Il colosso statunitense Uber ha dovuto mangiare la polvere di NuTonomy, compagnia di Singapore, che lo ha battuto sul tempo nel lancio di auto senza driver. Uber aveva dichiarato che entro questo mese si sarebbero viste le prime auto a guida autonoma, ma è stata la NuTonomy, una società low-profile fondata solo tre anni fa, ad aver avuto la meglio, comunicando i primi viaggi sul territorio del sudest asiatico di veicoli autonomi.
NuTonomy, con base a Cambridge nel Massachusetts, probabilmente non gode di un nome chissà quanto conosciuto, ma non ha fatto questi test dal nulla. La società ha collaborato a lungo con le autorità di Singapore come parte di un ampio progetto nazionale che vuole dare sempre più spazio alla tecnologia.
In effetti il Consiglio per lo Sviluppo Economico di Singapore ha finanziato il progetto con circa 16 milioni di USD, nel tentativo di arginare gli effetti del congestionamento di auto e per sostenere la tutela ambientale.

Il primo tentativo è avvenuto in un abito controllato e ristretto in modo da garantire un controllo assoluto dell’incolumità dei passeggeri.
La NuTonomy mira a introdurre una serie di taxi completamente autonomi entro il 2018. L’annuncio di oggi è un passo veramente importante verso il conseguimento di tale traguardo, ma la società non ha azzardato una prova, perché ha iniziato i test, in forma strettamente privata, già da Aprile. Inoltre sta portando avanti test e studi sia a Londra che nel Michigan anche in collaborazione con il partner Jaguar Land Rover
I clienti possono prenotare una corsa gratuita dall’app di NuTonomy, ma la disponibilità è limitata ad una tratta non superiore ai 2.5 km nel distretto finanziario One North di Singapore. La flotta è composta da pochi mezzi, composti dalla Renault Zoe e la Mitsubishi i-MiEV.
Così come accade per Uber questa fase prevede una presenza umana, su ogni machina vi sarà un ingegnere che osserverà le performance del sistema del quale potrebbe assumerne il controllo nel caso in cui l’incolumità del passeggero, ma anche solo la comodità del viaggio, possano essere compromesse.
Travis Kalanick, CEO di Uber, ha preferito non esporsi con rincorse di date e previsioni in riferimento ai veicoli autonomi della sua società e il loro relativo sdoganamento in strada. NuTonomy ha avuto un’intuizione felice nel concentrarsi sul territorio di Singapore, che ha un territorio i soli 720 km quadrati e un governo aperto alla tecnologia e allo sviluppo per una città smart che mette a disposizione dati aperti e API.
“NuTonomy è la prima compagnia al mondo ad aver avviato un trial pubblico e ciò riflette la maturità che la nostra azienda è riuscita a conseguire per mezzo dei nostri software AV. La fase di test rappresenta un’opportunità unica per raccogliere feedback dei passeggeri in ambiente reale, e tale feedback offrirà un vantaggio oggettivo a NuTonomy nello sviluppo di veicoli self-driving per il lancio ufficiale che faremo nel 2018” ha dichiarato il CEO e co-fondatore di NuTonomy Karl Iagnemma.
Per velocizzare lo sviluppo delle proprie tecnologie in ambito di self-driving, Uber ha acquisito la startup Otto che ha un potenziale di 600 milioni di dollari. Il lancio pubblico di Otto è avvenuto soltanto in Maggio e si deduce che gli entusiasmi di Uber siano ben fondati. A questo punto verrebbe da chiedersi se Kalanick, dalla sua, vorrà tentare anche l’acquisizione di NuTonomy, dato che le competenze tecnologiche della società sono di dominio pubblico da tempo, così come lo sono i suoi continui progressi.

NuTonomy batte Uber per il lancio del primo Taxi a guida autonoma ultima modifica: 2016-08-31T15:27:56+00:00 da Francesco Marino

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