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Sempre più spesso chi costruisce i data center non è la stessa società che poi li utilizza per lo storage dei propri dati. E per il mercato questo è un vantaggio. Ecco i nuovi trend delle infrastrutture di telecomunicazione

Federico Protto, Amministratore Delegato di Retelit

Federico Protto RetelitProvengono dal mondo delle costruzioni, dell’edilizia, del real estate. Sono le società che si occupano di realizzare i data center, queste “cattedrali” destinate a custodire enormi quantità di dati e informazioni. Diverse, poi, sono le società che utilizzeranno queste infrastrutture. “I trend attuali ci dicono che sempre più si materializza una divisione tra infrastruttura fisica ed elettronica. Una volta chi deteneva la prima aveva anche la seconda, ora non è più così. Non è detto che il data center sia di proprietà di chi lo usa, allo stesso tempo chi costruisce l’infrastruttura non si occupa poi di gestirne i contenuti.
Tanto più che sono due mestieri piuttosto diversi” spiega Federico Protto, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Retelit, con il quale abbiamo approfondito le dinamiche legate alle infrastrutture tecnologiche. Questa “separazione dei ruoli” è cosa nuova, perché in passato le grandi aziende dell’informatica e delle telecomunicazioni erano anche proprietarie delle infrastrutture. Possiamo citare nomi come Fastweb, Eni, BT, proprietarie di grandi data center da cui erogano i servizi ai propri clienti, esterni o interni…
Oggi invece si punta a razionalizzare il mercato Ict lato infrastruttura. Sia per quanto riguarda i data center, sia per le torri, i tralicci, per le telecomunicazioni.
“L’argomento è più che mai attuale, in un momento storico in cui Tim vuole cedere una parte della propria società delle torri (Inwit) e molto attive nel settore sono EiTowers (Gruppo Mediaset), Raway (RAI) e soprattutto Cellnex, società del gruppo Abertis, a cui anche Wind ha recentemente ceduto Galata la propria società di infrastrutture” spiega Protto. “Attenzione, non si parla di antenne, segnali, e contenuti, ma di strutture fisiche”.

La domanda che il mercato si pone è: ha senso che il broadcaster o in generale chi gestisce i contenuti detenga anche il mezzo? I trend attuali rispondono che no, la cosa migliore è far nascere data center “neutrali” a disposizione di chi ne ha bisogno.
Vere e proprie cattedrali tecnologiche per capienza e potenza di calcolo. Ma non si tratta di “cattedrali nel deserto”. Tant’è vero che la torre – di telecomunicazione ma anche televisiva – ha sempre avuto valore in relazione alla sua posizione, se illuminava una zona ricca di utenza. Oggi il valore di una torre dipende sia dal luogo in cui si trova, sia dal fatto che sia equipaggiata con fibra o meno. Con le grandi quantità di dati che tutti noi scarichiamo quotidianamente tramite smartphone, internet, video e social network, i ponti radio per veicolare contenuto non bastano più. Quindi la torre deve essere ben carrozzata, soprattutto se si trova – ad esempio – vicino a scuole, licei e università o a zone frequentate da persone che fanno un elevato utilizzo del web.

Analogia tra cattedrali e torri, un trend a tre livelli

Proviamo ad approfondire queste dinamiche, che vedono data center e tralicci paragonati a cattedrali e torri. Si identificano tre livelli di lettura. Il primo è il livello fisico e geografico: la torre (il traliccio) e la cattedrale (il data center) sono intesi come mura. C’è poi il mondo della infrastruttura elettronica (i server per i Data Center o le antenne e i trasmettittori/ricevitori sulle torri), che porta valore alle infrastrutture fi siche. Infine, il terzo livello è quello applicativo e di contenuto che viene veicolato attraverso le antenne e immagazzinato, distribuito ed elaborato sui server.

I vantaggi per il mercato e per l’Italia

La divisione tra infrastruttura fi sica ed elettronica porta dei vantaggi al mercato. Maggiore qualità e soluzioni all’avanguardia, a costi minori, perché ogni player si può concentrare sulle proprie economie di scala e su quello che sa fare meglio. Un esempio concreto? “Chi costruisce materialmente i data center arriva dal real estate, come il nostro partner Data4 che fornisce un’infrastruttura premium; Retelit si occupa di fornire la parte di connettività e telecomunicazione.
Il pricing che combina questi due aspetti porta al cliente un grande vantaggio in termini di trasparenza e semplifi cazione della transazione commerciale” spiega Federico Protto. “Data4 è una realtà francese con centro operativo a Cornaredo, alle porte di Milano, nell’ex area Italtel. Hanno la capacità di espandere fi no a dieci data center, al momento ne hanno tre attivi.
Hanno scelto l’Italia per realizzare il loro primo data center fuori dal loro paese d’origine, e non sono gli unici. Anche l’azienda americana Supernap ha investito nello Stivale. Il nostro Paese funge da hub per il Sud Europa, è il punto di ingresso privilegiato per i cavi sottomarini provenienti dal Nord Africa, dal Middle East e dal Far East, è al centro dei piani di sviluppo futuri di molte realtà” conclude il manager.

Le prospettive per il 5G

Oggi si fa distinzione tra broadcaster ed operatori telefonici, anche se in futuro le differenze andranno a cadere e le antenne veicoleranno tutto il traffico, indistintamente. Federico Protto di Retelit ha fornito una visione a lungo termine:

“Le frequenze del digitale terrestre saranno liberate e dedicate a servizi mobili di telecomunicazioni, saranno risorse preziose per il 5G. Le trasmissioni via satellite manterranno i loro campi di applicazione che, però, sono comunque residuali. Il 5G aprirà a nuovi modelli applicativi, grazie a celle piccole, sensori e a collegamenti di backhaul affidabili basati su fi bra, si potranno raccogliere e trasmettere dati in banda stretta, immagini, video, presidiare zone territoriali, gettare le basi per le smart cities del futuro”.

Cattedrali e torri: i nuovi trend per le infrastrutture Ict secondo Retelit ultima modifica: 2016-07-11T15:48:09+00:00 da Francesco Marino
CeBit 2018

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