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di Futura Pagano*

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Futura Pagano

Che la crisi abbia cambiato le abitudini delle persone è un dato di fatto, che la tecnologia sia un volano verso un modello di consumo diverso, tutt’altro che una contingenza. Lo accerta una recentissima (Luglio 2014) ricerca di Ipsos commissionata da AirBnB e BlaBlaCar, che fotografa lo stato dell’arte della “sharing economy” in Italia. Un fenomeno per ora di nicchia ma che, vista l’incredibile crescita in pochissimo tempo, sembra essere inarrestabile.

C’è chi addirittura ha affermato: “sharing is the new buying”, definendo un vero e proprio cambiamento di identità nella figura del consumatore moderno: non più piegato alla legge della scelta solitaria e individualista del prodotto più conveniente, ma un cittadino della rete che sempre più motiva l’acquisto di un prodotto o servizio come una presa di posizione e responsabilità nei confronti dell’altro, in aperto confronto con i brand, da condividere con una collettività. L’imperativo è solo uno: mettere a disposizione della rete qualcosa di proprio.

Conveniente, accessibile, innovativo
Che questo qualcosa sia gratuito, come una recensione, un’esperienza, un consiglio, o a pagamento, come la propria casa, auto, esperienza (come nel caso di BlaBlaCar, Air BnB e Uber), l’importante è che abbia tre caratteristiche fondamentali: sia più conveniente, accessibile ed innovativo rispetto allo standard che offre il mercato. Il risparmio alla portata di tutti, una nuova forma di potere ripreso dal basso. C’è una nuova consapevolezza nel consumatore digitale che racconta la presa di coscienza del poter realmente scegliere un’alternativa all’economia reale che sia più sostenibile, che crei un modello più equo e orizzontale. Gli italiani, popolo di abitudinari e poco inclini al cambiamento, nella ricerca si dichiarano favorevoli a provare una piattaforma collaborativa nella percentuale rivoluzionaria del 75%. Oltre alla convenienza, la percezione di un sistema la cui matassa sia controllabile e in qualche modo nelle mani di chi il servizio lo usa, ne fa un meccanismo difficile da incepparsi e che si auto alimenta grazie ad sistema di trust interno: i feedback della community a garanzia di un’affidabilità del singolo.

Competizione in nuovi settori
Che l’impatto disruptive di questo nuovo modello di consumo non possa piacere a tutti è evidente, anche perché inizia a sentirsi l’effetto dell’onda anomala in quei territori fino ad oggi intaccati dalla competitività tecnologica: il settore del servizio di trasporti a pagamento e quello degli alloggi turistici ad esempio, dove molti attori stanno reagendo ai nuovi player con aggressività e con le tipiche resistenze dal sentore corporativistico. Spesso appellandosi a delle regole, sia tacite che scritte, che legiferano un’economia pre-digitale, totalmente inadatte a dare garanzia ai nuovi bisogni e una lettura critica ai nuovi scenari. Ci si appella alla giustizia per la “conservazione” del passato, senza chiedersi se sia competitivo e sostenibile nonostante tutto. Si perché la vera discriminante nella Sharing Economy è, scusate il gioco di parole, nella soddisfazione condivisa da tutti gli attori che vi partecipano: sia i “seller” che i “buyer”. Ben contenti di sentirsi partecipi di quello che oggi viene visto come un fenomeno disgregato, ma che ha il proprio potenziale di crescita nella possibilità di essere percepito come “economia integrata, dove alla base ci sono formule di win-win e senso di appartenenza”.

Soddisfatti?
Negli Usa, dove “le cose arrivano prima”, o dove semplicemente il mercato è più libero e sfrutta meglio il vantaggio tecnologico, il satisfaction score parla chiaro da diversi punti di vista: quello della qualità, del valore percepito, dell’esperienza, della user experience sulla piattaforma, del customer service e per ultimo del prezzo. Tutti oltre il 60% nel rating calcolato dal dicembre 2013 a Gennaio 2014 nella ricerca “Sharing is the new buying: how to win in the new collaborative economy” condotta da Vision Critical e Crowd Companies su più di 90 mila statunitensi e canadesi. Oltre al grado di soddisfazione, nel report si deduce come i “servizi condivisi” siano percepiti come “growing, mainstream, pragmatic” e che proprio questi fattori permetteranno al settore di raddoppiare il volume del fenomeno nei prossimi 12 mesi. Una controtendenza rispetto all’attuale periodo di crisi che disarmerà anche gli ultimi detrattori?

Lo scopriremo solo…condividendo!

 

* Futurap è Futura Pagano, salentina amante della buona cucina, della rete e del pensiero laterale. Mi occupo di comunicazione e di social collaboration, aiutando le aziende a scoprire e a cogliere tutte le opportunità del digitale e del web 2.0. Sono consulente per agenzie di social media marketing, redattrice per testate di settore hi-tech, con un passato in Egorego, Coldiretti, Wunderman - network di agenzie internazionali specializzate in digital marketing. Oggi freelance, docente e project manager di una scuola di formazione sulle discipline del digitale.
Futurap / Sharing is caring, il business è offrire agli altri ultima modifica: 2014-09-04T08:00:20+00:00 da Francesco Marino
Accenture Cristina

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