L’UE ha deciso di procedere a sanzionare formalmente Google già lo scorso aprile. Si presume che la multa possa essere decisamente sostanziosa, considerando il documento di 150 pagine pronto per essere consegnato alla società nata a Menlo Park, in California.
L’indagine è partita a seguito di un esposto da parte di FairSearch, secondo il quale Google offre ai produttori incentivi di tipo finanziario o penalizzazioni a seconda dell’installazione o meno di Google Search e altre app sui propri dispostivi.
L’UE richiederà che Google metta fine a pagamenti e agevolazioni, destinate a chi imposta Play Store sui propri smartphone o tablet.
Il documento rivela inoltre che le autorità competenti vogliono far desistere Google dalla pratica di persuadere a far adottare Maps, Docs, e Ricerca di default, se con le sue pratiche impedisce di installare un sistema operativo in competizione con Android.
Non si parla ancora di cifre in termini di sanzioni, ma la società sa bene di non poter sperare in ammende simboliche, perché le pratiche incriminate sono una routine iniziata già nel gennaio 2011 e sono ancora in uso. La sanzione potrebbe essere proporzionata ai guadagni generati da Google per mezzo dei click di AdWord da parte dei clienti europei, o magari anche dagli acquisti effettuati via Play Store e AdMob nelle pubblicità all’interno delle applicazioni.

La Commissione Europea si è astenuta dal commentare il documento, ma Google vuole dar battaglia alle sanzioni, sostenendo che il sistema Android dia benefici sia ai consumatori che all’innovazione.

I portavoce del gigante della tecnologia hanno commentato così: “Non vediamo l’ora di mostrare alla Commissione che abbiamo progettato Android in modo da favorire i consumatori e stimolare la concorrenza, supportando sempre i processi più innovativi.”

Ma non è tutto. Oltre al caso contro Android, la Commissione Europea ha accusato apertamente Google di favorire i propri servizi di acquisti rispetto a quelli dei rivali. Anche in questo caso si tratterà di una multa, e la società potrebbe ritrovarsi a dover mostrare i servizi offerti dai competitor al fine di fornire loro la stessa visibilità, ampliando drasticamente la facoltà di scegliere dei consumatori. In questo caso le cifre saranno di certo ridimensionate, ma il precedente sarà importante.
Il Comissario Europeo Margrethe Vestager tempo fa aveva dichiarato che “Google occupa un ruolo fondamentale nell’innovazione degli smartphone e non vogliamo privare la società dei riconoscimenti che merita”. Ciò nonostante, è proprio lei a portare avanti l’iniziativa sanzionatoria.
È curioso che alcuni provvedimenti non siano stati presi anche nei confronti di Amazon o Samsung che hanno utilizzato Android per sviluppare il proprio portfolio di prodotti, senza offrire ai consumatori un modo alternativo ai servizi offerti da Google, nel caso in cui ne avessero preferiti altri. E nessun provvedimento è stato preso contro Apple per la medesima prassi che avviene con iOS.
Questo ultimo caso in materia di antitrust non è ancora finito, ma – a torto o a ragione – Google vedrà un notevole controllo regolamentare applicato sul sistema operativo Android.

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