Per contrastare i disastri della natura, in Italia moltissimo è stato fatto per la costruzione di case ed edifici green, efficientamento energetico, per gli arredi, per gli oggetti della nostra vita quotidiana e anche per quanto riguarda la gestione dei cantieri di lavoro e la riduzione delle emissioni nocive. Allora quali sono le sfide quasi impossibili per gli innovatori nostrani che vogliono cimentarsi con la natura?
Le prove più stimolanti potrebbero essere legate al combatterne e prevenirne la forza, disastri naturali, terremoti ed emergenze climatiche.

**di Antonella Tagliabue

Il passaggio dell’uragano Irma sui Caraibi ha causato la morte di persone e ha devastato le piccole Antille arrivando ad abbattere o danneggiare il 95% degli edifici nell’isola di Barbuda.
Tutti noi, dopo le immagini di distruzione causate dall’uragano Katrina, abbiamo compreso quanto la fine dell’estate rappresenti un momento critico per quella zona del mondo.
Ma gli eventi climatici più estremi degli ultimi anni sono avvenuti a oriente, con il Bangladesh (allora Pakistan orientale) che detiene il triste primato delle vittime causate da un uragano, nel 1970. Secondo le stime furono 300mila i morti per quello che può essere considerato l’evento meteorologico estremo più letale degli ultimi 150 anni.
Tornando a occidente, qualche giorno dopo Irma, il Centro America è stato colpito nuovamente da un terremoto al largo delle coste del Chiapas, in Messico, di magnitudo 8.2, il più forte nella storia del paese.
Probabilmente ogni italiano ha un’immagine chiara del livello di distruzione causato dal terremoto in Abruzzo del 2009, il cui bilancio finale sembra un bollettino di guerra: 309 morti, 1.600 feriti e 80mila sfollati.

Innovazione contro i disastri della natura

Proprio il terremoto d’Abruzzo è uno dei casi estremi protagonisti della mostra “3.5 square meters” ospitata al Tel Aviv Museum of Art tra marzo e settembre 2017, con l’obiettivo di trovare risposte utili e costruttive ai disastri naturali. La mostra deve il suo nome al fatto che, secondo la Croce Rossa, lo standard per un rifugio, un ricovero o un riparo che garantisca a ognuno condizioni minime di vita, è di 3,5 metri quadri. Lo scopo della mostra è capire quale può essere il contributo “dal basso”: come i singoli individui e le comunità possono reagire a eventi catastrofici senza aspettare l’intervento dei governi e delle istituzioni.
La sensibilizzazione su questi temi, l’uragano Katrina insegna, dipende anche dalla disponibilità di immagini e di testimonianze. Disponiamo di foto e video delle devastazioni causate dalla grande alluvione che colpì Olanda, Belgio, Inghilterra e Scozia nel 1953 e alcuni italiani hanno più o meno coscienza dell’alluvione dell’Arno del 1966. Si tratta però di ricordi e fotografie lontane che sembrano appartenere a un tempo che non è il nostro.

Il terremoto in Abruzzo all’interno della mostra di Tel Aviv contribuisce proprio a innovare nella categoria “Storytelling” con l’esperienza di From Zero, una serie web di episodi quotidiani della vita nei campi: 115 puntate per raccontare la vita di 12 persone, dall’arrivo nelle tende al ritorno a casa o alla transizione in altri luoghi.
L’intera mostra sfrutta al meglio l’innovazione di un mondo social e iperconnesso. Non a caso le altre categorie in cui è organizzato il percorso sono Sharing Knowledge, Social Technology e Do It Yourself.

Ci sono esempi di come ricavare oggetti utili da bottiglie di plastica e vestiti, istruzioni su come costruire tubature rudimentali e rifugi sicuri con le macerie.
Oltre a quanto esposto a Tel Aviv, tra le recenti innovazioni più estreme per situazioni catastrofiche c’è una micro-batteria di carta progettata dai ricercatori della Birmingham University, che funziona grazie alla saliva. Con poche gocce si può fornire energia per alcuni minuti.
Inoltre le batterie possono essere conservate facilmente e attivate solo al verificarsi dell’emergenza.
Venendo all’Italia, è stato da poco presentato il bivacco Gervasutti, un’unità abitativa ad alta quota realizzata da Leap per stare a 3mila metri d’altezza sul Monte Bianco.
La struttura è costruita a valle con materiali presi in prestito da aeronautica e nautica ed è ecosostenibile.
L’obiettivo è soprattutto quello di creare strutture per il turismo ecologico, ma può insegnare molto anche in situazioni di emergenza.
Sono milioni le persone colpite o minacciate da disastri naturali. Il lavoro dei singoli e delle comunità probabilmente non è sufficiente, soprattutto dove i danni coinvolgono le infrastrutture e richiedono una prevenzione pianificata.
Molto si può fare per evitare macroscopici errori come quello di inviare coperte dove non c’è bisogno perché fa molto caldo, o raccogliere tonnellate di medicinali e giocattoli che finiscono abbandonati perché non possono essere distribuiti per la mancanza di reti. La condivisione delle conoscenze e l’innovazione tecnologica applicata al sociale può aiutare nell’integrazione tra strategie locali e le politiche pubbliche, sia nel breve che nel lungo periodo.

SULLA CARTA TUTTO BENE

Il 2016 è stata una buona annata per il riciclo della carta in Italia.
Secondo Comieco i Comuni hanno recuperato 3,2 milioni di tonnellate, una media di oltre 53 chili all’anno per abitante.
Dopo una fase di stallo la raccolta differenziata di carta ha ripreso a crescere con un +3,3% sul 2015. Inoltre la crescita della domanda di macero significa che il materiale viene riutilizzato e reimmesso nel ciclo produttivo.
Lo slancio maggiore è delle regioni del sud, che partivano svantaggiate, dove l’aumento è del +8,6% ma la raccolta pro capite è di soli 32 chili, lontana dalla media nazionale. Nel 2016 inoltre è stata superata la soglia simbolica del 50% di quantità complessiva raccolta con la differenziata.

I VALORI HANNO PREZZO?

Henry Cristian-Slane è un giovane pittore della Nuova Zelanda che ha vinto un premio della National Portrait Gallery di 7mila sterline, sponsorizzato da BP. L’artista si è detto lieto del riconoscimento ma non a suo agio nell’essere parte di una strategia di pubbliche relazioni di un’azienda che produce combustibili fossili. Ha così deciso di donare una parte del premio – mille sterline – a Greenpeace “per tenere accesa l’attenzione sul ruolo di BP nei cambiamenti climatici fatto passare in secondo piano dall’impegno per le arti”.
Per l’alleanza Art Not Oil le istituzioni culturali dovrebbero accettare sponsorizzazioni dai giganti del petrolio? A ognuno le sue valutazioni. Sarebbe opportuno che tutti sapessero valutare il contributo di immagine ricercato dalle imprese con il finanziamento di attività pubbliche e sociali. Ma sulle questioni di principio possono valere le azioni e le donazioni “compensative”? Non sarebbe stato meglio rifiutare il premio?
Il rischio altrimenti è stabilire una tariffa dei valori ma i princìpi, per loro natura, non dovrebbero avere prezzo.

punto g disastri della natura

** Antonella Tagliabue: Amministratore delegato della società di consulenza strategica di Un-Guru, esperta di sviluppo sostenibile. Laureata in Scienze Politiche, con specializzazione in Storia e Istituzioni dell’America Latina. Si è occupata di comunicazione e marketing per multinazionali e gruppi italiani.  Da anni si occupa di Green Economy e di responsabilità sociale e ambientale d’impresa, insegna in corsi e master. “Penso che la sostenibilità debba essere una scelta, prima che un dovere, ma che debba essere strategica e, quindi, responsabile.
Quando parlo del Pianeta lo faccio con la P maiuscola e credo che il rispetto per la vita in senso biologico debba essere un istinto”. Leggo, viaggio e scrivo per passione. Camus diceva:  “Sono contro tutti coloro che credono di avere assolutamente ragione. Per questo pratico il dubbio, coltivo i miei difetti, cerco di sbagliare sulla base di ragionevoli certezze e mantengo un ottimismo ostinato”.

L’ Innovazione contro i disastri della natura ultima modifica: 2017-11-09T12:00:53+00:00 da Web Digitalic
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