Ignite On Tour al Museo della Scienza di Milano, nelle sale dove Leonardo immaginava macchine impossibili, Palo Alto Networks ha disegnato la security del futuro. Annunciato anche il nuovo Country Manager ItaliaFrancesco Seminaroti.
Palo Alto Networks ha messo in scena Ignite on Tour Milano e ha ribaltato un’intera giornata intorno a un’idea che fino a poco tempo fa sarebbe suonata provocatoria: la cybersecurity non serve più solo a proteggere il business, serve a farlo crescere. La sicurezza informatica come volano competitivo, come leva di trasformazione, come condizione senza la quale nessuna azienda può permettersi di innovare davvero.
Alle Cavallerizze del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci,, quattrocento persone ascoltavano un accenno ai robot del gala cinese: goffi nel 2025, quasi umani nel 2026. Un anno di distanza, un abisso di capacità. Se l’AI fisica ha fatto questo salto, cosa è successo a quella software? La platea ha capito al volo dove portava il ragionamento.

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Francesco Seminaroti nuovo Country Manager di Palo Alto Networks
In Palo Alto Networks tutti lo chiamano Franck. Francesco Seminaroti è in azienda da quattro anni, conosce le dinamiche, i clienti, il territorio. Ma Ignite on Tour Milano lo ha visto per la prima volta dall’altra parte: non tra il pubblico, ma sul palco, con la nuova carica di Country Manager Italia appena assunta e una sala piena che lo guardava per capire chi è il nuovo capo e dove vuole portare l’azienda in questo Paese.
Francesco Seminaroti è partito dai numeri per disegnare il futuro della Security: l’AI generativa ha raggiunto un miliardo di utenti in meno di tre anni. Internet ci ha messo ventitré anni per lo stesso traguardo. Il mobile sedici. Sono numeri che non si commentano. Si subiscono.
Ma Francesco Seminaroti non è salito sul palco di Ignite on Tour Milano per spaventare la platea: il suo messaggio è stato un ribaltamento: la sicurezza informatica non è il costo che le aziende pagano per dormire tranquille, è il motore che permette di correre più veloce degli altri, a patto di smettere di pensarla come un centro di costo e iniziare a trattarla come un investimento strategico che abilita la trasformazione digitale invece di frenarla.

“La semplicità è la massima sofisticazione.” La frase leonardesca citata da Seminaroti è diventata il perfetto specchio della platformization promossa da Palo Alto Networks: eliminare la frammentazione, ridurre quelle 83 soluzioni a una piattaforma sola, trasformare la complessità in velocità di risposta.
Poi Seminaroti ha parlato di regolamentazione e l’ha resa interessante. DORA per il settore finanziario. NIS2 per le infrastrutture critiche. Due normative che la maggior parte dei professionisti IT associa a montagne di carta, audit infiniti e costi di adeguamento. Seminaroti le ha ridefinite come leve strategiche, strumenti che portano la cybersecurity direttamente al tavolo del board e che trasformano un obbligo di conformità in un’occasione per ripensare l’architettura digitale dalle fondamenta, perché se il regolatore ti costringe a riprogettare, tanto vale riprogettare bene e non limitarsi a mettere una toppa dove prima c’era un buco.
Più tardi, Fabio Battelli di Deloitte avrebbe chiuso il cerchio con un messaggio netto: la sicurezza non rallenta il business, lo accelera. Chi l’ha capito è già avanti, gli altri lo scopriranno, forse tardi.
Palo Alto Networks Ignite on Tour Milano 2026: i Polycrisis World secondo Reisinger
Helmut Reisinger, CEO EMEA di Palo Alto Networks, ha preso la parola subito dopo Seminaroti per inquadrare il contesto globale con una formula che ha attraversato l’intera giornata: l’idea del Polycrisis World. Geopolitica, AI come vettore di attacco, minacce cyber che richiedono risposte in tempo reale. Tre crisi che si alimentano a vicenda e che nessuna organizzazione può più affrontare con strumenti separati.
I numeri che Reisinger ha messo sul tavolo sono quelli che fanno male: i nuovi attacchi giornalieri sono passati da 2,3 milioni nel 2024 a 8,95 milioni nel 2025, un aumento di quattro volte in dodici mesi. Il tempo di un attacco ransomware è crollato da 48 ore a 25 minuti. Un terzo delle nuove vulnerabilità viene sfruttato entro 24 ore dalla scoperta.
Mentre gli attaccanti corrono con l’AI, le organizzazioni si muovono ancora con una media di 83 soluzioni di sicurezza diverse, fornite da 29 vendor differenti. Reisinger l’ha detto senza mezzi termini: la sicurezza a patchwork non funziona alla velocità dell’intelligenza artificiale. La frammentazione non è solo un problema tecnico, è un rischio esistenziale.
La risposta? Tre parole: platformization, real time, AI-driven. Non tre concetti astratti, tre requisiti operativi senza i quali, secondo Reisinger, qualsiasi strategia di sicurezza è destinata a fallire.
La mappa tecnica: dal quantum alla sicurezza degli agenti AI
Umberto Pirovano ha portato sul palco la mappa tecnica di quello che Palo Alto Networks chiama il futuro della sicurezza. La Network Security Platform unifica hardware, software, SASE e AI Security sotto un unico sistema di gestione, lo Strata Cloud Manager, con l’obiettivo di applicare la stessa protezione ovunque: campus, filiali, lavoratori ibridi, dispositivi IoT, cloud pubblico, applicazioni SaaS e agenti AI.
Il dato che ha fatto alzare più di un sopracciglio riguardava il quantum computing: secondo la timeline presentata da Pirovano, entro il 2029 la crittografia attuale sarà compromessa. Palo Alto Networks ha risposto con quella che definisce la prima soluzione di quantum security end-to-end del settore, articolata in tre fasi: discovery dell’inventario crittografico, protezione quantum-optimized degli asset, accelerazione della migrazione dei sistemi legacy.
Poi c’è Prisma AIRS, la piattaforma di AI Security più completa secondo Palo Alto Networks, che copre l’intero spettro dalla posture management al red teaming, dalla sicurezza runtime a quella degli agenti AI. Il 47% delle aziende sta già costruendo applicazioni AI, e secondo IDC entro il 2028 saranno 1,3 miliardi gli agenti in produzione. Proteggerli non è un’opzione futura. È un problema del presente.
Un altro dato che ha colpito la sala: l’85% del lavoro aziendale avviene ormai nel browser, ma il 95% delle organizzazioni ha subito almeno un attacco browser-based. La risposta presentata è stata Prisma Browser, pensato per scoprire, governare e proteggere l’uso degli strumenti AI esterni che i dipendenti usano ogni giorno, spesso senza che l’IT ne sappia nulla.

I tuoi nuovi colleghi non hanno un corpo
Il momento forse più spiazzante della mattina di Ingnite on tour Milano è arrivato dopo la pausa caffè, quando Paolo Lossa ha fatto una domanda che la platea non si aspettava e che, a giudicare dal silenzio, ha centrato il bersaglio.
Nell’era degli agenti AI, entità software che lavorano ventiquattro ore su ventiquattro, scrivono codice, analizzano dati, prendono decisioni, accedono a sistemi critici, chi ha il diritto di fare cosa? Come si gestiscono credenziali, permessi e accessi per identità che non sono umane? Come si protegge un’organizzazione quando il perimetro non è più la rete ma l’identità stessa, e quell’identità può essere una persona o un algoritmo? Nessuno in sala aveva una risposta completa, tutti però avevano capito la domanda. Nel 2026 della cybersecurity, capire la domanda giusta vale più di cento risposte sbagliate.
Palo Alto Networks Ignite on Tour Milano 2026 i contenuti
Ignite on Tour Milano non è stato solo una serie di keynote, i panel hanno portato sul palco gente che la cybersecurity la vive tutti i giorni Andrea Lasagna di Fastweb e Simone Rischia di Kuwait Petroleum nel panel moderato da Haider Pasha, Chief Security Officer EMEA, sotto il titolo “Solving the Unsolvable”. Poi Jacopo Di Clemente di Savino Del Bene, Danilo Maccariello di Kuwait Petroleum Italia e Lorenzo Gedi di Yamamay nel panel di 7Layers moderato da Niccolò Vascellari. Nomi diversi, settori diversi, problemi identici: come si bilancia innovazione e protezione quando le minacce cambiano ogni millisecondo e il budget non è infinito?
Il pomeriggio ha portato le sessioni tecniche su AI Security, sicurezza quantum-ready, Prisma SASE e la simulazione interattiva di Unit 42 sulle minacce reali. Nomios ha chiuso con un’intervista all’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, portando la cybersecurity fuori dal perimetro classico dell’IT e dentro quello della protezione del territorio.
L’ecosistema italiano: non un dettaglio
Un filo rosso che Francesco “Franck” Seminaroti ha tirato per tutta la giornata è stata la collaborazione con i partner italiani: sponsor diamond come 7Layers e Deloitte, platinum come Nomios, gold come Axians, DGS, Gruppo E, Longwave, Sielte, Wellcomm Engineering e Var Group. Non solo loghi in una slide, ma pezzi di un ecosistema che Palo Alto Networks vuole rendere sovrano, nel senso più concreto del termine, perché la sicurezza di un Paese non si compra a scaffale e non si importa da un data center, si costruisce insieme, con chi conosce il territorio, le normative locali, le specificità delle imprese italiane. L’innovazione nasce dalla collaborazione, dalle connessioni ha detto Seminaroti, o come diceva Leonardo da “Il genio Collettivo”.
Palo Alto Networks Ignite on Tour Milano 2026
La security, abbiamo capito, non è più la guardia giurata davanti al caveau, è l’ingegnere che progetta il palazzo. Leonardo da Vinci immaginava macchine che nel suo tempo non potevano ancora esistere. A cinquecento metri dai suoi disegni, Palo Alto Networks a Ignite on Tour Milano ha immaginato una sicurezza che nel tempo presente deve già funzionare, deve già proteggere, deve già abilitare e deve essere pronta per il futuro.
Per approfondire su Digitalic
→ Ignite on Tour 2024: sicurezza e AI nella precedente edizione milanese
→ Trend cybersecurity 2026: i rischi che contano davvero
→ Rapporto Clusit 2025: aumentano del 15% gli incidenti in Italia
→ Sovranità digitale, resilienza e canale: le strategie per il 2026
→ Gruppo E: l’AI come asset per il futuro delle imprese