Ve li ricordate i Google Glass? Come non potreste! Nati con gran clamore soltanto quattro anni fa, questi smart glass non sono mai decollati veramente. Chi li indossava veniva persino definito “Glasshole”, prendendo spunto da uno degli insulti più noti della lingua inglese. Molte sono state le preoccupazioni relative alla privacy legata all’indossare una videocamera sopra la testa e persino il programma Glass Explorer, che ne limitava la disponibilità, non ha avuto successo. Google ha chiuso definitivamente il programma Explorer nel gennaio del 2015 e viene naturale supporre che da quel momento si sia conclusa la sperimentazione. Ma non è così.
Sebbene molti “consumer” hanno criticato il dispositivo, in ambito business è stata tutta un’altra storia. Google, così come altri produttori di smart glasses, ha comunque intravisto un’opportunità per le imprese. Un tale dispositivo era in grado di proiettare informazioni davanti agli occhi, senza che servisse alcun aiuto delle mani: potenzialmente si trattava di qualcosa di grande utilità, come se si fosse avuto a disposizione un computer proprio davanti al viso.
Gli occhiali smart che vediamo oggi non sono monopolio di Google, società come Vuzix, Atheer, ODG e Microsoft, tra le altre, stanno producendo hardware dedicati al mondo verso le imprese.

APX Labs sembra ricoprire un ruolo cardine nei sistemi operativi e di software. APX Lab è una startup che ha sviluppato una piattaforma hardware-agnostic (compatibile con la maggior parte di sistemi operativi), a partire dalla quale le aziende possono costruire applicazioni customizzate per gli smart glass e connetterle ai sistemi di back-end delle imprese.
E’ importante tenere a mente che siamo davvero allo stadio embrionale di questi sistemi e, sebbene alcune grandi società vedano un potenziale in queste applicazioni, gli sforzi si stanno concentrando ancora solo verso singoli progetti e prima di un’adozione su ampia scala occorrerà superare molti ostacoli.

Sulla linea di partenza
Attualmente, mentre gli smart glass non sono parte integrante del mondo del lavoro, alcune grandi compagnie come Boeing, GE e VW stanno insegnando ai piloti ad adottare questi dispositivi e ad utilizzarli al meglio. Ad esempio, possono semplificare tutte le operazioni che richiedono istruzioni complicate oppure risolvere manutenzione complesse che richiedono la costante consultazione di manuali di istruzione.

Ecco cos’hanno da offrire gli smart glass.
Angela McIntyre, che analizza il mercato degli smart glass per Gartner prevede – entro il 2020 – che il mercato combinato di display head-mounted possano raggiungere i 40 milioni di unità. Ciò potrebbe includere tutto quello che va dai visori per la realtà virtuale come Oculus Rift e Google Cardboard agli strumenti di realtà aumentata come Hololens oppure occhiali smart come Google Glass e i Vuzix M300. Detto questo, Angela McIntyre prevede approssimativamente che il 40% coinvolgerà prettamente utilizzi in ambito business.

smart glass

Use case
Uno scenario iniziale prevede il semplice utilizzo degli occhiali come dispositivo, utile per scattare foto o registrare video di ciò che si sta vedendo, mentre le mani sono libere. McIntyre sostiene che questo sia il modo più efficiente in termini di costi per iniziare con gli Smart Glass, ma si tratta di un utilizzo limitato.
Il livello successivo prevederà la scrittura di istruzioni tramite una foto o un video per spiegare un processo senza alcun intervento umano. Ogni lavoro verrebbe suddiviso in fasi distinte dalle quali non è possibile passare a quella successiva fino a quando la precedente non sia stata completata, assicurando che il lavoro venga svolto in modo preciso e secondo le indicazioni. Sarà possibile avanzare alle istruzioni successive attraverso dei comandi vocali, così come per guardare nel dettaglio alcune parti o procedure. Mentre questo tipo di applicazione ha potenzialmente la possibilità di offrire un’efficienza maggiore, potrebbe richiedere più tempo e più risorse per poter essere sviluppato.
Boeing sta facendo proprio questo nel suo progetto pilota, che assiste i tecnici mentre costruiscono i collegamenti di cavi più intricati per i jet. Ciò implica l’inserimento dei cavi corretti nei connettori, che possono risultare molto complicati. Invece di guardare continuamente su e giù da un laptop per avere le istruzioni, utilizzando gli smart glass, i tecnici possono tenere le mani su cavi e connettori, mentre l’applicazione li guida verso la connessione corretta, fornendo così un modo più efficiente per lavorare.
Finalmente, attraverso l’uso della realtà aumentata, questi occhiali potranno proiettare immagini animate sovrapposte a ciò che il tecnico sta osservando.

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Molta strada da fare
Avere a che fare con uno use case logico è soltanto il primo passo. Diventa ben più complicato quando lo use case coinvolge la connessione tra vari sistemi d’impresa.
L’esempio dei cavi Boeing implica il coinvolgimento di accessibilità a sistemi attraverso varie organizzazioni che compongono Boeing, creando degli strati di complessità aggiuntivi. Spesso si tratta di sistemi ereditati che non erano stati concepiti e costruiti per interagire con altri. APX Labs sta cercando di risolvere questo problema ponendosi come sotto-piattaforma per connettere le applicazioni ai visori e ad altri sistemi esterni, ma non è materia semplice da affrontare e c’è molto lavoro da portare avanti per far sì che queste connessioni funzionino.
La McIntyre sottolinea che non si tratta solo di questioni tecniche a creare degli impedimenti agli smart glass. Ci sono ulteriori problemi relativi agli stessi occhiali che non sono stati progettati per essere indossati consecutivamente durante un turno di otto ore. Anche la durata delle batterie è una sfida aperta, specialmente con applicazioni da risorse intensive. Alcune compagnie devono tenere in considerazione regolamentazioni e standard in termini di salute e sicurezza, in cui una protezione per il viso diventi complementare all’uso degli smart glass prima ancora che vengano progettati. Inoltre, i produttori stanno ancora cercando di capire come combinare l’uso degli smart glass alle prescrizioni oculistiche del singolo tecnico.

Sono proprio i primi giorni
Come per tutte le nuove tecnologie, lungo il corso del tempo hardware e software evolveranno e parte di questi problemi vedranno una naturale soluzione, ma si tratta di un processo in divenire.
Brian Ballard – CEO di APX Labs – sostiene che la vera sfida sia trovare degli use case in cui gli smart glass facciano risparmiare al cliente tempo e denaro. Se è possibile scattare una foto con uno smartphone o tablet, non sarà di certo più conveniente fare la stessa cosa dagli smart glass. Egli ritiene che le compagnie debbano essere intelligenti e mirare a use case ben precisi, nei quali avere le mani libere significhi ottenere un incremento effettivo della produttività.
Per adesso gli smart glass stanno solo iniziando a farsi largo nel mondo degli affari, ma è chiaro che – per alcuni tipi di lavoro – possono rappresentare una tecnologia di trasformazione, capace di superare le attuali limitazioni.

Gli smart glass si fanno strada nel business ultima modifica: 2016-07-18T16:47:31+00:00 da Web Digitalic
Accenture Cristina

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