a cura di Roberto Masiero, Presidente, The Innovation Group

Roberto MasieroLa rapida diffusione delle nuove tecnologie digitali apre enormi opportunità, ma anche scenari di profonda trasformazione e nuove sfide al governo dell’economia
La terza edizione del Digital Government Summit, che si terrà a Roma il 26/27 novembre 2014, si focalizzerà sul governo dell’Economia Digitale, a partire da quattro temi principali:
– Rapporto tra diffusione delle nuove tecnologie “disruptive” e ritorno alla crescita
La diffusione delle nuove tecnologie ICT e l’estensione di Internet dal mondo dei dati e delle persone a quello dei processi e degli oggetti può incrementare la produttività e far tornare l’economia ad alti tassi di crescita? Da una parte il mercato delle tradizionali tecnologie ICT è in flessione continua. Dall’altra crescono le nuove tecnologie digitali. Ma l’area da cui verrà la maggiore espansionesarà quella dell’estensione di Internet dal mondo dei dati a quello fisico degli oggetti, che si tradurrà in sviluppo di nuovi prodotti, nuovi mercati e in un miglioramento della produttività del manufacturing: proprio in questo livello stagnante della produttività nel corso dell’ultimo ventennio risiedono i problemi del nostro Paese.

– Economia digitale , lavoro e occupazione 
Nello scenario sopra delineato l’economia digitale distrugge lavoro o – al contrario – produrrà nuovi jobs? Quali politiche di mobilità e di formazione vanno attivate per diffondere le competenze digitali necessarie e per gestire gli impatti sociali di queste grandi trasformazioni? Su questo tema la maggior parte degli studiosi, a partire da Brynjolfsson e McAfee nel loro “The Second Machine Age”, propendono per la prima tesi: a partire dalla seconda metà degli anni ’90 il progressivo sviluppo dell’economia digitale ha determinato un continuo aumento della produttività, del GDP, degli investimenti e dei profitti; questo mentre l’occupazione ha cominciato a flettere, il rapporto occupazione/popolazione e il reddito del lavoratore medio sono ai minimi degli ultimi 20 anni. Si svilupperebbe così una polarizzazione crescente tra pochi strati di privilegiati e una maggioranza della popolazione caratterizzata da redditi decrescenti e disoccupazione crescente. Si avvererebbe così l’ipotesi che vede in Internet “la morte della classe media”. Questa ipotesi pessimistica non considera l’effetto della diffusione del digitale al modo fisico, che sta generando una serie di “mercati adiacenti” che, se pur con una minore intensità di lavoro umano, amplierebbero le tradizionali opportunità di occupazione, favorendo soprattutto la nascita e lo sviluppo di jobs a maggior valore aggiunto.

– Un nuovo ruolo per lo “Stato Innovatore”?
Lo sviluppo dell’economia digitale potrebbe essere favorito da politiche di innovazione alimentate dallo “Stato Innovatore”, disposto a investire in aree strategiche con una elevata propensione al rischio. O è meglio che lo Stato riduca il suo intervento lasciando che l’economia digitale si sviluppi sotto la spinta del mercato?
– Esiste una nostra “Politica industriale per l’economia digitale” o pensiamo che l’Agenda Digitale non serva a nulla e che sia soltanto tempo perso in discussioni inutili, come suggerito da qualche influente consulente del Governo? E quali investimenti dovremmo affrontare , a livello europeo e su scala nazionale, per poter competere in modo sostenibile su scala globale? Attraverso quali forme di partnership pubblico privato? E come recuperare le risorse necessarie?

http://www.theinnovationgroup.it/eventi/digital-government-summit-2014/

Smart government e Stato innovatore ultima modifica: 2014-09-15T10:37:37+00:00 da Francesco Marino
Accenture Cristina

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