La società dei robot, nuovi amici o antichi schiavi?
È questo il titolo del quarto appuntamento di #LezioniSulProgresso, l’iniziativa di Fondazione Telecom Italia che mira ad avvicinare le giovani generazioni al mondo della cultura e della ricerca scientifica in un modo nuovo. Un evento che è insieme accademico e pop, un incontro tra un protagonista del mondo della ricerca scientifica e un personaggio dello spettacolo. L’incontro del 25 gennaio al Teatro Palladium di Roma, moderato da Natasha Stefanenko, ha visto protagonisti Giorgio Metta, Direttore dell’iCub Facility all’IIT di Genova ed Elio, cantautore e leader del gruppo musicale Elio e le storie tese.

I tre sul palco si scoprono presto “colleghi”, sono infatti tutti ingegneri; i due ospiti sono ingegneri elettronici, Natasha Stefanenko è ingegnere metallurgico.

Studi simili ma esperienze diverse, come diverse sono le personalità, un mix che rende l’atmosfera interessante, a tratti decisamente divertente. Si parla di robot e subito Elio, rispondendo a una domanda di Natasha Stefanenko, fa una veloce carrellata di ricordi, dalle note di Rock’n’Roll Robot alla trama coinvolgente di Blade Runner, il film in cui robot dalle sembianze umane si interrogano sulla propria vita e identità.
Ma i robot a cosa servono? Esistono diversi tipi di robot sviluppati per diversi usi ed esigenze, come spiega in modo chiaro Giorgio Metta; si va dagli esoscheletri per la riabilitazione o la deambulazione, alle protesi di arti, dai nano robot usati per scopi medici, ai robot umanoidi a comando remoto che possono essere utilizzati in condizioni ambientali ostili all’uomo. Dunque macchine dalle sembianze umane comandate dall’uomo ma Metta va oltre presentandoci iCub, il robot bambino capace di apprendere, di esplorare l’ambiente in cui si muove e di interagire con le persone.

Un progetto “bioispirato”, che ci fa comprendere la complessità e la perfezione della natura. Solo per mantenere l’equilibrio, iCub usa 50 motori; le mani sono gioielli di tecnologia e la sua pelle artificiale, che lo ricopre parzialmente, è dotata di migliaia di sensori. Ed è a questo punto che il religioso silenzio del pubblico viene rotto dall’intervento dissacrante di Elio che propone un uso “alternativo” di robot umanoidi in un prossimo futuro: “iRocco”, robot con doti di amante cibernetico che nulla avrebbe da invidiare all’originale. Elio propone poi una suggestione interessante, che libera l’ingegner Metta dall’inatteso imbarazzo: noi umani siamo condizionati da regole mentre un robot “intelligente” potrebbe essere in grado di uscire dagli schemi creando nuove connessioni, nuove logiche.
In un futuro non lontano i robot vivranno con noi ma per il momento hanno ancora molto da imparare.