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Innovazione è un termine rivoluzionario, che andrebbe usato solo per quei progetti pratici che impattano sulla realtà. E nulla cambia tanto profondamente la vita delle persone, delle aziende, delle nazioni come l’educazione

di Futura Pagano*

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Futura Pagano

Cosa intendiamo per “innovazione”? Sicuramente è un termine davvero molto usato negli ultimi anni, alla moda, quasi inflazionato.Talmente tanto da sembrare aver perso il suo carattere, scusate il gioco di parole, innovativo.
Ho preso il tema di questo numero di Digitalic come un’occasione, un monito ad approfondire e a riappropriarci della portata rivoluzionaria di questo termine, indagando le dinamiche a cui è strettamente collegato. Tentiamo di dare una definizione.
Per Wikipedia innovazione è: “l’applicazione operativa di una particolare idea o scoperta”, quindi un progetto, qualcosa di tangibile, ben lontano dalla dimensione aleatoria in cui vive la parola comunemente.
È quindi d’obbligo perimetrare di quale tipologia di “innovazione” si parla e specificando l’ambito da cui è generata.
Nello specifico oggi vi voglio parlare di innovazione nel digitale, ovvero (ritornando alla definizione) di alcuni “processi e/o prodotti (che grazie al digitale) hanno generato risultati e benefici, quindi un progresso sociale”.
Capire appieno la portata innovativa di un fenomeno sulla società comporta dei limiti storici: spesso occorrono anni per misurare gli effetti del cambiamento e se siano stati realmente positivi e duraturi.
Ma se pensiamo al digitale e alla sua innovativa applicazione nei diversi settori che regolano il consumo e la crescita sociale, non possiamo non renderci conto di quanto la sua rapida diffusione stia cambiando le cose, e lo stia facendo portando “progresso” in settori dove un tempo la digitalizzazione era un fattore inesistente, o, possiamo dire, ancora inesplorato.
Uno di questi è il settore della formazione e dell’educazione. Ed è da qui che voglio partire, perché con il progetto DoLabSchool abbiamo deciso di percorrere a nostro modo questa strada, e vi spiego perché.

 

VERSO UNA FORMAZIONE PIÙ DIGITALE

Prima che il governo Renzi tirasse fuori un documento (e ora tutti aspettiamo – anche semplicemente per valutarle delle idee di attuazione) per una riforma della scuola primaria e secondaria dove le competenze digitali fossero al centro dell’agenda, il Mondo, o almeno una parte di esso, ha già fatto dei passi da gigante in merito.
Quando si parla di educazione e di digitale ci sono due aspetti dello stesso ambito di cui tener conto, intimamente legati: la formazione, e quindi i contenuti educativi e le modalità di fruizione. Per capirci: da un lato si fa urgente la creazione di competenze digitali, per formare una classe dirigente e una popolazione che sappia usare in modo consapevole e innovativo le potenzialità e gli strumenti che il digitale mette a disposizione.
Dall’altro diventano necessarie quelle piattaforme e strumenti, per l’appunto, digitali, che possano abbattere le barriere all’apprendimento, rendendolo quanto più accessibile, fruibile, capibile e alla portata di tutti.

 

BORN 2 CODE: FORMARE AL DIGITALE

Nel primo caso, quello delle competenze, mi viene in mente “Born 2 Code”, la scuola per creare i “geni” del computer completamente gratuita, a Parigi, finanziata con 20 milioni di euro dal mecenate francese Xavier Niel.
Il progetto è molto più ambizioso rispetto a creare risorse con know how tecnico capaci di tappare quell’evidente gap tra domanda e offerta di lavoro del settore ICT (abbiamo bisogno di tecnici, ma, chissà com’è, sembra che l’università o non ne sforni abbastanza, o non li prepari adeguatamente alle sfide lavorative, demandando alla capacità e possibilità personale l’aggiornamento “professionalizzante”).
Nel manifesto di intenti della “Scuola 42” (si, 42 come la risposta a qualunque domanda) c’è l’obiettivo di portare un approccio nuovo al sistema scolastico e, di più, al sistema Paese: formare le risorse alla competenza digitale in un mondo economico sempre più “tecno/digitalizzato”, significa accrescere la capacità competitiva delle imprese.
Sia di quelle imprese che oggi necessitano di “trasformazione digitale” per rimanere sostenibili e non diventare obsolete, ma anche di quelle imprese che domani nasceranno su paradigmi e modelli imprenditoriali totalmente innovativi, “figli del loro tempo”.
Ecco perché la pedagogia di Born 2 Code non si basa solo sull’apprendimento della programmazione, ma sul coinvolgere gli allievi in progetti appassionanti e collaborativi, capaci di trovare “soluzioni nuove a ostacoli nuovi”.

 

ELEARNING E PEER EVALUATION

Quello dell’accessibilità e della fruizione, invece, è un tema non secondario, ma sicuramente diverso! Come il digitale aiuta e in qualche modo rende più democratico l’apprendimento? Prima che la risposta diventasse, quasi banalmente, “con l’e-learning”, se lo sono chiesto Dafne Koller e Andrew NG, professori della Stanford University, nel fondare COURSERA, piattaforma di offerta di corsi universitari online.

O forse no, e hanno capito la portata innovativa dell’idea solo dopo aver registrato i 2 milioni di utenti in un mese. La grande rivoluzione sociale di Coursera è quella di portare l’educazione universitaria alla portata di tutti, soprattutto in America dove è tutto meno che gratuita, trasformando i corsi universitari in Moocs (Massive Open Online Courses).
La differenza tra Coursera e un’altra piattaforma di elearning si trova sicuramente nella qualità dei contenuti: non corsi “mordi e fuggi”, ma lezioni calendarizzate settimanalmente basate sugli stessi programmi sviluppati nelle aule “offline” dai medesimi docenti, e un sistema di valutazione per esami (non solo a risposta multipla, ma veri e propri temi, progetti, tesine) valutati secondo il principio della “peer evaluation” (sono i corsisti a correggersi vicendevolmente gli elaborati finali secondo dei rigidi parametri scelti a monte dal docente).
Accessibilità e competitività sembrano essere i vantaggi ad una prima analisi, per cui vale la pena di innovare il mondo dell’educazione e della formazione con il digitale. Credete sia poco in un Mondo dove sono proprio questi i fattori che determinano la vita e la morte di interi sistemi economici?




 

* Futurap è Futura Pagano, salentina amante della buona cucina, della rete e del pensiero laterale. Mi occupo di comunicazione e di social collaboration, aiutando le aziende a scoprire e a cogliere tutte le opportunità del digitale e del web 2.0. Sono consulente per agenzie di social media marketing, redattrice per testate di settore hi-tech, con un passato in Egorego, Coldiretti, Wunderman - network di agenzie internazionali specializzate in digital marketing. Oggi freelance, docente e project manager di una scuola di formazione sulle discipline del digitale.
Futurap “Education: come il digitale cambia le cose” ultima modifica: 2014-10-11T22:01:28+00:00 da Francesco Marino

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