Punto G

di Antonella Tagliabue*

Al World Economic Forum è stato centrale il tema dell’intelligenza artificiale, che sembra essere strettamente collegato a un concetto di sostenibilità, soprattutto in termini di automazione dei sistemi energetici e di soluzioni in grado di pensare autonomamente a evitare effetti nocivi per l’ambiente.

Capi di Stato, leader di aziende globali, rappresentanti del mondo delle Università, delle organizzazioni non governative e intellettuali si sono riuniti a Davos nel mese di gennaio.
Il World Economic Forum è un appuntamento annuale che si svolge da 40 anni con l’obiettivo di riunire le élite mondiali per discutere di “the next big thing”.
Quest’anno il tema era la Quarta Rivoluzione Industriale che cambierà il nostro modo di lavorare e vivere. L’evoluzione tecnologica ha portato a una digitalizzazione della vita economica e sociale con un effetto dirompente – e disruptive, la parola d’ordine di questi tempi – per cui non c’è più separazione tra ciò che è fisico, biologico e digitale. L’edizione 2016 del Global Risks Report, pubblicato in occasione del Summit, rivela che le minacce maggiori sono rappresentate dalle crisi del cibo e dell’acqua, dagli shock dei prezzi energetici, dalla perdita di biodiversità, dal collasso degli ecosistemi, dagli eventi meteorologici estremi e dal fallimento degli sforzi per ridurre le emissioni.
Niente di nuovo sotto il cielo. Anche quest’anno questa consapevolezza non ha portato a delle decisioni. La novità forse consiste nell’aver indagato il tema delle connessioni.
Esiste un legame tra i problemi relativi all’approvvigionamento dell’acqua e dell’energia e l’ineguaglianza, il terrorismo, la povertà. Nella nuova quarta era, quella della comunicazione, i sistemi fisici e biologici sono diventati informazioni, dati, Big Data e danno vita a ecosistemi più complessi. Cambia il concetto stesso di risorsa e l’innovazione non è più solo qualcosa a cui dobbiamo chiedere di migliorare la vita, di salvare il pianeta e l’ambiente, perché il mondo non è più quello che conosciamo. Non è un caso che i temi più discussi a Davos siano stati quelli dell’intelligenza artificiale, la robotica, le nuove tecnologie, la genetica.

In particolare l’intelligenza artificiale sembra essere strettamente collegata a un concetto di sostenibilità, soprattutto in termini di automazione dei sistemi energetici e di soluzioni in grado di pensare autonomamente a evitare effetti nocivi per l’ambiente. Siamo in attesa di capire quale tecnologia costituirà la vera rivoluzione della quarta era industriale, ma forse non sarà qualcosa in grado di risolvere il problema del deterioramento delle risorse.
Una nuova frontiera nell’applicazione di intelligenza artificiale, robotica ed elaborazione dei Big Data potrebbe essere la costituzione di modelli predittivi per valutare le possibilità di vita nello spazio. Per capire non solo se esistono altre forme di vita intelligente nella galassia, ma anche se le condizioni sono possibili per la specie umana.
secondo il cosiddetto Paradosso di Fermi esistono moltissime stelle e pianeti, anche solo considerando quelli visibili, sarebbe naturale pensare che la vita possa essersi sviluppata altrove.
a domanda allora è: dove sono tutti quanti? Forse imbottigliati in un ingorgo galattico che gli impedisce di raggiungerci, o impegnati su un social network di nuova concezione in cui i nostri umani quindici minuti di notorietà sono un concetto superato. In concomitanza con il Forum di Davos, gli studiosi dell’Australian National University Research School of Earth Sciences hanno pubblicato uno studio secondo cui la vita nell’universo non sarebbe affatto rara. Si tratta però di una vita fragile per cui la sopravvivenza, in un contesto di estrema instabilità, è difficile e i processi evolutivi portano all’estinzione molto rapidamente. In pratica, se gli extraterrestri esistono, probabilmente sono già estinti. Quattro miliardi di anni fa la Terra, Marte e Venere erano corpi celesti molto simili, ma Venere è adesso troppo caldo e Marte ha perso la sua atmosfera.
La missione Kepler avrebbe scoperto più di mille pianeti teoricamente capaci di supportare la vita. Mancano però le prove tangibili. Le tecnologie della quarta era potrebbero aiutare a capire se l’estinzione nell’universo è relativa a organismi monocellulari, piuttosto che a grandi animali come sulla Terra, nel qual caso la galassia sarebbe piena di fossili piccolissimi.
In attesa di arrivare a concepire una vita e degli ecosistemi che siano per loro natura digitali, il 2016 potrebbe essere l’anno di un’altra grave perdita da celebrare a livello universale. In base alle previsioni, E.T. è morto e merita gli onori dei social network. Riposi in pace e lunga vita aliena a chi rimane.

*Amministratore delegato della società di consulenza strategica di Un-Guru, esperta di sviluppo sostenibile. Laureata in Scienze Politiche, con specializzazione in Storia e Istituzioni dell’America Latina. Si è occupata di comunicazione e marketing per multinazionali e gruppi italiani. Da anni si occupa di Green Economy e di responsabilità sociale e ambientale d’impresa, insegna in corsi e master. “Penso che la sostenibilità debba essere una scelta, prima che un dovere, ma che debba essere strategica e, quindi, responsabile. Quando parlo del Pianeta lo faccio con la P maiuscola e credo che il rispetto per la vita in senso biologico debba essere un istinto”. Leggo, viaggio e scrivo per passione. Camus diceva: “Sono contro tutti coloro che credono di avere assolutamente ragione. Per questo pratico il dubbio, coltivo i miei difetti, cerco di sbagliare sulla base di ragionevoli certezze e mantengo un ottimismo ostinato”

L’intelligenza artificiale ci porterà nello spazio? ultima modifica: 2016-04-09T13:49:32+00:00 da Francesco Marino
Accenture Cristina

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