ZAC!

Affidiamo ai social la memoria dei nostri interessi, mentre costruiamo al loro interno il diario delle nostre azioni e delle informazioni che noi stessi pubblichiamo. Scegliete la formula che preferite, ma conservate i
vostri contenuti!

di Emanuela Zaccone*

Da aprile 2008 ad oggi ho inviato oltre 29.100 tweet: parliamo di circa 303 tweet al mese.
Potrei scaricarli tutti semplicemente effettuando il download del mio archivio e potrei fare lo stesso su Facebook.
Ne ho aggiunti ai preferiti (o ho messo “mi piace”) a circa 13.100 tweets.
Una recipe di Ifttt – la piattaforma che consente di automatizzare processi e attività online – aggiunge ogni nuovo tweet che mi piace a un documento su Google Drive, consentendomi di fatto di avere sempre sotto mano un archivio con ciò che per qualche motivo ho ritenuto opportuno salvare.
Salvare da cosa? Per cosa? Rileggerli?
Trovare qualche link interessante che altrimenti mi sarebbe sfuggito, magari per riguardarlo in seguito? Può darsi.
All’ultimo F8 Facebook ha annunciato la disponibilità del suo tasto per il salvataggio dei contenuti web: un Delicious privato, che rende il social network di Zuckenberg (ancor più) il centro della mia vita online e nel contempo consente loro di capire quali contenuti mi interessano.
Affidiamo ai social la memoria dei nostri interessi, mentre costruiamo al loro interno una storia delle nostre azioni e dei contenuti che noi stessi pubblichiamo.
Quante volte avete davvero letto gli articoli salvati su Pocket, che avete conservato su Facebook o aggiunto ai preferiti su Twitter? Io praticamente mai.
E quante volte avete ri-esplorato i vostri contenuti? Amo moltissimo il fatto che Facebook ogni giorno mi mostri cosa ho pubblicato dal 2007 ad oggi, ma ogni giorno mi chiedo: “ho pubblicato tutte queste cose?” Seguito da un “Guarda un po’, di questo mi ero proprio dimenticata!”
Non è una questione di social, ma di produzione e archiviazione dei contenuti: quante foto abbiamo scattato negli anni?
Quanto abbiamo speso per acquistare spazio in cloud e hard disk esterni? Siamo diventati degli eccellenti archivisti, ma non degli altrettanto ottimi esploratori. Produciamo dati ma non ci va di navigarli.
Perché?
In molti casi perché il digitale ci ha abilitati a documentare tutto, ma anche a farlo vivere nel momento.
Ci ha dato la sicurezza della conservazione, senza abituarci alla riproposizione. Ci ha aiutato a non ricordare, o meglio, a ricordare a breve termine e selezionare: la foto che posto su Instagram è uno sguardo, un momento, spesso, di un’esperienza di viaggio più ampia.
Siamo diventati selettivi, abbiamo cominciato a riempire i momenti, allungandoli ma accorciando la nostra memoria, o meglio, delegandola. E condividendola. Nel momento stesso in cui postiamo un contenuto ne condividiamo la memoria insieme ad altri, modificandone la natura: non sarà più solo una foto, ma quella foto con quei commenti. Allora cosa accade dopo un certo tempo?
Quei contenuti sono perduti per sempre? Al contrario, possono essere una ricchezza e certamente contribuiscono alla costruzione, nel tempo, della nostra immagine online e reputazione.
Numerosi instagramers vi diranno che hanno cancellato dal loro stream le foto meno belle, quelle che in qualche modo ne “rovinavano” l’immagine. Hanno ridefinito, modificandola, la memoria stessa del loro account.

La memoria dell’online
La memoria (dell’)online è un’opportunità: quella di (ri)definire la propria identità e i propri contenuti. Come?
1) Proteggendo ciò che riteniamo rilevante: forse qualche anno fa avevamo meno contatti su Facebook e ora non ci fa piacere che tutti vedano i nostri album. Una modifica alla privacy potrebbe risolvere il problema.

2) Riorganizzando i contenuti: rivedere tag e categorie del nostro blog potrebbe aiutarci anche ad ottimizzare i contenuti e magari organizzare in playlist i video su YouTube potrebbe essere un’occasione per rimuoverne qualcuno.

3) Valutando se mantenere o meno i contenuti già pubblicati: vale per i vecchi post Facebook, meno per Twitter dove difficilmente un tweet di anni potrebbe trovare nuovamente visibilità.

4) Ricondividendo: che si tratti di un vecchio blog post o di un post Facebook, certi contenuti possono trovare nuovo significato nella ricondivisione. Infine, dove conservare tutte queste informazioni?
E dove conservare ciò che ci piace, che ci interessa per non perderlo? Basterà accentrare tutto su Facebook? Esistono tecniche efficaci per organizzare i “preferiti”? Parlate con 100 utenti e otterrete 100 diverse soluzioni.
Scegliete la formula che preferite, ma conservate.
Conservate i vostri archivi Twitter e quelli Facebook.
Conservate i link che vi piacciono.

*Emanuela Zaccone, Digital Entrepreneur, Co-founder e Social Media Strategist di TOK.tv. Ha oltre 7 anni di esperienza come consulente e docente in ambito Social Media Analysis e Strategy per grandi aziende, startup e università. Nel 2011 ha completato un Dottorato di Ricerca tra le università di Bologna e Nottingham con una tesi su Social Media Marketing e Social TV.

memoria social

Da utenti ad archivisti: la memoria social dell’online ultima modifica: 2016-06-04T10:13:17+00:00 da Francesco Marino
Depositphotos 2017 May

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