ZAC!

Si parla parecchio di startup. Forse anche troppo. Chi ha fondato una startup o ha lavorato al suo interno si è fatto una propria idea sul tema. Vale anche per me.

di Emanuela Zaccone*

Startup: in molti casi non è chiaro cosa siano, molti rifiutano addirittura l’uso del termine perché eccessivamente abusato. Altri alzano gli occhi al cielo e sostengono che in Italia non si possano fare startup, perché l’ecosistema non è quello giusto, la burocrazia non aiuta, la stampa non apprezza o non capisce abbastanza. Insomma, ne abbiamo sentite tante. Ne abbiamo anche lette moltissime, ma la verità è che chi ha mai fondato una startup o ha lavorato al suo interno si è fatto una propria idea sul tema. Vale anche per me.
TOK.tv – piattaforma Social vocale per i fan dello sport – è nata nel 2012, ma abbiamo cominciato a lavorarci ancor prima, nel 2011, con un modello che negli anni è rimasto immutato: le persone coinvolte sono distribuite in giro per il mondo, ma sempre in contatto. La prima cosa che ho imparato?

1. Remoto è bello, ma richiede un alto grado di maturità da parte di chi collabora al progetto. Lavorare da casa (o da un qualunque luogo dotato di connessione Internet) e mantenersi comunque in costante contatto e aggiornati su ciò che fanno gli altri membri del team implica una ferrea organizzazione dei propri ritmi lavorativi. I talenti sono ovunque: rinunciarvi in nome della pretesa di essere sempre seduti gomito a gomito potrebbe significare rinunciare ad essere i migliori e i più competitivi.

2. Una startup non è un hobby. Sembra ovvio, vero? Non lo è se siete spalmati su più attività o se addirittura siete impiegati in un lavoro a tempo pieno. A un certo punto dovrete scegliere. La dedizione è fondamentale per l’avanzamento del vostro progetto. E se non sentite questa esigenza forse non ci tenete abbastanza. Lo so, dovete pur sopravvivere, quindi organizzatevi e mettetevi nelle condizioni di poter lasciare gradualmente la vostra precedente attività.

3. Essere a tutti gli eventi non è necessariamente un bene.
Questa è una norma che ho sempre seguito anche a livello personale: fare atto di presenza perché così se ne parla non serve. Ricordatevi che il tempo che avete a disposizione è limitato e lo togliete ad altre attività: scegliete bene su cosa investire (anche in termini economici, dato che spostarsi ha un costo) e valutate eventuali opportunità (concrete) di networking prima di darvi al presenzialismo.

4. Se, come nel mio caso, vi occupate soprattutto degli aspetti legati all’area marketing della vostra startup imparate ad usare i Social Media per ciò che sanno fare meglio: creare rete. Sì, sono un ottimo veicolo per costruire una reputazione intorno al vostro business, certo vi aiuteranno a dare un’immagine coerente di voi, ma soprattutto potranno essere un potente mezzo per entrare in contatto con eventuali partner o investitori.

5. Le startup sono luoghi in cui imparare. Si muovono celeri, crescono velocemente, mutano anche rapidamente. E voi siete parte del cambiamento. Imparate a cambiare strategie, soluzioni e perfino modelli di business se necessario. Non c’è una formula data per sempre, per questo numerose startup falliscono.
La quantità di cose che potreste imparare è il vero premio per il vostro impegno.

6. Imparate l’umiltà. Vale per gli eventuali errori in cui potrete incorrere, vale per i rifiuti che potreste ricevere dagli investitori e vale anche e soprattutto per voi. Ce ne sono fin troppi di startupper che si risentono appena si prova a muovere un appunto alla loro “creatura”: i feedback invece sono preziosi. Rimettono in prospettiva quanto viene realizzato, a volte possono aiutare a valutare scenari a cui non avevamo pensato. Quando ben strutturati sono un dono: sono il frutto di un tempo che altri dedicano a noi e al nostro lavoro. Anche solo per questo andrebbero apprezzati.

7. Ricordiamoci sempre che stiamo costruendo un prodotto o offrendo un servizio ad altri, non solo a noi stessi. Magari l’esigenza da cui sono scaturiti idea e ispirazione erano di origine personale, ma il prodotto finale non può essere costruito senza tenere conto delle esigenze degli atri utenti.
A meno che non vogliate essere i vostri unici utenti, ovvio.

8. Imparate a orientarvi. Spesso ci si sente smarriti davanti alla lista di incubatori, VC, norme burocratiche e legali, testi e fonti Web su “come si fanno le startup”. Sono tutti elementi vitali di un ecosistema che va conosciuto.

9. Una startup non è una scorciatoia per crearsi un lavoro. Una startup non è un badge da appendersi addosso.

10. Una startup è impegno, fatica, a volte frustrazione, reiterazione, resistenza.
È un viaggio, non una moda.

*Emanuela Zaccone, Digital Entrepreneur, Co-founder e Social Media Strategist di TOK.tv. Ha oltre 7 anni di esperienza come consulente e docente in ambito Social Media Analysis e Strategy per grandi aziende, startup e università. Nel 2011 ha completato un Dottorato di Ricerca tra le università di Bologna e Nottingham con una tesi su Social Media Marketing e Social TV.

Startup Zaccone

Emanuela Zaccone: “10 cose che ho imparato sulle startup” ultima modifica: 2015-10-19T09:33:05+00:00 da Francesco Marino
Accenture Carmelo

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