Social green, quando Instagram ti aiuta ad essere ecologico

Vivere ed essere verdi con i social network, spesso considerati il regno del superfluo e del disimpegno, è non solo possibile, ma decisamente di moda.

Su Instagram – che si nutre di immagine – fioriscono gli account dedicati allo stile di vita a contatto con la natura.
Partiamo dalle cose semplici, dal profilo trashisfortossers di Lauren Singer. Lauren è una ragazza che vive senza produrre spazzatura: vestiti di seconda mano, acquisti di prodotti realizzati con materiali interamente riciclabili, make up artigianale e contenitori riutilizzabili. Se siete alla ricerca di una dieta come stile di vita, allora provate nomnompaleo, profilo dedicato a quella paleolitica, considerata sana, naturale e in grado di renderci felici. Di fatto si tratta di tornare a mangiare come i cavernicoli. Si utilizza carne, pesci, frutta e verdura ma sono banditi i prodotti confezionati, industriali. Come bevande sono consentite acqua, tè verde e latte di cocco.

Social green

VIVERE VERDE E SOCIAL

Sul profilo (e il sito) di Easy Eco Tips si può scoprire come essere e vivere verde sia più facile di quanto si possa immaginare. Tra informazioni e divertimento attraverso la formula “lo sapevi che?” si può scoprire se i palloncini sono nocivi per l’ambiente (la risposta è sì), o che il Buthan – quel piccolo paese situato tra Cina e India – è il solo al mondo ad avere un’impronta Co2 negativa e ancora come ridurre l’impronta ambientale dello streaming audio con il buonsenso: utilizzare piattaforme audio e non ad esempio YouTube, dato che i video sono molto più pesanti e richiedono più risorse. Ricordate di cancellare spam e newsletter che non leggete. Una mail in media ha un’impronta di 4 grammi di Co2 e può arrivare a 50 se molto pesante. Anche se tenete i messaggi di posta elettronica in cloud i data center consumano energia 24 ore al giorno. Cancellate le vecchie mail, i file di cui non c’è bisogno e disiscrivetevi dalle newsletter inutili. Meglio per voi, meglio
per l’ambiente.
In tempi di pandemia, ricordatevi di tagliare i nastrini che ci consentono di portare le mascherine dietro le orecchie, prima di buttarle. Lo smaltimento delle mascherine avrà un enorme impatto ambientale, ma almeno evitiamo che i lacci divengano delle trappole per gli animali che rischiano di rimanerci imprigionati.

GREEN MILITANTE

Se cercate qualcosa di più militante il sito e i social di Wasteland Rebel potrebbero fare al caso vostro. Sprecare meno sembra molto semplice: potreste imparare, ad esempio, come produrre un detersivo detergente naturale grazie alle castagne matte o come riciclare i fili elettrici per farne elastici per capelli o produrre uno spray – sempre per capelli – con acqua e zucchero.
Huw’s Nursery è il canale YouTube di Huw Richard, un giardiniere che aiuta a ridurre i chilometri per la produzione del cibo. E che vi offre consigli su come coltivare le piantine nei tubi della carta igienica o costruire un letto con i pallet.
Chi non troverete sui social network è invece Mark Boyle che, a partire dal 2008, ha vissuto per due anni senza denaro. È fondatore della Freeconomy Community: una comunità planetaria che ha come scopo quello di creare relazioni fra le persone tramite il loro scambio di beni materiali, abilità e conoscenze. Vive facendo a meno dell’acqua corrente e dell’elettricità.
Per gli amanti dei blog, Ethical Unicorn è il nome da tenere d’occhio. Francesca Willow, scrittrice e artista originaria della Cornovaglia, si occupa di temi controversi come il reddito minimo universale, l’agricoltura rigenerativa, la moda sostenibile.

GIUSTIZIA SOCIALE

In tempi di pandemia, ci spiega come trasformare l’artigianato in un metodo di attivismo per creare movimenti di giustizia sociale, ad esempio attraverso il cucito o il lavoro a maglia.
Recupero delle tradizioni, una forma di empowerment personalizzato, che vuole portare l’attenzione non tanto sugli oggetti e il loro utilizzo, ma sul tempo e le conoscenze che occorrono per produrli. Si incoraggiano le persone a essere autosufficienti laddove possibile, a riflettere sugli impatti delle catene di fornitura per la produzione di beni e servizi.
I cosiddetti craftactivist nel mondo condividono informazioni su Internet, soprattutto per educare sul rapporto tra ciò che consumiamo e sul tempo e il lavoro necessario per produrre le merci.
Alcuni artisti ne hanno fatto una forma di protesta, con la produzione ad esempio di coperte “condivise” come la Migration Blanket, realizzata da donne rifugiate ed esposta anche alla Biennale di Venezia.
Sia che siate in cerca di stili di vita e/o di attivismo di vario tipo c’è una cosa su cui tutti i progetti citati vogliono farci riflettere: è tempo di comprendere che la coperta è troppo corta. Si può decidere di tirarla perché si è più forti e lasciare qualcuno allo scoperto, oppure iniziare a fare scelte consapevoli.

IL GIUSTO VALORE DELL’ACQUA

Il 22 marzo si è celebrata la Giornata Mondiale dell’Acqua. Il World Water Development Report del 2021 (disponibile per il download sul sito dell’Unesco) si concentra sul tema di riconoscere il giusto valore dell’acqua.
Andiamo alla ricerca dell’oro blu su Marte con trepidazione, ma non ne abbiamo rispetto sulla Terra. Sprechiamo acqua o la usiamo male e spesso ci fermiamo a pensare a quanto costa solo in termini economici. Ma il suo valore reale è anche una questione di salute, di cultura. Dove c’è una fonte pulita di acqua vicino a casa, ad esempio, ci sono più possibilità per le giovani donne di frequentare la scuola.
Secondo i dati di Thomson Reuters Foundation, a partire dal rapporto Onu e da World Meteorological Organization e di Unicef, quattro persone su dieci in tutto il mondo non hanno abbastanza acqua potabile. Entro il 2050, più della metà della popolazione globale dovrà affrontare lo stress idrico. Un bambino su cinque non ne ha abbastanza per soddisfare i suoi bisogni quotidiani, e i bambini in più di 80 paesi vivono in aree ad alta vulnerabilità idrica. Due persone su cinque, ovvero 3 miliardi di esseri umani, non hanno in casa un impianto per lavarsi con acqua e sapone, di queste, quasi tre quarti, vive nei paesi più poveri. Il valore reale dell’acqua non si misura solo in valuta o con i numeri, ma anche i numeri potrebbero essere un buon inizio per usare meno e meglio l’oro blu che attualmente disponiamo.

AMBIENTE: PAROLA DI GALILEO

Forse non tutti sanno che il primo a utilizzare la parola “Ambiente” come sostantivo è stato Galileo Galilei. A uno dei fondatori della scienza moderna si deve una delle parole più usate e abusate dei nostri tempi. “Ambiente” fa dunque la sua prima apparizione nel trattato “Il Saggiatore”, pubblicato il 20 ottobre 1623, al capitolo 21, pagina 98, riga 4 dell’edizione originale (una copia è disponibile presso l’Università di Urbino). Avere consapevolezza delle parole è importante e forse quel tocco di “genio” potrebbe essere utile nel dibattito sulla transizione ecologica.


Social green, quando Instagram ti aiuta ad essere ecologico - Ultima modifica: 2021-04-15T15:32:35+00:00 da antonella.tagliabue

Giornalista, collabora con numerose testate sui temi del non profit e della sostenibilità quali Il Sole 24 Ore, Metro e Digitalic. Managing Director e Senior Advisor di Un-Guru, coordina il team di Un-Guru per i progetti di responsabilità sociale e ambientale di impresa, non profit e di sviluppo sostenibile, ed è responsabile dell'area marketing e comunicazione. Coordinatore e docente del Master per il Non Profit de Il sole 24 Ore, docente per il Master di Marketing e Comunicazione Ambientale di CTS, oltre che per numerose Università

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