Portato alla luce da Bloomberg un accordo segreto stipulato tra il colosso dei motori di ricerca e il gigante dei pagamenti digitali: così Google conosce i nostri acquisti nei negozi fisici grazie a Mastercard.

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Da quando è stato scoperto lo scandalo del datagate di Facebook a causa della questione Cambridge Analytica, sembra essersi spalancato il vaso di Pandora: non passa mese (se non settimana) dalla notizia di un concreto, reale e inquietante controllo delle nostre informazioni su qualsiasi cosa.

E dopo le “accuse” del Professor Douglas Schmidt alla compagnia di Mountain View, secondo cui da test effettuati su uno smartphone Android i server di Google sarebbero in grado di monitorare gli spostamenti degli utenti anche senza usare il device, ancora una volta a creare scompiglio è la stessa Google, insieme all’altrettanto famosa e potente Mastercard.

L’anello mancante

Ma cosa c’entra Mastercard con Google?

Il re dei motori di ricerca è anche una delle più grosse società a gestire le inserzioni pubblicitarie che troviamo in giro per il web: le inserzioni sono diventate negli ultimi anni un’arma sempre più potente ed affilata, in grado di scovare i desideri più profondi degli utenti e di proporre sempre il prodotto più azzeccato alle brame di ogni internauta.

Tutto questo grazie alla profilazione, ovvero al tracciamento di un profilo piuttosto preciso su quelle che sono le abitudini, i desideri e le necessità di ognuno di noi, che restituisce in pratica quali sono le esigenze e i prodotti di cui il consumatore può aver bisogno.

Online tutto questo è abbastanza rapido: qualsiasi movimento su internet, ogni ricerca, scroll o sito visitato, permette ai giganti che operano dietro le quinte di sapere molte cose degli utenti e delle relative intenzioni d’acquisto.

Ma quando l’acquisto avviene nei negozi fisici, tutto questo diventa molto più complesso: esistono ad esempio le carte fidelity che con lo scopo dichiarato di premiare i consumatori più fedeli, intanto raccoglie informazioni sulle abitudini di acquisto – il tutto con espresso consenso, richiesto di norma all’interno delle semplici schede proposte all’attivazione della carta fedeltà.

C’è un altro modo per sapere qualcosa in più su ciò che il consumatore acquista?
Sì, ed è un altro tipo di carta ancor più seducente: parliamo delle carte di credito, che nel caso specifico sono quelle di Mastercard.

Un accordo per domarli

Sembra infatti che Google e Mastercard abbiano segretamente siglato un accordo per monitorare gli acquisti negli Stati Uniti, attraverso l’uso tradizionale di carte di credito o debito emesse con circuito della società.
Un sistema semplice e geniale che, dopo lunghe trattative durate quattro anni, è riuscito a garantire a Google dati preziosi per collegare gli acquisti (e le inserzioni) online con le compere offline.

Violazione della privacy

Secondo Bloomberg, che ha portato sotto i riflettori l’accordo mai reso pubblico, si tratta di un’importante violazione dei diritti di privacy, poiché due miliardi di persone sono state in qualche modo “controllate” a loro insaputa, e non sapevano che gli acquisti effettuati mediante la carta di credito potevano essere collegati alla sfera online.

La difesa

Dal fronte opposto, intanto, Google si difende pur senza commentare l’esistenza del patto segreto con Mastercard, specificando non solo che la tecnologia dello Store Sales Measurement è dotata di crittografia, ma anche che eventuali informazioni raccolte sono anonime, non permettono di identificare il consumatore, e sono registrate solo se l’utente è loggato in un account Google e non ha disattivato il monitoraggio delle attività.

D’altro canto, Mastercard tiene a precisare che i risultati sono disponibili soltanto per i commercianti, con il solo fine di monitorare l’andamento delle campagne pubblicitarie – non per i partner produttori, quindi.

Insomma, se è vero che Google è in grado di conoscere spostamenti, spese effettuate, gusti, necessità e desideri degli utenti, è altrettanto vero che ogni giorno vengono utilizzati gratuitamente servizi irrinunciabili come ricerche sul web, mappe o posta elettronica, fornendo esplicito consenso alla raccolta dei dati.

Scoperte di questo genere vanno di certo ad aumentare sia la consapevolezza dell’esistenza della raccolta dell’uso dei propri dati che il timore di queste pratiche, ma del resto bisognerebbe sempre tenere presente che “Se è gratis, il prodotto sei tu”.
In tutte le salse: anche mentre fai shopping nel tuo negozio preferito.

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