F.o.m.o e ansia da performance, l’altra faccia dei social

Anno dopo anno, i social network hanno iniziato a occupare una parte importante della nostra vita, una fetta sempre più grande della nostra quotidianità. Questo si traduce in ore e ore trascorse dietro uno schermo luminoso. Trovare un equilibrio tra online e offline oggi è possibile? Scopriamolo insieme

Ricorderemo il 2020 come l’anno che ha sancito irreversibilmente il trionfo del digital. Tra didattica a distanza, workout in diretta, eventi da remoto, sessioni di laurea online ecc. Credo che un po’ tutti – persino i più scettici – abbiano concretamente realizzato l’importanza dell’esser sempre connessi.
Siamo tutti testimoni di quanto il web e i social network abbiano accorciato le distanze, permettendoci di rimanere collegati.

FMO Social Media ragazzo

F.o.m.o e ansia da performance

Pensate come sarebbe stato vivere un lockdown senza questi strumenti, soprattutto per chi ha affrontato interi mesi in spazi angusti e in solitudine. È chiaro, dunque, che la connessione digitale abbia innumerevoli pregi, ma non possiamo trascurare l’altro lato della medaglia. I social network stanno modificando la società: le nostre abitudini, la nostra routine, le nostre scelte quotidiane. Come? Portandoci a trascorrere sempre più ore dietro lo schermo di un computer o – ancora più spesso – di uno smartphone; facendoci sentire la necessità di condividere ogni momento della nostra vita, persino quelli più banali; trasmettendoci l’urgenza di controllare continuamente le notifiche, di scrollare le homepage (anche solo per inerzia); facendoci vivere un perenne confronto con gli altri, come se fossimo tutti vittime di una tacita competizione.

Sono tantissimi i millennials che passano più di 10 ore al giorno sui social network, spesso togliendo tempo ad attività molto più proficue dal punto di vista educativo o, ancora peggio, togliendo tempo al lavoro, al sonno o alla famiglia. Per non parlare della generazione Z, che non potrebbe nemmeno concepire un mondo senza internet, dove ogni curiosità viene saziata nel giro di pochi secondi, con una rapidissima ricerca sul web. Provate a chiedere loro se ricordano com’è fatta un’enciclopedia, per esempio. Vi risponderanno di no, perché non l’hanno mai vista. Loro, che non hanno mica vissuto l’emozione delle prime chat, dell’avvento di Facebook, dell’arrivo dell’Adsl, danno tutto per scontato, convinti che sia normale usufruire di tutti gli agi che oggi conosciamo e che sia normale vivere e condividere la propria vita online.
Diamo quindi un nome alle conseguenze negative che i social hanno sulla società, capiamo come e se possiamo fare qualcosa per trovare un equilibrio tra online offline.

F.O.M.O.

F.O.M.O. sta per Fear of Missing Out – paura di essere tagliati fuori – ed è una delle patologie più comuni negli ultimi tempi. Non nascondo che ne ho sofferto anche io… Si tratta di un’ansia che ci porta a consultare continuamente lo smartphone per paura di perderci qualcosa, di restare indietro. Io ne ho sofferto soprattutto durante i viaggi oltreoceano quando, in volo o a causa di mancanza di connessione internet, ero costretta a stare offline. Ricordo l’iniziale sensazione di benessere, essendomi liberata – seppur momentaneamente – dall’ansia delle notifiche e dalla “schiavitù” dei social. Stavo decisamente meglio, ne ero consapevole. L’ansia però tornava non appena riattivavo lo smartphone e mi ritrovavo letteralmente schiacciata dalle email, dalle notifiche e da informazioni – spesso superflue – di cui non ero al corrente. Ricordo che vivevo quell’istante della connessione come un vero e proprio incubo perché sapevo che sarebbe stato impossibile recuperare tutto e che, sicuramente, nelle ore trascorse offline, mi ero persa qualcosa.

Ansia da performance

Alla FOMO si aggiunge l’ansia da performance. Sui social ogni contenuto pubblicato, a suon di views e like, si traduce in performance. Che lo vogliate o no, non potete sottrarvi a queste dinamiche. E questo va a innescare dei meccanismi fatti di preoccupazione e perenne confronto con gli altri.

Come allontanare lo smartphone

Esistono delle app nate proprio per aiutarci a trovare il giusto equilibrio. Una di queste è Forest, considerata una delle migliori: permette di piantare un albero grazie al tempo trascorso senza usare il telefono. Più si è offline e più l’albero cresce. In questo modo ci si sentirà responsabili del proprio albero, evitando quindi di trascorrere troppo tempo al telefono. Al di là delle app, gli smartphone forniscono un resoconto giornaliero e settimanale del tempo trascorso davanti allo schermo. Questo può essere molto utile per capire quando si sta esagerando.

Digital detox

L’opzione più estrema è il digital detox. Rimanere disconnessi per un giorno o più, disintossicandosi dai social e dalla marea di informazioni che riceviamo. Lo si può fare autonomamente oppure all’interno di veri e propri retreat pensati per chi vuole imparare a vivere con equilibrio.


F.o.m.o e ansia da performance, l’altra faccia dei social - Ultima modifica: 2021-03-02T12:14:06+00:00 da Manuela Vitulli

Il percorso nel mondo del web di Manuela Vitulli è iniziato nel gennaio 2013 con l’apertura del blog Pensieri in Viaggio. Uno spazio virtuale che, in pochi anni, è divenuto uno dei più seguiti e amati in Italia. Oggi Manuela è blogger professionista e content creator e collabora con enti del turismo, tour operator e brand per progetti di respiro nazionale e internazionale. Ha collaborato come scrittrice freelance con Elle, Vanity Fair, Skyscanner. Negli ultimi mesi è stata menzionata da Forbes tra i travel blogger più influenti in Italia e da Digitalic tra le 15 donne di successo più influenti nel digitale in Italia.

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