Rudy Bandiera: Il carattere di chi frequenta i social

È curioso notare alcuni fenomeni che vanno al di là della tecnologia e ci aiutano a capire il carattere che regola i diversi ambienti social

È curioso notare alcuni fenomeni che vanno al di là della tecnologia e ci aiutano a capire il carattere che regola i diversi ambienti social

Rudy Bandiera Rulesdi Rudy Bandiera

In principio fu Facebook

Nessuno sapeva cose fosse un social, fin che un certo Marco Monte di Zucchero, laggiù dalle parti di Stanford, non decise che era ora di far fare cose nuove alle persone.
Si mise in testa che non era solo bello che tutti potessimo vedere le foto di tutti, ma anche che potessimo vedere i loro pensieri, le loro passioni e gli stati sentimentali.
Trovare la fidanzata, il lavoro o gli amici non era mai stato così facile nell’umana storia.
Poi le cose, pian piano, iniziarono a cambiare: non molto eh, ma quel tanto che basta per prendere una china diversa da quella iniziale.
Ragionate con me: se una cosa è nuova è bella per forza, in quanto nuova, ma se la suddetta cosa inizia a includere molte persone perché non più nuova, allora non è più elitaria, non è più di moda. Paradossalmente Facebook ha perso il suo appeal quando è diventato qualcosa di enorme successo; un’attività che fanno tutti non ha senso la faccia nessuno.
Ma non solo. Pensate sempre con me a una questione che ci riguarda tutti: qual è l’unico posto che nessun figlio adolescente vorrebbe mai frequentare? Quello frequentato anche dai genitori!

Quindi Facebook, che di successo trasversale in tutte le età ne ha avuto moltissimo, diventa non solo una cosa che “fanno tutti” ma pure una cosa che “fanno i vecchi” (almeno vista dai ragazzi) e quindi una “storia da sfigati”.
Questo il buon Marco l’ha capito in tempo e cos’ha fatto? Ha pensato bene di andare dove giovani e novità erano di casa. Quindi si è guardato in giro, ha aperto il portafoglio e ha comprato Instagram.
Un miliardo di dollari, dollaro in più o dollaro in meno. Ma non era contento: ok che lì ci sono i giovani, ma gli mancava una cosa mooooolto importante. Gli mancavano i numeri di telefono e un luogo in cui le persone parlassero in maniera libera, pura, cristallina. In maniera privata.
E taaaac, ecco che Marco apre di nuovo il portafoglio e si compra WhatsApp per qualcosa come 19 miliardi di dollari. Per capire quello di cui stiamo parlando, costruire una portaerei nucleare costa poco più di 4 miliardi. Marco, con quello che ha pagato WhatsApp, ne comprava diverse ma ha preferito avere i nostri numeri di telefono per farci capire il nostro valore.
Adesso che tutto ha perso di smalto e che noi abbiamo -forse- recuperato di lucidità, i social si connotano per il loro vero carattere, per quello che sono sempre stati in potenza ma che non abbiamo mai avuto modo di notare in realtà.

Il carattere di Facebook

Rimane il re incontrastato, non fosse altro per l’ecosistema che gli sta attorno, ma qual è il suo carattere sostanziale? Le persone che lo frequentano, cosa si aspettano e come sono?
C’è un fenomeno che amo chiamare “Effetto Michele” perché mi ricorda un mio vecchio collega di lavoro. Lo ricordo benissimo perché aveva una particolarità, ovvero: invece di cercare di migliorare le proprie condizioni di lavoro o di vita, voleva abbassare sempre quelle degli altri.
Lui non aveva l’aria condizionata nella sua postazione e quindi, invece di battersi per averla, si batteva per farla levare a quelli che l’avevano. Pazzesco! L’Effetto Michele è quello che oggi contraddistingue Facebook.
Non nella sua interezza, è ovvio, ma le persone hanno due cose in testa che sono: puntare il dito contro gli altri e cercare di demolirli. Per fortuna non soffro molto di questo fenomeno, pur avendo un discreto seguito, perché credo di avere costruito un percorso comunicativo abbastanza sobrio, ma questo non mi impedisce di vedere quello che accade attorno. L’Effetto Michele impera.

Il carattere di LinkedIn

Se Facebook è il luogo del “tu, venduto, scendi dal piedistallo”, il social comprato da Microsoft si nota per un altro fenomeno curioso, ovvero l’ego riferimento professionale.
Su LinkedIn le persone non vogliono abbassare la tua condizione ma alzare esponenzialmente la loro – come professionisti – agli occhi di tutti gli altri professionisti.
In pratica è come se urlassero in continuazione “Ehi voi, guardate quante ne so!” in un loop di “tu non sai niente, adesso ti spiego io come stanno le cose”.

Non è mia intenzione fare di tutta l’erba un fascio o accusare un social di essere il male rispetto agli altri, ma è curioso notare alcuni fenomeni che vanno al di là della tecnologia e che sono da considerarsi puramente antropologici.

A cosa serve capire queste dinamiche? A rapportarci in maniera sana con gli ambienti, per riuscire a fare si che la nostra comunicazione sia consona al luogo che frequentiamo così come le risposte che dovremo essere chiamati a dare.

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Rudy Bandiera: Il carattere di chi frequenta i social - Ultima modifica: 2019-02-07T10:41:25+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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