter, Aica e AgID.

 

Luca Rigoni, Assinter Italia

Gli obiettivi di sistema dell’Agenda digitale e della Strategia per la Crescita Digitale passano necessariamente per lo sviluppo, diffusione e rafforzamento delle Competenze Digitali. Le sfide programmatiche chiamano in causa in maniera decisiva gli enti del territorio. In questo contesto, le società ICT in house sono pronte a giocare la loro parte, come bracci operativi delle Regioni e Province Autonome, ma anche come cinghia di trasmissione con l’azione del Governo e dell’AgID. Con questo spirito, come soci fondatori, abbiamo rinnovato la partecipazione all’Osservatorio sulle Competenze Digitali: nella convinzione che il grande tema dell’Education sia prioritario e costituisca uno degli elementi fondamentali per innovare. Ben un terzo della forza lavoro nella UE ha competenze digitali insufficienti: si stima che entro il 2020 avremo 800 mila posti di lavoro vacanti nell’ICT. Il 20% dei cittadini europei non ha mai usato internet. Qualunque strategia di rilancio economico e occupazionale non può prescindere da piani formativi per la costruzione di solide competenze digitali.
A livello nazionale, va accolto come esempio positivo il lancio del Nuovo Piano Nazionale Scuola Digitale. Nei territori, le società ICT in house stanno portando avanti vari progetti di prossimità volti a includere e agevolare l’accesso a quell’ampia gamma di servizi di nuova generazione, basati sugli interventi infrastrutturali relativi alla banda ultralarga e alle Ngn. Assinter ha voluto guardare al tema da un duplice punto di vista: da un lato, la necessità di rendere la formazione di alto livello più vicina alle reali esigenze delle società pubbliche ICT; dall’altro, l’esigenza di riorientare le competenze della nostra forza lavoro per renderle coerenti con le sfide dell’innovazione. La nostra risposta alle necessità di formazione di alto livello, specialistica, per il management dell’innovazione della PA è stata la nascita dell’Assinter Academy che promuove, con alcune importanti Università italiane, percorsi di alta formazione, prevedendo anche momenti di collaborazione e condivisione con le imprese di mercato.

 

Damien Lanfrey, Consigliere del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca
Ha spiegato il Piano Nazionale per la Scuola Digitale (PNSD) sottolinenado come ogni nuova iniziativa sul digitale non sarà più condotta su scuole “pilota” ma applicata all’intero sistema scolastico. Il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) è il documento di indirizzo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per il lancio di una strategia complessiva di innovazione della scuola italiana e per un nuovo posizionamento del suo sistema educativo nell’era digitale. È un pilastro fondamentale de La Buona Scuola (legge 107/2015), una visione operativa che rispecchia la posizione del Governo rispetto alle più importanti sfide di innovazione del sistema pubblico: al centro di questa visione, vi sono l’innovazione del sistema scolastico e le opportunità dell’educazione digitale. Prevede 35 azioni di cui 10 già lanciate “Ed entro quest’annno lanceremo tutte le altre” ha sottolineato Lanfrey.

Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting cube

La Digital Transformation, abilitata dalle nuove tecnologie – Mobile, Business Analytics, IoT, Cloud Computing- sta cambiando il modo di fare business e il vivere quotidiano. E di questo, come emerge anche dalla seconda edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, vi è piena consapevolezza da parte delle aziende ICT, delle imprese e delle Pubbliche Amministrazioni. Aziende e organizzazioni pubbliche sono chiamate a promuovere un cambiamento culturale oltre che tecnologico, facendo leva sul rinnovamento delle competenze, dei professionisti ICT ma anche dei lavoratori non specialisti, delle competenze di e-leadership e di quelle per la cittadinanza digitale. Occorrerà rivedere l’ecosistema che ruota intorno all’evoluzione delle competenze, intensificare e rendere flessibili le interazioni tra mondo della formazione e del lavoro, oltre che gli strumenti di apprendimento. In questo ecosistema le Associazioni, sia della domanda che dell’offerta ICT, possono dare sicuramente un supporto di valore. La fotografia che emerge dall’Osservatorio, che ha utilizzato il framework europeo e-CF 3.0 come base di riferimento dell’analisi sul campo, mostra più ombre che luci: uno scenario consapevole dei gap da colmare ma che presenta diverse difficoltà e la mancanza di percorsi evolutivi ben definiti. I risultati evidenziano carenze di competenze non tanto nella gestione operativa, quanto nelle aree che abilitano percorsi di cambiamento in logica digitale (Enable, Manage), più legate alle capacità gestionali e manageriali delle risorse, di anticipare alcune tendenze, di relazionarsi con nuovi interlocutori e attraverso nuove modalità in un contesto che cambia. I profili più critici da reperire sono quelle dei Cio, che evidenzia una difficoltà di governance e di indirizzo delle evoluzioni dei sistemi informativi lato domanda; figure in grado di anticipare e gestire problematiche di sicurezza (ICT Security Manager e Specialist); Enterprise Architect, ovvero chi deve ridisegnare una nuova architettura dei sistemi e farla evolvere nel tempo; Business Analyst, figura che analizza il sistema informativo per migliorare le performance del business; Business Information Manager e Digital Media Specialist. La formazione si concretizza soprattutto nel training on the job (nell’87% delle aziende ICT, l’86% delle aziende utenti e il 72% delle Pubbliche Amministrazioni) e poco significativo è il ricorso a corsi di formazione esterni. Poco strutturate – seppur almeno il 60% di aziende ed Enti dichiarano di avere rapporti continuativi con il mondo accademico – risultano ancora le relazioni con il sistema della formazione e manca una condivisione e una pianificazione congiunta dei corsi di studi, che faccia da ponte tra mondo del lavoro e mondo accademico. Ancora meno diffuse le relazioni con il sistema scolastico e della formazione specialistica: solo il 27,3% delle aziende ICT e il 22% di aziende utenti ed Enti Pubblici hanno rapporti continuativi con gli Istituti Tecnici/Istituti di Scuola di Istruzione Secondaria che trovano riscontro in percorsi di alternanza scuola-lavoro.
Osservatorio Competenze Digitali

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