I videogame per salvare il mondo

Si può combattere il cambiamento climatico anche giocando, i videogame raggiungono quasi 1 miliardo di persone e possono influenzarle positivamente

Nel settembre 2019 trenta tra le più grandi case produttrici di videogiochi hanno dato vita alla Playing for the Planet Alliance, il cui obiettivo è sfruttare il potenziale delle piattaforme di gaming per combattere il cambiamento climatico.
In totale gli aderenti all’alleanza possono raggiungere una platea di 970 milioni di giocatori in tutto il mondo.
Per questo UN Environment e Grid-Arendal hanno presentato un report dedicato a ciò che potrebbe fare l’industria del gaming per la salvaguardia del Pianeta.
Nel mondo ci sono oltre 2,4 miliardi di gamers, che spendono quasi 140 miliardi di dollari all’anno, ricavi che superano quelli di Hollywood, Bollywood e della vendita di musica messi insieme.

E non sono soli. Nel 2017, 666 milioni di persone hanno guardato qualcun altro cimentarsi con i videogiochi.
Nel 1997 Michael H. Goldhaber scrisse che l’economia globale stava subendo una trasformazione radicale: dalla ricchezza materiale si passava ad un sistema il cui fulcro diveniva l’attenzione umana. E quando si tratta di “attention economy” niente può competere con i videogiochi in termini di capacità di attirare e trattenere l’interesse delle persone.
Il popolo dei gamers è più variegato di quanto si pensi. Non si può dire che i videogiochi siano una faccenda per bambini: ha meno di 21 anni il 22% dei gamer, mentre gli altri sono adulti. In molti paesi quasi la metà dei giocatori è femmina. Dei primi 15 paesi per densità demografica dei gamers 5 sono identificati come a basso-medio reddito: India, Indonesia, Filippine, Vietnam e Nigeria.
Non è dunque una questione di età, sesso o reddito.
Nel 2015 il fatturato dell’industria del gaming su telefonino ha superato quello delle console e si stima che raggiungerà i 91,2 miliardi di dollari nel 2021.
A determinare la crescita del mercato è innanzitutto la disponibilità di un accesso veloce.

Videogame impegnati Green
Videogame: Distrazione o impegno?

Ma come possono i videogiochi, tradizionalmente considerati come una distrazione da una vita all’aperto e a contatto con la natura, aiutare l’ambiente?
Dei 53 produttori che hanno risposto per la realizzazione del report, il 96% ha dichiarato che i videogiochi possono essere utilizzati con successo per promuovere una buona causa, essere uno strumento di consapevolezza ed educazione (87%) ed ispirare un cambio positivo nei comportamenti (74%). L’87% si è detto disposto a supportare campagne per promuovere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili (SDGs) previsti dall’Agenda 2030, dell’ONU.
Il contributo dei videogame potrebbe diventare importante aiutando a rendere educazione e promozione della sostenibilità una questione di comportamenti e momenti quotidiani.
Il mondo dei videogiochi si è già impegnato a favore dell’ambiente.
Molte organizzazioni hanno utilizzato dei giochi molto diffusi per raccogliere fondi e fare donazioni.

Esempi virtuosi di videogame

Pokemon-go ha premiato i partecipanti alle operazioni di pulizia in occasione della Giornata della Terra con una speciale release del gioco e con una donazione di 250mila dollari per la salvaguardia degli oceani.
Minecraft ha presentato la versione Minecraft–Climate Hope City per aiutare i giocatori ad immaginare un futuro a zero emissioni e ha raccolto fondi per piantare 150mila alberi in Africa Orientale.
In oltre 10 anni di ricerca scienziati e supercomputer non sono riusciti a comprendere la struttura di un virus come quello dell’Aids ma grazie a Foldit bastano 10 giorni di gioco collaborativo per “aggrovigliare” le catene di un aminoacido e studiare schemi proteici originali.
Lo scopo di Foldit è aiutare gli scienziati nella ricerca di una struttura migliore: un compito che i computer non sono in grado di svolgere. Il nostro cervello funziona meglio quando si tratta di pattern recognition, il riconoscimento di forme particolari che, nel caso delle proteine, potrebbero essere ottimali e molto simili a quelle naturali (eh si, in molti si stanno mettendo alla prova con il Covid-19).
Date a un giocatore un budget massimo di emissioni e chiedetegli di indagare sugli scenari possibili, dove la complessità e la negoziazione siano elementi fondamentali e avrete delle belle sorprese.
La gamification, la tecnica che integra attributi di gioco in altri contesti, funziona.
Zooniverse, la più grande piattaforma per il coinvolgimento dei cittadini nei progetti scientifici, ha consentito alla comunità di ricerca di coinvolgere 1,6 milioni di utenti nelle più diverse attività; dalla classificazione delle galassie al conteggio delle foche. Per non parlare di ciò che si può fare grazie a 3D o realtà aumentata.
Certo non si può non considerare che l’impronta ecologica dell’industria dei videogiochi sia enorme, sia per la produzione di rifiuti elettronici che per i consumi (nel 2016 il traffico generato dal gaming online era di 915 petabyte al mese). La soluzione suggerita dal report è l’economia circolare, che come concetto si presta ad una gamification spinta.
Chissà se in futuro i videogiochi ci premieranno per il fatto di aver salvato degli alberi o degli esseri viventi, invece di abbatterli e ci permetteranno di coinvolgere le persone in sfide planetarie per il bene della Terra.
Potrebbe essere un modo nuovo di divertirsi.
L’industria del gaming è già oggi una delle più collaborative, perché non sfruttare questo vantaggio per fare del bene e meglio?
Si è sempre pensato che la salvaguardia dell’ambiente fosse un tema serio, su cui non si può scherzare. Ma giocare a salvare il pianeta potrebbe essere molto più che un semplice gioco.


I videogame per salvare il mondo - Ultima modifica: 2020-08-30T07:47:26+00:00 da antonella.tagliabue

Giornalista, collabora con numerose testate sui temi del non profit e della sostenibilità quali Il Sole 24 Ore, Metro e Digitalic. Managing Director e Senior Advisor di Un-Guru, coordina il team di Un-Guru per i progetti di responsabilità sociale e ambientale di impresa, non profit e di sviluppo sostenibile, ed è responsabile dell'area marketing e comunicazione. Coordinatore e docente del Master per il Non Profit de Il sole 24 Ore, docente per il Master di Marketing e Comunicazione Ambientale di CTS, oltre che per numerose Università

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