Chris Bangle è uno dei car designer più conosciuti e rispettati nel mondo. Ha rivoluzionato le linee della BMW e ora continua ad innovare nei settori più diversi, anche nella tecnologia, operando dalla sua casa in provincia di Cuneo che è anche il suo studio, il suo manifesto e un luogo dove si ritrovano le menti più brillanti del mondo per dare vita ad oggetti che risolvono problemi e danno emozioni, perché questo è il compito che dovrebbe avere il design, anche se…

di Francesco Marino / Foto by QGPhoto

A Borgata Gorrea si arriva con una strada ripida e stretta; bisogna attraversare la langa, passare in mezzo
alle terre di Barolo, girare sui tornanti che avvolgono la collina. Quando si giunge in cima, però, si apre un mondo: quello di Chris Bangle, che qui ha la sua casa, il suo studio, il suo laboratorio di sperimentazioni e un centro internazionale dove vengono a lavorare (e ad abitare) per brevi periodi i designer più talentuosi. Bangle è stato il capo del design BMW dal 1992 al 2009: è lui che ha cambiato le linee della casa tedesca, disegnando modelli destinati a rivoluzionare lo storia del marchio e di tutto il settore, come X3, X5, Z4. Prima però ha lavorato diversi anni in Fiat; era una giovane promessa del design e, sotto la guida di Ermanno Cressoni, è diventato prima responsabile del design esterni, poi capo dell’intero Centro Stile Fiat. È sua la Fiat Coupé, per esempio. Da cinque anni vive a Borgata Gorrea, nella langa sud-occidentale, dove ha creato la Chris Bangle Associates, una struttura che si occupa di design in diversi settori (non solo quello automobilistico), dalla tecnologia al paesaggio. I più bravi professionisti, per brevi periodi di intenso lavoro, si trasferiscono nella sua casa-studio per realizzare i progetti in cui vengono coinvolti. È un ambiente vivo, pieno di spazi creativi, di laboratori in cui costruire prototipi; in ogni angolo c’è una sorpresa, tutto è studiato per dare libertà e stimoli. Per arrivare al terzo piano della casa c’è una scala ricavata da un tubo di metallo tagliato a metà, all’interno del quale sono stati inseriti degli scalini di legno. “Ho provato tante forme, ma quella del tubo riciclato e tagliato era indubbiamente la migliore”, spiega Bangle. Così è tutta Borgata Gorrea: un luogo pieno di idee che prendono la forma di oggetti, come il tavolo da ping-pong rotondo. “Ogni volta che ci si gioca cambiano le regole – dice Bangle –, perché ognuno lo vede a suo modo”.

MA PERCHÉ UN DESIGNER AMERICANO, CHE HA LAVORATO TANTI ANNI IN
GERMANIA, HA SCELTO DI ABITARE IN PROVINCIA DI CUNEO?

Quando io e mia moglie ci siamo sposati stavamo a Torino (allora lavoravo in FIAT) e lì abbiamo vissuto i primi sette anni del nostro matrimonio. Come sanno tutte le persone sposate, i primi sette anni sono molto importanti. Se superi questo periodo, allora hai buone possibilità di sopravvivere a tutto il resto(noi abbiamo festeggiato 30 anni di matrimonio). Il periodo torinese è stato molto importante e ci haforgiato come coppia: io ho fatto carriera, è nato nostro figlio, abbiamo imparato insieme una nuova lingua. In seguito, quando ci siamo trasferiti in Germania, quando ci chiedevano “Di dove siete?”, noi rispondevamo “Io sono americano, lei è svizzera, ma noi siamo italiani”. Era scontato che saremmo tornati in Italia, in una zona non lontana da Torino e, dopo cinque anni di ricerche, abbiamo trovato questo posto. A Borgata Gorrea tutto assume una nuova forma, anzi, un nuovo pensiero. Prima di incontrare Bangle la domanda ricorrente era: “Ma chi è un designer? Che cosa fa in realtà?”. Dopo averlo conosciuto è facile rispondere: il designer è una persona che riesce a mettere un pensiero in un oggetto. Nella sua casa-studio tutto è pensato. Bangle ha addirittura disegnato le doghe che rivestono la porta del garage, perché “ci voleva un diverso angolo di incidenza nelle tavole, per far scorrere al meglio l’acqua”, racconta. La messa in opera è stata poi affidata a degli abili artigiani locali, che hanno saputo trovare il miglior allineamento di quelle affilate linee diagonali. In questo piccolo episodio è raccolta la filosofia di Bangle per il design: un disegno rigoroso, che risolve un problema, messo poi in pratica da artigiani abili, in grado di aggiungere, con la loro esperienza e capacità, qualcosa in più nel momento della sua realizzazione. “Una delle cose che ho imparato nella mia carriera è che bisogna essere in grado di lasciare andare – spiega Bangle –. Uno dei difetti più grandi dei prodotti attuali è che, una volta deciso il loro design, tutto viene fissato, cristallizzato e dal quel momento è un monolite e non riceve più nulla dalle persone. Non si ascoltano più gli ingegneri, chi deve produrlo e nemmeno chi deve usarlo. Il designer dovrebbe invece accogliere nel suo oggetto gli stimoli che arrivano anche dopo averlo disegnato. Questa è una grande perdita per il prodotto e per l’economia”.

Foto by QGPhoto

PERCHÉ?
Perché l’utilizzo della tecnologia (che è meravigliosa) implica il lavoro di meno persone. In passato non
era così: la capacità di produrre cresceva proporzionalmente al numero delle risorse umane impiegate, poi i nuovi strumenti che abbiamo introdotto hanno spezzato questa continuità. Se pochi sono in grado di sostenere l’intero processo realizzativo, cosa faranno gli altri? Dovranno solo consumare? Tempo fa ho visitato un museo di bellissime auto d’epoca e ho notato che alcune avevano i tubi di scappamento rotondi, altre quadrati, alcune ne avevano uno tondo e uno quadrato. Ho chiesto perché e mi hanno spiegato che quando la marmitta la faceva un certo Giovanni preferiva farla tonda, quando la realizzava Mario la faceva quadrata. Questo non è un difetto, ma una ricchezza: se saremo in grado di dare valore alle modifiche introdotte in un oggetto dai singoli, allora tutti potranno contribuire a dare un valore nuovo ai prodotti e molte più persone avranno un ruolo nel sistema dell’economia. È una grande sfida, ma ciò che dovrebbero fare i designer è porsi delle domande importanti e trovare delle risposte”.

QUINDI, IL DESIGNER È UNA PERSONA CHE RISOLVE PROBLEMI?
Sì: se non risolve problemi fa arte, non design. Questa almeno è la teoria. In realtà i designer sono creatori di problemi. Con i loro disegni sembrano dire: “Ehi, ingegnere! Prova a realizzare questo, se sei capace!”. Oppure sono dei trasformatori. Come fare una telefonata attraverso una sottile lamina di metallo e plastica è un problema che viene risolto dagli ingegneri. È compito del designer, invece, trasformare il problema in “Ma come diavolo facciamo a realizzare un alloggiamento in alluminio fresato con una curva frontale ricoperta in vetro senza giunti o saldature?”. Inoltre, spesso si dice che il design è il significato e che sia compito del designer portare questo senso alla luce, attraverso la forma e la grafica, con tutte quelle funzioni che non sono state già stabilite (per esempio, dai fornitori delle componenti che formeranno il prodotto). Purtroppo il “senso” con cui oggi deve cimentarsi il designer è quello contenuto nel “brand” di un prodotto. Portare alla vita il senso profondo delle cose. Questo dovrebbe essere il design. “Tutto per me è car design, anche se non ha quattro ruote, perché niente è come una macchina che deve essere efficiente, bella e deve trasmettere emozioni – spiega Bangle –. I designer devono comprendere così profondamente quello che hanno realizzato da diventare quella cosa, da essere quel design. Devono poterlo ballare, esprimere l’idea e l’emozione che dà quel prodotto ballando. Se lo puoi ballare, allora è design”.

Foto by QGPhoto

Chris Bangle: “Se lo puoi ballare allora è design” ultima modifica: 2014-05-27T12:42:04+00:00 da Francesco Marino
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