Coffee Break – Il marketing tricolore

In azienda i discorsi più concreti si fanno (molte volte) durante le pause, alla macchinetta del caffè. Si parla di lavoro, di marketing, di occasioni e di business senza formalità, come in questa rubrica. Grazie a due marketing manager. Creatività e Rigore Il bello di fare marketing in un Paese come l’Italia, dove la creatività […]

In azienda i discorsi più concreti si fanno (molte volte) durante le pause, alla macchinetta del caffè. Si parla di lavoro, di marketing, di occasioni e di business senza formalità, come in questa rubrica. Grazie a due marketing manager.

Creatività e Rigore

Francesca Pilone - Twitter: @FPilone

Il bello di fare marketing in un Paese come l’Italia, dove la creatività e la voglia di stupire fanno parte della quotidianità, dove chiunque si sente titolato a contribuire con idee e proposte originali, sta proprio nella capacità di andare ben oltre la creatività fi ne a se stessa. Il lavoro del marketing appare spesso come il lavoro più bello di tutti, quasi un’oasi in cui, chiunque, ha la fortuna di soggiornare, ha la possibilità di sentirsi gratificato, realizzato e libero di esprimere la propria fantasia, di lavorare divertendosi. Un lusso che pochi possono permettersi. In parte è vero.

Chi ama fare marketing sa bene come trasformare il proprio lavoro in un gioco quotidiano ogni giorno diverso. Sa come convertire le relazioni in un potente strumento di produzione. E gli Italiani, in questo, sono un po’ più bravi dei colleghi esteri. Ma la creatività non basta. Bisogna essere semplicemente perfetti nella pianificazione e nell’esecuzione, impeccabili nel monitoraggio dei risultati, nell’analisi dei feedback, nella comunicazione e nella condivisione. Altrimenti i risultati non arrivano. Pianificazione e controllo sono qualità che talvolta faticano ad armonizzarsi con la creatività, che invece tende a rigenerarsi instancabilmente e a stufarsi della continuità. Eppure è proprio grazie all’integrazione di queste qualità che chi fa marketing riesce a fare la differenza e avere successo. In Italia ancora di più. La capacità di dialogo con le linee di produzione e le vendite, infi ne, trasforma il marketing in un potente e innovativo strumento di business, capace di produrre numeri e profitti, non solo cultura e divertimento.

Dove il punto di partenza è l’osservazione e lo studio meticoloso del mercato, dei clienti e della concorrenza e dove il percorso unisce innovazione a continuità, genialità a realismo. Un equilibrio complesso tra precisione ingegneristica e disordine creativo, dove nulla viene lasciato al caso e dove anche i più piccoli particolari, che talvolta risultano fortuiti o marginali, sono in realtà parte di un accurato progetto. Esiste tutto questo?

Allenatori e “Markettari”

Valerio Rosano - Twitter: @valeriorosano

Gli italiani sono ancora un popolo di artisti, poeti, navigatori e… latin lover? Forse sì. Quel che è certo è che ancora oggi i due mestieri in cui tutti sono maestri sono il markettaro e il ct della nazionale di calcio. Chi di noi non ha mai schierato “la sua Italia” in una finale del campionato mondiale? Chi di noi non ha mai schierato “la sua idea di marketing”?

È ancora di molti la convinzione che fare marketing in Italia non sia un vero e proprio “mestiere”, ma piuttosto una dote, un particolare mix di perspicacia, intuito e creatività che si concretizza nell’ideazione di nuovi prodotti, nell’individuazione di nuove aree di business o nell’invenzione di qualcosa di straordinario. E nel recente passato questa convinzione ha fatto del marketing all’italiana la “terra promessa” di quanti erano alla ricerca di una posizione stimolante e anticonformista all’interno delle aziende. Un paese dei balocchi in cui, ancora oggi, tutti possono essere manager di qualcosa… Come una buona strategia di marketing non può essere distrutta da un’ interpretazione creativa poco riuscita, allo stesso modo un lampo di genio non rimarrà altro che un guizzo di luce destinato a spegnersi, se non poggia su una solida base fatta di analisi, planning e valutazione di rischi e benefici. Come direbbe un famoso professore: «bisognerebbe diminuire lo spread tra il marketing mondiale e quello italiano».

Esistono pochissimi “talenti” naturali. Anche in Italia, come nel resto del mondo, contano i numeri, l’impegno, il sudore, le azioni mirate, le nottate insonni… E proprio in quest’ottica di grande rinnovamento di strategie è utile riflettere su come reinventare e rivedere il marketing. Per esempio, sfruttando e valorizzando il cosiddetto inbound e outbound. L’inbound marketing è la strategia non tradizionale che fa in modo che siano i clienti a essere trovati dalla pubblicità piuttosto che interromperli con la pubblicità tradizionale (outbound marketing). E con l’inarrestabile crescita di Internet, dei blog e dei social media assistiamo ogni giorno all’ascesa di strategie decisamente “inbound”. In Rete un banner è “outbound”, trovare un sito ricercando le parole di nostro interesse è “inbound”: la cosa bella dell’inbound è che oltre a essere più efficace costa anche meno!

E in un momento di tagli come questo, ogni scelta deve essere prima di tutto strategia: come nel calcio dove ogni giorno vediamo i nostri talenti andare all’estero ma sappiamo reinventarci ed essere competitivi, anche nel business dobbiamo essere prima ancora che buoni calciatori bravissimi allenatori. Inventando, magari, un “modulo all’italiana” che sia in continua innovazione, ricco di contenuti e capace di reinventarsi costantemente nella forma e nel modello.

 


Coffee Break – Il marketing tricolore - Ultima modifica: 2012-11-19T22:43:20+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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