La green economy e l’industria 4.0 potrebbero essere due tappe dello stesso percorso, a vantaggio di tutti

Di Antonella Tagliabue*

Fatti, non solo parole. Di Industry 4.0 si è molto discusso. E, per molti analisti, stiamo ancora vivendo una fase pilota, mentre il passaggio reale alla vera industria 4.0 avverrà tra il 2025 e il 2030.
Ma se si parla di green economy  in una logica 4.0 occorre cominciare a vedere quel che già succede; tra le premesse c’è una vera e propria rivoluzione smart, che molto si fonda sull’efficientamento energetico e che prevede l’utilizzo intelligente delle risorse, sia fisiche che digitali.

Green Economy per lo sviluppo

Insomma, la green economy e l’industria 4.0 potrebbero essere due tappe dello stesso percorso, a vantaggio di tutti. Facciamo allora alcuni esempi di produzione automatizzata e interconnessa che nasce da una riprogettazione di beni e servizi che già oggi utilizziamo, una sorta di riciclo e riconversione virtuosa di sistemi produttivi.
In Danimarca, ad esempio, hanno usato plastica – che può essere recuperata in quantità enormi – rinforzata con fibre di carbonio per costruire ponti.
Per combattere il dissesto idrogeologico, tema particolarmente urgente per un paese come l’Italia, si potrebbe ricorrere all’esempio delle “geocolumns” di Kassel in Germania e utilizzare strutture tubolari di materiali tessili naturali per stabilizzare i terreni.
Al di là di esempi virtuosi che ancora rientrano nel campo del futuribile, proviamo però a capire come l’impegno verde e l’industry 4.0 possano modificare un settore cruciale – sia in termini di crescita della produttività che della tutela dell’ambiente – come quello della logistica.

Green economy e logistica smart

Recentemente sono stati presentati i dati del settore contract logistics, in pratica quello relativo ai servizi di supply chain e logistica esternalizzati.
Il 2017 si è chiuso con un fatturato previsto di 80 miliardi di euro e una crescita rispetto all’anno precedente dell’1,8% in termini reali, che consolida un trend positivo che dura da quattro anni, trainato dall’aumento del traffico merci e dall’incremento delle vendite all’estero.
Si tratta di risultati accompagnati dall’integrazione avanzata di tecnologie, di connessione e di attenzione per l’ambiente. Come? Per esempio con l’impiego di veicoli Lng (Liquefied Natural Gas). I motori Lng per autoarticolati consentono di ridurre le emissioni di particolato del 90% rispetto ai diesel, del 35% quelle di ossidi di azoto e del 10-15% di anidride carbonica. Un sistema di accise più vantaggioso permette inoltre di abbassare il costo del carburante di almeno il 20%. Oppure ci sono i carrelli a batterie agli ioni di litio con risparmi dei consumi e di emissioni di anidride carbonica del 36%. Permettono una ricarica distribuita e smart, che migliora ulteriormente l’efficienza produttiva.
Certo, le sfide più significative per il settore verranno dalla riconfigurazione della cosiddetta gestione dell’ultimo miglio, ossia la consegna della merce al consumatore finale.

Green Economy e Uber delle cose

C’è chi parla di “Uber delle cose” e comunque la sfida non potrà essere affrontata senza considerare il ruolo, più o meno nuovo, dei punti vendita e il peso dell’omnicanalità. Le esigenze dei consumatori richiedono servizi più flessibili. Attualmente la maggior parte degli operatori utilizza per la home delivery la consegna standard in orario lavorativo dal lunedì al venerdì, ma in molti sono consapevoli di dover puntare sulla fascia serale e domenicale, o sul recapito veloce, entro le due ore nelle grandi città.

Logistica Green

Intanto c’è un crescente ricorso alle cosiddette Logistics App, che secondo l’Osservatorio Contract Logistics si stanno diffondendo anche per consegne a negozi o clienti industriali.
Ci sono le già conosciute applicazioni per la georeferenziazione dei mezzi, il Pos per i pagamenti mobile alla consegna e la fotocamera per la gestione dei contenziosi relativi allo stato della merce.
Tra le novità del prossimo futuro: il postino intelligente e il calcolo dell’Eta (Expected Time of Arrival). L’integrazione con le soluzioni IoT permetterà inoltre di monitorare parametri di particolare interesse anche durante il trasporto, quali ad esempio la temperatura.
Per chi ha recentemente sperimentato il servizio di consegna a casa, magari in occasione dell’ultimo Black Friday o delle feste di Natale, sa che molto c’è ancora da fare per una logistica green, a cominciare dagli imballi, altra grande sfida a cui applicare tutte le potenzialità dell’industria 4.0, oltre a una più generale razionalizzazione dei trasporti.
L’integrazione tra big data e realtà aumentata potrà fare molto, anzi dovrà fare molto. Perché se non sarà verde, difficilmente potrà essere smart.

Stalle 4.0, i conti con la carne

In Italia si consuma troppa carne? Secondo il Censis dal 2010 al 2017 le macellazioni di bovini sono calate da 2,8 a 2,5 milioni e i consumi diminuiti da 25 a 19,2 chili pro capite all’anno. Ma non tutto ciò che si compra in macelleria viene mangiato. Secondo l’Università di Bologna, tolti gli scarti come le ossa e il grasso, si arriva a un consumo di 24,56 grammi al giorno.
Oggi in Italia i bovini sono 5,9 milioni, la stessa quantità del 1945 quando le stalle erano state svuotate da fame e guerra. A partire da allora c’è stata una crescita che ha avuto il suo picco nel 1968, con 10 milioni, per poi convertirsi in un progressivo declino che ci ha portati a perdere il 39% delle vacche da latte e il 33% dei bovini da carne. Oggi il 45% della carne che consumiamo nel nostro Paese arriva dall’estero.

La stalla 4.0

Alle Bonifiche Ferraresi, la fattoria più grande d’Italia con 6.500 ettari, stanno realizzando una stalla 4.0, ecosostenibile, per la produzione di carne italiana e green. Piccole tettoie, paglia sul pavimento, mangiatoia con doppi abbeveratoi e addetti alle stalle che fanno i corsi al Centro Referenza del Benessere Animale. Il trattamento relax che alcune pubblicità stanno già utilizzando come strumento di promozione insomma non è troppo lontano dalla realtà.
L’autonomia energetica è garantita dai pannelli solari e dal recupero delle deiezioni, l’alimentazione viene prodotta interamente in azienda e tutto il letame è recuperato e usato per la fertilizzazione naturale dei suoli. Ci sono anche delle ventole a comando elettronico che combattono umidità e malattie respiratorie. La stalla 4.0 vuole essere anche un richiamo a un ritorno al consumo e alla produzione di carne nazionale. Gli incendi della scorsa estate insegnano che alla chiusura delle stalle segue l’abbandono di colline e montagne da parte dell’uomo e spesso, per la salvaguardia dell’ambiente, questa non è una buona notizia.

green economy punto g

*Antonella Tagliabue: Amministratore delegato della società di consulenza strategica di Un-Guru, esperta di sviluppo sostenibile. Laureata in Scienze Politiche, con specializzazione in Storia e Istituzioni dell’America Latina. Si è occupata di comunicazione e marketing per multinazionali e gruppi italiani.  Da anni si occupa di Green Economy e di responsabilità sociale e ambientale d’impresa, insegna in corsi e master. “Penso che la sostenibilità debba essere una scelta, prima che un dovere, ma che debba essere strategica e, quindi, responsabile. Quando parlo del Pianeta lo faccio con la P maiuscola e credo che il rispetto per la vita in senso biologico debba essere un istinto”. Leggo, viaggio e scrivo per passione. Camus diceva:  “Sono contro tutti coloro che credono di avere assolutamente ragione. Per questo pratico il dubbio, coltivo i miei difetti, cerco di sbagliare sulla base di ragionevoli certezze e mantengo un ottimismo ostinato”.

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