Quando penso all’Internet of Things (IoT) non posso evitare di chiedermi cosa direbbe il mio frigorifero se potesse parlare. L’IoT, si sa, rivoluzionerà la nostra vita. Per alcuni versi lo sta già facendo.

*di Antonella Tagliabue

Siamo oltre la fase dello stupore iniziale di un mondo interconnesso dove l’IoT ha innanzitutto a che fare con la riduzione dei tempi di tutte le cose: di progettazione e produzione, di offerta di beni e servizi personalizzati e di trasformazione dei dati in valore.
L’iperconnessione di un futuro IoT sembra essere innanzitutto ipervelocità.
Il mio frigorifero quindi mi potrebbe informare in tempo reale rispetto ad alcuni accadimenti – come le scadenze dei cibi – e agire di conseguenza, ordinando mozzarella fresca.
Ma come la mettiamo quando si tratta di contenuti che hanno a che fare con i valori e con la sostenibilità di stili di vita iperconnessi e iperveloci?

IoT Green

C’è chi parla dell’Internet of Green Things quando si massimizza il potenziale delle tecnologie verdi e, grazie alla possibilità di raccolta e analisi dei dati, può cambiare la quotidianità di persone e organizzazioni, perché la sostenibilità passa da conoscenza e consapevolezza. Molto, in questo senso, è già stato fatto in tema di rifiuti, di orti urbani e di consumi consapevoli.

D’altro canto non possiamo scordarci del monito di Yvon Chouinard, fondatore di Patagonia, quando ci invita a riflettere sul fatto che tutti gli sforzi fatti – da tutte le principali aziende – avrebbero già dovuto produrre dei risultati mentre – testuali parole – “the world is still going to hell”.
Sì, perché il nostro frigorifero intelligente sarà sicuramente efficiente dal punto di vista energetico, ma c’è il problema che potremmo volerne due e comunque, per parlare con gli altri dispositivi e sfruttare tutti i benefici della connessione, ci porterà a un consumo superiore di risorse.
Il punto quindi sta nel valore e nell’impatto che un futuro di oggetti connessi può garantirci.

L’IoT può aiutarci a superare quello che viene identificato come il green gap, ovvero la differenza tra ciò che vorremmo idealmente e i comportamenti reali? Oggi identifica già un mondo “smart” riferito alle città, all’energia, alle reti, alla mobilità, i trasporti, le costruzioni, la logistica, la salute, la distribuzione.

IoT per i Paesi in via di sviluppo

Con l’introduzione dell’Internet of Everything si sposta, non solo dal punto di vista semantico, il focus dalle tecnologie e dai dispositivi verso i risultati. Molti inseriscono in questo ambito quanto l’IoT può fare per i paesi in via di sviluppo: sanità e istruzione a distanza, gestione intelligente delle risorse, agricoltura e logistica sostenibile.
Alcuni lavorano sull’Internet of Me, dove l’interconnessione intelligente è adattiva e si riferisce agli stili di vita.
C’è poi il tema dell’Internet of Value, che vede alcune aziende impegnate nelle possibilità offerte da blockchain, come nuovo paradigma, evoluzione del peer-to-peer sicuro relativo alle transazioni in bitcoin che non hanno bisogno di intermediari per pagare beni e servizi.
In questo, il punto interessante è lo sviluppo di un Internet del Valore basato sulla fiducia, elemento fondamentale di tutti gli Internet di qualsiasi cosa.

Per quanto riguarda la ricerca di un mondo migliore e più giusto, spunti interessanti arrivano da quello che viene identificato come Internet of People, soprattutto quando ci si riferisce alla connessione di persone e movimenti sociali, con l’obiettivo di favorire conoscenza collettiva e collaborazione.

Le perosne al centro dell’IoT

In questo caso sono gli esseri umani a essere interfacce relazionali, creatori di valore e significati, oltre che produttori e consumatori di dati.
Non si tratta della lotta tra umano e tecnologico. L’IoT ci ha già insegnato che esistono molte più “cose” che essere umani.
Che questi oggetti o dispositivi possono aiutarci, anche facendo quello che le persone non possono fare; come esplorare il sottosuolo o il nostro stomaco. Che le “cose” hanno molto da dire, grazie ai sensori, anche sulla nostra vita e possono essere programmate, a differenza di quello che accade con gli esseri umani.

IoT e sostenibilità

Il vero vantaggio dell’IoT per una vita più sostenibile sta nel fatto di unire tecnologie comunicative e analitiche allo stesso tempo. Gli ecosistemi, sia tecnologici che naturali, sono troppo complessi perché una singola tecnologia possa fornire sia analisi che azione. L’IoT consente il superamento di questo limite, in un modo che abbiamo appena iniziato a investigare.
Nel frattempo dobbiamo imparare che, in caso il nostro frigorifero ci parli, non vale l’adagio che chi tace acconsente. Per le “cose”, chi tace non dice niente. E, parafrasando un celebre detto, non dimentichiamo di pensare a che cosa possiamo fare noi affinché anche il nostro frigorifero possa cambiare il mondo.

AAA Cercasi eco-chef

Se la vostra passione è il cibo ma non avete il coraggio di dire ai vostri genitori che volete diventare food blogger, non disperate. I dati sulla green economy dimostrano che negli ultimi tre anni la professione di eco-chef è stabilmente nella classifica dei lavori più ricercati.
Esperti di cucina di natura e biologia, di uso sostenibile delle risorse. E, dove il regime alimentare diviene un fattore identitario – per motivi di salute, religione, stili di vita, scelte militanti – si apre uno spazio alla domanda di nuove professionalità. Quelli di Green Chef ne hanno fatto un business.
Il punto di partenza è cucinare sano e nel rispetto dell’ambiente. Si può scegliere tra vegetariano, vegano, carnivoro e omnivoro. Il vantaggio sta nel fatto che più si compra e più si risparmia. Loro vi consegnano gli ingredienti e la ricetta. L’ eco-chef ce lo dovete mettere voi.

I trend eco-friendly del 2017

Come fare per tingere di verde il 2017? Per gli analisti saranno tre le grandi tendenze che ci consentiranno di vivere un nuovo anno all’insegna del green. La prima è che meno è di più, grazie ai consumi intelligenti e alle tecnologie efficienti. A seguire un consumismo consapevole collegato alla volontà di fare delle scelte di consumo un vero e proprio voto di preferenza nei confronti di prodotti e servizi.
E, infine, la voglia di non prendersi troppo sul serio. L’umorismo di qualità nella promozione sembra essere una scelta vincente. Le persone collegano a una campagna basata sul buon humor qualità come l’onestà e sono disposte a premiare quei marchi che, in maniera credibile, scelgono di riderci su.

*Amministratore delegato della società di consulenza strategica di Un-Guru, esperta di sviluppo sostenibile. Laureata in Scienze Politiche, con specializzazione in Storia e Istituzioni dell’America Latina.
Si è occupata di comunicazione e marketing per multinazionali e gruppi italiani. Da anni si occupa di Green Economy e di responsabilità sociale e ambientale d’impresa, insegna in corsi e master.
“Penso che la sostenibilità debba essere una scelta, prima che un dovere, ma che
debba essere strategica e, quindi, responsabile. Quando parlo del Pianeta lo faccio con la P maiuscola e credo che il rispetto per la vita in senso biologico debba essere un istinto”.
Leggo, viaggio e scrivo per passione. Camus diceva: “Sono contro tutti coloro che credono di avere assolutamente ragione. Per questo pratico il dubbio, coltivo i miei difetti, cerco di sbagliare sulla base di ragionevoli certezze e mantengo un ottimismo ostinato”

IoT PuntoG frigorifero

IoT: il nostro frigorifero può cambiare il mondo? ultima modifica: 2016-12-29T12:00:51+00:00 da Web Digitalic
Depositphotos 2017 May

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