Dalla moda alla tecnologia, la storia di Ruthie Friedlander

Anche una delle firme più glamour degli Usa ora si interessa di tecnologia, per colpa di una sua amica. La storia di Ruthie Friedlander e di come la tecnologia debba assomigliare alla gioielleria per finire (davvero) indosso alle persone di Marco Lombardo, direttore di Style /Il Giornale Ruthie Friedlander è una giornalista di moda di […]

Anche una delle firme più glamour degli Usa ora si interessa di tecnologia, per colpa di una sua amica. La storia di Ruthie Friedlander e di come la tecnologia debba assomigliare alla gioielleria per finire (davvero) indosso alle persone

di Marco Lombardo, direttore di Style /Il Giornale

Ruthie Friedlander è una giornalista di moda di Elle. Cosa ci facesse lo scorso inizio gennaio a Las Vegas non era chiaro ai più, ma Ruthie in realtà era andata volontariamente ad esplorare un mondo alieno. Ed era tutta colpa di una sua amica: “Allegra lavora nella moda come me ed è una ragazza che ha un gusto grandioso nel vestire. Eppure da un po’ di tempo gira con un terribile braccialetto al polso: si chiama Nike Fuelband e non se ne stacca mai. Com’è possibile? Quel dannato braccialetto mi sta uccidendo”.
Ecco dunque perché una columnist di moda si era spinta in Nevada, ma soprattutto ecco perché il mondo del fashion si trova davanti ad una rivoluzione che – a differenza del solito – deve subire: questa volta infatti è la tecnologia ad essere di moda. O quantomeno a diventarlo. Il problema però è mettere insieme le due cose e la chiave – spiega Daniella Vitale, manager (donna) del brand di lusso Barneys – è “disegnare un accessorio tanto bello da diventare oggetto del desiderio”. Roba da stilisti, dunque. E così, ecco che in fondo il giro di Ruthie Friedlander a Las Vegas comincia ad avere un senso: quello tra fashion e hi-tech è un matrimonio che s’ha da fare, l’importante è sapere come. “Indossare sempre quel braccialetto al polso è come vestire delle sneakers in metropolitana e cambiarle con dei tacchi a spillo prima di entrare in ufficio. Uccide le mie vibrazioni”. E probabilmente non solo le sue. E quindi: soluzioni?

Il vero successo sarà quando le persone si sentiranno fashion con un accessorio hitech addosso

 

Ayse Ildeniz, vicepresidente di Intel, ne ha una: “Le cose che una persona indossa sono emozionalmente legate con il suo carattere, riflettono il suo io. Ad oggi avere al polso un braccialetto per rilevare l’attività fisica non evoca lo stesso attaccamento di un blazer di Ferragamo o di un vestito di Prada. Il vero successo sarà quando le persone si sentiranno fashion con un accessorio hi-tech addosso”. Il che vuol dire design, cioè ciò che può unire i due mondi che Ruthie fatica ancora a mettere insieme. A Las Vegas ad esempio ci hanno provato quelli di Peeble, l’azienda che ha lanciato lo smartwatch un anno e mezzo fa e che ora si è presentata con modelli in acciaio dal design più vicino a un orologio vero: “Stiamo cercando di produrre qualcosa che non venga considerato solo un pezzo di hardware, ma un modello di gioielleria”. Il risultato di ciò è ancora migliorabile, ma di sicuro è il primo passo in attesa che i chip entrino direttamente nei vestiti, così come futuro comanda. Nell’attesa – e in attesa di convincere Ruthie – non c’è dubbio che la moda debba adeguarsi ai tempi, così come la tecnologia debba piegarsi alla bellezza. Ma soprattutto il primo passaggio sarà spiegare a Rachel Arthur, giornalista del Daily Telegraph, cosa c’è davvero di bello in Nevada ad inizio gennaio: “Durante il Ces ci sono almeno 150mila persone in più a Las Vegas, eppure per entrare nel bagno delle donne non c’è mai la coda”. Ecco: il giorno in cui quei bagni saranno pieni, allora sì che la tecnologia sarà veramente cool.

Le cose che una persona indossa sono emozionalmente legate con il suo carattere, riflettono il suo io. Ad oggi avere al polso un braccialetto per rilevare l’attività fisica non evoca lo stesso attaccamento di un blazer di Ferragamo o di un vestito di Prada.

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Dalla moda alla tecnologia, la storia di Ruthie Friedlander - Ultima modifica: 2014-04-01T08:18:06+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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