Massimo Banzi, co-fondatore di Arduino, racconta come il modello “maker” (di cui Arduino è una colonna portante) possa cambiare il modo di fare innovazione. In fondo i grandi imprenditori del dopoguerra oggi li chiameremmo makers. Nella la seconda puntata di #DigiScovering #PoweredByPixartPrinting, Banzi spiega anche il problema psicologico dell’Italia: trasferire sui giovani le paure di una nazione anziana.

Arduino cos’è, come funziona e i progetti che puoi fare

L’Italia è un paese di innovatori, non ci mancano le persone creative, né quelle che hanno voglia di fare.
C’è però un aspetto che limita la nostra capacità di innovare e ha che fare con la psicologia : “In Italia ci sono problemi strutturali, indubbiamente – spiega Massimo Banzi, co-fondatore di Arduino – ma si è anche creato un meccanismo psicologico per il quale tutto viene criticato e se qualcuno ha successo bisogna subito trovare i lati negativi. In Italia il successo sembra sempre avvenire a danno di qualcun altro. C’è anche un problema di invecchiamento progressivo della popolazione e questo porta con sé delle paure per il futuro. Non si può avere un ventenne che ha le stesse paure di un settantacinquenne, ma questo sta avvenendo: l’Italia è una nazione che invecchia e stiamo trasferendo sui giovani le paure tipiche di una popolazione anziana”.

Il modello “makers” può essere una soluzione ai limiti strutturali dell’innovazione, perché si adatta molto bene alla realtà economica italiana .
“Se guardiamo alle persone che dopo la Seconda Guerra Mondiale hanno creato aziende di successo, potremmo chiamarli Makers – racconta Banzi – spesso erano persone che non avevano una formazione specifica di ingegneria meccanica, ad esempio, e hanno fatto innovazione nella meccanica”. Inoltre le piattaforme Open Source (fondamento della cultura “maker”) offrono la possibilità di fare ricerca condivisa. Le aziende italiane spesso sono piccole e difficilmente potrebbero permettersi dei grandi dipartimenti di ricerca e sviluppo, ma se gruppi di aziende piccole si mettessero d’accordo e sviluppassero parte del loro prodotto in modalità open source, ciascuna poi potrebbe costruire la propria soluzione su questo nucleo, differenziandosi; allora queste aziende potrebbero coesistere, competere e condividere allo stesso tempo”.

Arduino nasce proprio con questo spirito: quello rendere disponibile al maggior numero di persone la possibilità di innovare attraverso la tecnologia, in ogni campo.
“Noi abbiamo cercato di costruire intorno ad Arduino un sistema di educazione che si basa su ‘cosa vuoi fare tu’. Si parte dal desiderio creativo delle persone e si capisce poi come fare a costruire con la tecnologia ciò che desiderano”.

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