La nuova direzione del settore delle telecomunicazioni permette alla rete di connettere le persone ma anche i dispositivi: cos’è e come funziona l’Internet of things.

Internet of things

Non troppi anni fa per stabilire un collegamento a internet bisognava passare per forza da un computer, quando le connessioni erano fulminee a 56k e il cicaleccio del dialer avvisava che la connessione in rete stava per arrivare.
Poi, lo smartphone: un dispositivo versatile e tascabile grazie al quale si è diffuso e potenziato l’accesso alla rete anche dai telefoni cellulari.
Al giorno d’oggi, la connessione online è stata estesa anche ad oggetti di uso quotidiano: si chiama Internet of things, che tradotto in italiano vuol dire internet delle cose, o meglio degli oggetti, poiché riesce a mettere in comunicazione prodotti di uso quotidiano senza l’intercessione della mano umana, in via del tutto autonoma.

Cos’è l’Internet of Things

Indicato spesso con l’acronimo IoT, per Internet of things si intende la capacità degli oggetti di uso comune – che si evolvono in device intelligenti – di comunicare tra loro, e di interagire con gli esseri umani.
Questi oggetti, però, non sono identificabili né come computer né tantomeno come smartphone: si tratta di oggetti tradizionali che diventano smart grazie alla capacità di acquisire informazioni e all’accesso alla rete internet.

Internet si fa quindi mezzo di comunicazione non soltanto tra gli esseri umani, ma anche per le cose che usiamo di frequente, rendendole in grado di trasmettere le informazioni sul loro tipo di uso, o sulle condizioni attuali.

Come funziona l’Internet of things

Per comprendere a fondo l’essenza e la comodità dell’internet of things, è necessario capirne il funzionamento e, soprattutto, bisogna rendersi conto che l’internet delle cose è molto più vicino di quanto possiamo pensare.

Prendere un oggetto tradizionale ed installarvi dei rilevatori capaci di acquisire preziose informazioni sull’ambiente circostante o sul suo utilizzo, per esempio, è soltanto una parte del concetto di internet of things.
A questa capacità degli oggetti di raccogliere dati, quindi, va aggiunta la possibilità di trasmetterli via internet ad un software o applicazione in grado di processarli e di restituire all’utente nozioni importanti.

L’obiettivo è di ottenere in maniera facile il monitoraggio di qualsiasi attività desiderata, sfruttando l’oggetto intelligente dedicato allo scopo, ma anche di semplificare il controllo a distanza ed incentivare l’automazione, anche in ambito domestico.

Esempi di IoT

In genere, quando si pensa all’internet of things si fantastica su sviluppi futuristici ancora lontani ma potenzialmente fattibili: è il caso della famosa Smart Road, un’autostrada dotata di sensori sperimentata negli Stati Uniti, che fornisce all’automobile intelligente informazioni riguardo le condizioni del traffico, o consigli per la sicurezza alla guida.

Per chi facesse ancora fatica a vedere l’IoT come parte della propria vita, ecco qualche semplice esempio di internet of things: l’internet delle cose ormai si trova ovunque, nel braccialetto intelligente che ci aiuta a tenerci in forma, nell’assistente digitale domestico, nei sensori ambientali e territoriali che rilevano parametri sullo stato dell’ambiente, ma anche nei moderni sistemi di videosorveglianza, negli smartwatch o nei termostati intelligenti.

Insomma, qualsiasi cosa possa essere connessa online, ed identificabile mediante indirizzo IP, può essere considerata un prodotto dell’IoT.

Smartband

È facile che uno sportivo di oggi durante le proprie sessioni di allenamento abbia al polso uno smartband, ovvero un braccialetto intelligente capace di rilevare le condizioni del fisico e le performance dell’attività fisica attraverso i sensori di cui è dotato.

Il battito cardiaco, la distanza percorsa misurata attraverso il tracker GPS, la durata dello sforzo, sono tutte informazioni rilevate dal braccialetto che, attraverso la produzione di dati, comunica ad un programma dedicato i risultati della sessione.
In questo caso, possiamo riferirci alle applicazioni per smartphone abbinate a questi smartband, che permettono di avere un resoconto chiaro non solo dell’attività appena terminata, ma anche un monitoraggio costante nel tempo che indichi l’andamento dei diversi allenamenti a cui ci si sottopone.

Assistenti digitali

Ma anche gli assistenti digitali intelligenti molto in voga sono un efficace esempio di internet of things, come ad esempio i tanto chiacchierati Amazon Alexa, o Google Home, molto diffusi oltreoceano. Questi dispositivi sono pensati per un uso prettamente casalingo, e sono concepiti per automatizzare svariate operazioni soltanto attraverso comandi vocali: il cervellone dell’assistente è collegato ad internet, e quindi potenzialmente a tutti gli oggetti connessi in rete in casa, ed è in grado di interfacciarsi con l’utente con risposte vocali intelligenti.

Termostati intelligenti

Inoltre, fanno parte dell’internet delle cose anche i moderni termostati intelligenti, come il famoso Nest, ormai di proprietà di Google, che oltre a regolare la temperatura in casa fa molto altro.
Chi avrebbe mai detto che un oggetto come un termostato potesse un giorno essere considerato nell’élite dei device intelligenti?
Eppure, il Nest di Google è capace di impostare la temperatura di casa ideale apprendendo le preferenze degli abitanti di casa, imparando gli orari in cui c’è qualcuno oppure no, e preparando un clima accogliente in base alle previsioni meteorologiche o alle condizioni meteo attuali grazie al rilievo dei suoi sensori.

Le proposte di Vodafone

Tante proposte dall’universo dell’internet of things, come ad esempio quelle del carrier Vodafone, che offre diverse soluzioni intelligenti per le più disparate esigenze, come:

  • V-Pet, che insieme a Vodafone Kippy permette di tenere sempre sotto controllo gli spostamenti del cucciolo di casa;
  • V-Auto, per avere la diagnostica sott’occhio, ma anche aiuto in caso di bisogno, o il tracker dell’automobile;
  • V-Bag, grazie al quale è possibile sapere dove si trovano borse e bagagli;
  • V-Camera, il sistema di videosorveglianza per il controllo remoto dell’area sorvegliata.

Lo stretto legame con i big data

Al fine di inviare le informazioni ottenute grazie all’azione dei sensori, tutti i dispositivi connessi producono un flusso di dati che vengono inviati ai programmi o alle applicazioni: tutto viene misurato e controllato, anche noi attraverso le nostre abitudini, grazie alla grande quantità di dati generati dai singoli oggetti dell’internet of things. Dunque, se è vero che lo scopo ultimo dell’Internet of things è votato al miglioramento dell’ambiente, al risparmio e alla facilitazione della vita, è altrettanto vero che ad innovazione, comodità e benefici corrisponde un prezzo da pagare.

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