Dopo la scissione HPE torna alle proprie radici: la ricerca e l’alta tecnologia per creare un’innovazione che possa cambiare davvero la società, in molti modi. L’AD Stefano Venturi racconta il nuovo approccio fatto di passione e condivisione.

“Siamo tornati alle origini: alla ricerca, all’alta tecnologia, al legami con i territori in cui operiamo e non c’è modo migliore per provare a portare un cambiamento reale nel Paese e nell’economia” Stefano Venturi, amministratore delegato di HPE racconta con grande passione il nuovo anno, ma più in generale la nuova missione dell’azienda.

“Quello che vogliamo davvero realizzare è un cambiamento reale per le persone e per le imprese, concentrandoci su ciò che sappiamo fare meglio: tecnologia con caratteristiche dirompenti che riguardano i data center e tutto quello che ci gira intorno. Ma il nostro compito va molto oltre. In 50 anni di presenza in Italia abbiano sempre sostenuto l’innovazione nei territori e nelle comunità in cui operiamo”. Perché non esiste vera innovazione se non può essere condivisa.

La volontà di condividere la propria tecnologia e il proprio impegno si dimostra in ogni attività di HPE. Come in Cloud 28+ il progetto a cui aderiscono i partner HPE per condividere le proprie capacità computazionali residue con tutto il network per eliminare sacche di inefficienza e limitare la necessità di accrescere l’infrastruttura dei data center. Un altro modo di condividere le risorse, senza intaccare le “ragioni di business”.

Con la stessa filosofia è nato il grande progetto degli Innovation Lab HPE, veri e propri laboratori ad alta tecnologia equipaggiati con le soluzioni più innovative HPE e realizzati su territorio insieme ai partner HPE che investirà di suo tra i 7 e 10 milioni di euro per realizzarli e dare la possibilità alle imprese italiane di verificare direttamente quanto il digitale possa trasformare il modo di fare impresa

Stefano Venturi HPE

“La nostra convinzione è che davvero la condivisione sia lo strumento più potente per l’innovazione. Anche per questo abbiamo scelto di adottare un approccio diverso alla social corporate responsabilità, che noi chiamiamo social innovation. Tra le molte cose che un’azienda come HPE può fare, abbiamo deciso di donare il tempo delle nostre persone per fare quello che può avere maggior impatto sul futuro delle comunità: insegnare. Insegnare la cultura digitale, insegnare a programmare, insegnare la sicurezza online. I dipendenti HPE hanno donato 12.100 ore di insegnamento, per un valore di 550.000 euro in un anno. Ma, quello che più conta, hanno formato 800 bambine e bambini con i corsi CoderDojo, 900 con i seminari Safe2Web, 250 con ABCDigital e hanno creato dei FabLab@HPE all’interno delle scuole. In questo caso abbiamo istruito dei ragazzi che a loro volta insegneranno ad utilizzare i FabLab agli altri studenti, per un impatto che si è moltiplicato rapidamente fino a toccare oltre 2.000 persone”.

L’innovazione, insomma, non è solo tecnologia, è anche il modo in cui si fa arrivare la cultura digitale alle persone, la strada che si sceglie per diffonderla, il tempo che si investe per farlo, il metodo che si adotta per condividerla.

Stefano Venturi (HPE): “L’innovazione è soprattutto condivisione” ultima modifica: 2017-03-06T15:25:45+00:00 da Francesco Marino

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