Alberto D’Ottavi è morto ed aveva così tante cose da realizzare, idee da condividere, e storie da raccontare.
Alberto aveva 49 anni e una vita alle spalle piena di lavoro e di successi. L’ho conosciuto al Gruppo editoriale JCE, era arrivato per fare il caporedattore di CHIP, poi passato su un nuovo progetto che si chiamava Pc Upgrade. Qualche mese dopo sarebbe toccato a me guidare quella stessa rivista.

È stato uno dei primi in Italia a fare una start-up quando ancora nessuno le chiamava così, è stato in America ha presentato la sua idea: Bloomming, una piattaforma di social commerce, avanti su tutti.
Con tanto lavoro ha dimostrato di riuscire in campi così diversi. Agli scettici, ai critici, agli invidiosi ha dimostrato ogni volta di sapersi reinventare e realizzare grandi cose.

L’ho sentito solo qualche giorno fa, pieno di idee, di voglia di vivere di fare cose nuove. Era orgoglioso della sua moto nuova “una pazzia” mi aveva detto, una bellissima pazzia da 1.300 centimetri cubici, ma lui era un entusiasta della vita e della tecnologia e quella moto ne era, un po’, un simbolo.

Alberto se ne andato per colpa di un ictus, improvviso e maledetto. Aveva così tanti progetti in mente, e solo qualche giorno fa abbiamo parlato per ore al telefono. Era entusiasta di Digitalic perché, diceva, la rivista aveva realizzato almeno una parte delle idee che lui aveva sempre avuto sull’editoria, quel misto di business in una veste consumer, di design che lui amava tanto. Aveva l’editoria nel cuore e Infoservi era la sua idea di come uno strumento di informazione possa coincidere con una comunità.

Alberto sei andato via troppo presto, dovevamo fare la cena su moda e tecnologia, dovevamo fare quell’evento a Lugano, dovevi farmi vedere la moto… e la gara delle cravatte?

Ci siamo frequentati e persi tante volte in questi 15 anni, ma tutte le volte era come se avessimo finito di parlare il giorno prima. Riposa in pace Alberto che nei tuoi 49 anni sei andato sempre a tutta velocità, porta un po’ di innovazione anche lassù, porta le tue cravatte e quel sorriso di chi ha appena avuto un’idea, ciao.
Francesco

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