Meta e YouTube condannate a Los Angeles per dipendenza da social media nei minori: la sentenza apre la strada a 2.400 cause pendenti negli USA. Tutti i dettagli del processo e il fronte globale delle azioni legali contro le Big Tech.
Una giuria di Los Angeles ha stabilito che Meta e YouTube sono responsabili dei danni psicologici subiti da una minore. Non sono i contenuti sotto accusa, ma gli algoritmi. È la sentenza che apre le porte a 2.407 azioni legali pendenti
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Dipendenza social network: social condannati
Ci sono volute sei settimane di udienza e quaranta ore di testimonianze perché una giuria di Los Angeles arrivasse al verdetto. Il 25 marzo 2026, la Corte Superiore della California ha dichiarato Meta e YouTube responsabili di aver progettato piattaforme che creano dipendenza nei giovani utenti, causando danni psicologici documentati. La giuria ha riconosciuto 3 milioni di dollari di danni compensativi e altri 3 milioni di danni punitivi, stabilendo che le aziende hanno agito con malizia, oppressione o frode nel danneggiare i minori attraverso le loro piattaforme.
La querelante si chiama Kaley G.M., ha vent’anni. Ha testimoniato di aver iniziato a usare YouTube a sei anni e Instagram a nove, trascorrendo fino a sedici ore al giorno sulle piattaforme fin dall’infanzia. Il risultato: depressione, ansia, pensieri suicidi.
Al centro del processo non sono finiti i contenuti postati dagli utenti, protetti negli Stati Uniti dalla Sezione 230 del Communications Decency Act. Sotto accusa sono finite le caratteristiche strutturali delle applicazioni. Lo scroll infinito, l’autoplay dei video, le notifiche push progettate per non lasciare pause. Funzionalità paragonate dai legali dell’accusa ai meccanismi delle slot machine, costruiti per sfruttare le vulnerabilità neurologiche dei minori e massimizzare il tempo di permanenza sullo schermo.
Lo scrolling infinito, in particolare, è una spirale di scorrimento continuo di contenuti brevi che gratificano il cervello con micro-scariche di dopamina, a cui il cervello adolescente è particolarmente sensibile. L’obiettivo dichiarato dagli avvocati dell’accusa era fidelizzare i giovani utenti per tenerli sui social il più possibile.
In aula ha testimoniato Mark Zuckerberg in persona. Il CEO di Meta si è scusato con la sua accusatrice e con altre vittime per il fatto che il filtro di Instagram per individuare e limitare l’accesso ai minori di tredici anni non avesse funzionato. Le scuse non hanno convinto la giuria. Uno dei giurati, dopo il verdetto, ha raccontato ai giornalisti che la testimonianza del CEO di Meta non era stata “ben accolta”.
Meta ha dichiarato di essere “rispettosamente in disaccordo con il verdetto” e di stare valutando le opzioni legali. Google, attraverso il suo portavoce José Castañeda, ha annunciato l’intenzione di presentare appello, sostenendo che il caso travisa la natura di YouTube, “una piattaforma di streaming costruita in modo responsabile, non un sito di social media”.
Meta condannata anche in New Mexico
Il caso di Los Angeles non è il solo. Un tribunale del New Mexico ha emesso emesso il suo verdetto il giorno precedente, stabilendo che Meta ha danneggiato consapevolmente la salute mentale dei minori e ha nascosto informazioni sullo sfruttamento sessuale dei bambini. La giuria ha riscontrato migliaia di violazioni dell’Unfair Practices Act dello Stato, comminando una sanzione da 375 milioni di dollari.
La causa era stata presentata nel 2023 dal procuratore generale del New Mexico Raul Torrez. Un’indagine sotto copertura aveva creato account civetta che si presentavano come quattordicenni: le prove raccolte mostravano come le piattaforme indirizzassero i giovani utenti verso un flusso di immagini gravemente esplicite e consigliassero ai minori di unirsi a gruppi Facebook non moderati che facilitavano il sesso a pagamento.
Al processo aveva testimoniato anche Arturo Bejar, ex dirigente tecnico di Meta diventato whistleblower, che ha raccontato di aver compreso la gravità del problema quando sua figlia quattordicenne aveva ricevuto richieste di natura sessuale sulla piattaforma di Instagram.
TikTok e Snapchat, pure coinvolte nella causa californiana, avevano scelto di patteggiare prima dell’udienza. Le cifre degli accordi non sono mai state rese note. Una scelta che molti leggono come ammissione implicita di responsabilità.
Le 2.407 cause contro i social
Dietro queste sentenze si cela una delle più grandi azioni legali collettive nella storia del diritto commerciale statunitense. Designata come MDL n. 3047, ufficialmente “In re: Social Media Adolescent Addiction/Personal Injury Products Liability Litigation”, almeno 2.407 cause sono state consolidate presso la Corte Distrettuale Federale del Distretto Settentrionale della California a marzo 2026. Questo processo era il bellwether trial, il caso pilota che avrebbe orientato tutte le altre.
Ecco alcune delle cause più rilevanti in corso o in calendario:
Causa federale MDL 3047 – Distretto Nord California. Il procedimento principale raccoglie oltre 2.400 azioni individuali e collettive contro Meta, Google, TikTok, Snap e altri. Prossime udienze previste in estate 2026.
Causa statale di Los Angeles – luglio 2026. Un altro processo partirà a luglio a Los Angeles e riguarderà anche TikTok e Snapchat, che in alcuni casi hanno già raggiunto accordi con i ricorrenti.
Causa dei distretti scolastici – California, estate 2026. Una causa federale promossa da Stati e distretti scolastici è attesa in estate in California. L’accusa riguarda l’impatto dei social sull’apprendimento, sulla concentrazione e sul benessere degli studenti nelle ore scolastiche.
Oltre 40 procure generali statali contro Meta. Più di quaranta procuratori generali statali hanno avviato o stanno preparando cause contro Meta, sostenendo che i suoi algoritmi alimentino una vera e propria crisi di salute mentale tra gli adolescenti. Tra gli Stati più attivi: California, New York, Texas, Illinois, Florida.
Patterson vs Meta – Corte d’Appello di New York (ottobre 2025). La Corte d’Appello di New York ha respinto rivendicazioni simili nel caso Patterson contro Meta Platforms, sostenendo che i suggerimenti algoritmici di contenuti sono attività editoriali protette sia dalla Sezione 230 che dal Primo Emendamento. Una decisione che mostra quanto i tribunali siano ancora divisi sul perimetro della responsabilità digitale.
Snap – Nona Corte d’Appello Federale. La Corte d’Appello del Nono Circuito ha accolto una causa contro la funzione Speedometer di Snap perché basata su un design di prodotto proprietario, aprendo un varco giurisprudenziale distinto dai contenuti.
Il “momento tabacco” della Big Tech
Molti analisti definiscono questa sentenza il “momento tabacco” per la Big Tech: un cambiamento nella percezione pubblica e legale in cui le aziende tecnologiche iniziano a essere chiamate a rispondere dei danni causati dai loro prodotti, esattamente come accadde decenni fa per l’industria delle sigarette. La logica è la stessa: un prodotto progettato per creare dipendenza, prove interne che i rischi erano noti, scelta deliberata di non intervenire per proteggere i ricavi.
Su Digitalic abbiamo già affrontato questa problematica. abbiamo documentato i rischi di TikTok per i minori e le implicazioni per la sicurezza digitale delle imprese e scritto del modo in cui gli algoritmi di engagement forzato stiano diventando un tema di governance aziendale, non solo un problema del consumer. La sentenza di Los Angeles conferma quello che era già chiaro.
Uno studio di Harvard del 2022 aveva già calcolato che solo negli Stati Uniti sei piattaforme di social media avevano generato 11 miliardi di dollari di ricavi attraverso pubblicità mirata a utenti sotto i 18 anni, di cui quasi 2 miliardi da utenti sotto i 12 anni. I minori non erano un segmento marginale. Erano il prodotto.
Il Congresso si sta muovendo: il KIDS Act, approvato dalla Commissione Energia e Commercio della Camera con voto bipartisan a marzo 2026, introduce requisiti nazionali di verifica dell’età, nuove impostazioni di sicurezza per i profili dei minori e audit obbligatori per le piattaforme. In Europa, il Digital Services Act è già in vigore e l’AI Act regolerà presto anche i sistemi di raccomandazione algoritmica. L’ondata di azioni legali negli Stati Uniti si inserisce in una reazione globale: Spagna e Australia hanno già vietato l’accesso ai social media ai minori di 16 anni, mentre Regno Unito e Francia stanno valutando misure analoghe.
Il riferimento normativo europeo più aggiornato è il Digital Services Act della Commissione Europea, in vigore per le piattaforme di grandi dimensioni dal 2023, che impone obblighi specifici di valutazione del rischio e protezione dei minori.
Zuckerberg va alla Casa Bianca
Due giorni dopo la condanna, mentre Meta studiava le opzioni per il ricorso, il presidente Trump annunciava i primi tredici membri del President’s Council of Advisors on Science and Technology. Mark Zuckerberg era in lista, insieme a Jensen Huang di NVIDIA, Larry Ellison di Oracle e Sergey Brin di Google. Missione dichiarata: rafforzare la leadership americana nell’intelligenza artificiale. Il nuovo consiglio scientifico conta nove miliardari tech e un solo ricercatore universitario, con una ricchezza complessiva superiore ai 900 miliardi di dollari.
