L’intervista a Rudy Bandiera, il blogger e scrittore ferrarese che sta sui social con il sorriso. Ha da poco pubblicato il suo terzo libro, ha un’energia contagiosa e ci racconta in che modo i social hanno cambiato il nostro modo di relazionarci.

Rudy Bandiera, l’intervista

In che modo i social network hanno cambiato la nostra vita?
Rudy Bandiera: La condivisione è sempre esistita, ma oggi è stata innalzata a livelli mai visti prima. Questo cambiamento è avvenuto, è un dato di fatto, che piaccia o meno. In tanti ne hanno parlato male (ricordo tra loro Umberto Eco). Eppure i social sono una sorta di ambiente, che sembra separato dalla vita reale, ma non lo è. Siamo costantemente connessi e con lo smartphone in tasca.
Alcuni hanno paragonato i social a un bar, perché spesso danno voce a pulsioni e commenti che normalmente terremmo per noi. Ma come nella vita reale, ci sono differenze tra un bar e l’altro.
Guardiamo Facebook: in Italia una persona su due è iscritta, compresi anziani e neonati. È un social “pop” nel vero senso del termine: è popolare, è uno specchio amplificato della società. Twitter è un po’ più elitario, Snapchat è il luogo dei teenager, Instagram è molto giovane e visuale. Non c’è quello migliore o peggiore, sono ambienti diversi tra loro.

Con i social è nata la figura dell’influencer, ti ci riconosci in questa definizione?
Rudy Bandiera: La parola “influencer”, fino a qualche anno fa non c’era, o meglio, semplicemente stava a indicare “qualcuno che influenza”. Con l’arrivo della rete sono nati fenomeni diversi, figure influenti in alcuni ambiti. Ma cosa ci porta a definire qualcuno influencer?
Se il mio fruttivendolo mi consiglia di acquistare una determinata verdura, certamente mi influenza ma non è un influencer, perché sta parlando solo con me. La condizione per essere influencer è parlare a molte persone. Ma attenzione, per farlo bisogna essere credibili, perché se si ha una cattiva reputazione non si è influenti o lo si è in senso negativo.
La popolarità è un valore, ma anche la credibilità lo è.
Alla popolarità e alla credibilità si aggiunge un terzo elemento fondamentale: il canale di produzione, il contenitore attraverso cui si veicolano i contenuti.
Se identifichiamo negli individui queste 3 variabili, riusciamo a misurare il grado di influenza degli individui stessi.

Digitalic X 2017 Rudy Bandiera

Rudy Bandiera il libro Condivide et impera

Da poco è uscito il tuo nuovo libro, dal titolo “Condivide et impera”.Questa frase ce l’hai anche tatuata…
Rudy Bandiera: Volevo un claim riconoscibile, identificabile ma già noto. Cosa c’è di meglio di qualcosa che disse Filippo il Macedone? Lui aveva detto “Divide et impera”. Io l’ho cambiato con “condivide”.

Nel libro c’è qualche segreto per diventare influencer?
Rudy Bandiera: Il libro è pieno di segreti… che sono poi relativi. I giovani credono che l’influencer sia chi ha tanti follower. Ma non è così. E soprattutto, non si ottengono follower schioccando le dita. Il primo dei segreti, per quanto banale, è quindi: lavorare. Individuare una nicchia che ti piace, essere certo che ne potrai parlare e discutere per i prossimi anni, cominciare a farlo. Questo non garantirà di diventare un punto di riferimento, ma è l’unica strada percorribile. È un investimento su sé stessi, sulla propria credibilità, sul proprio tempo, per il proprio futuro.
Non bisogna essere troppo generalisti, se parliamo di tutto non parliamo di niente.

Siamo sui social per vendere qualcosa a qualcun altro? La nostra immagine, un prodotto…
Rudy Bandiera: Credo ci sia una grande differenza tra convincere, persuadere, influenzare e manipolare. I social non sono manipolazione. Prima bisogna fare qualcosa per gli altri. Chi riesce a essere influente lo è perché da informazioni utili e diventa così un punto di riferimento.

Sui social bisogna criticare per aver successo?
Rudy Bandiera: Ci sono diversi tipi di successo. Io penso: quando qualcuno vede il mio nome o la mia faccia, cosa voglio che provi? Sconcerto, rabbia… oppure credibilità e affidabilità? Se critichiamo avremo successo perché polarizzeremo le frustrazioni. Il sarcasmo è diffuso sui social, è molto facile aggredire qualcuno, lo è meno fare qualcosa per cui essere aggredito. Su Twitter persone che non mi conoscono me ne hanno dette di tutti i colori quando è uscito il mio libro. Succede. È fisiologico, normale.

Rudy Bandiera e la teoria della felicità

Ci spieghi la tua teoria della trasmissione della felicità?
Rudy Bandiera: C’è uno studio che sostiene che la felicità potrebbe essere trasmissibile fino a 4 gradi di separazione. Se sto con una persona, o con un amico di una persona felice, o con l’amico dell’amico, allora sarò felice anch’io. Ha dell’incredibile ma io credo che un fondo di verità ci sia.
Quindi essere felici è una nostra responsabilità: riguarda tutti noi e si ripercuote sugli altri.

Nello stare sui social abbiamo una responsabilità?
Rudy Bandiera Creare un ambiente social credibile e sicuro è nostra responsabilità. Nel mondo “reale” abbiamo l’abitudine di scaricare le colpe sugli altri, sul web succede lo stesso. Ad esempio, le bufale vengono veicolate perché le persone le condividono. Quando ci imbattiamo in notizie di cui non siamo sicuri, dobbiamo accendere il cervello, valutare con senso critico. Se abbiamo dei dubbi? Basta chiedere a chi ne sa più di noi o cercare su Google. Facciamo un passo in più prima di condividere.

Digitalic X 2017 Rudy Bandiera

Rudy Bandiera: come essere felici sui social ultima modifica: 2017-06-08T11:00:29+00:00 da Francesco Marino

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