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Chi dorme non piglia customer. Nel 2014, infatti, l’innovazione ha toccato da vicino il content marketing e ha scosso anche i brand più pigri. Nel mare magnum degli ultimi trend del settore, ecco i Fantastici 4, quelli che le aziende hanno cercato di portare dalla loro per emergere, stupire, vendere: Seo Semantica, Storytelling, Real Time Marketing e Native Advertising

di Valentina Falcinelli *

Content marketing di qua e content marketing di là: ormai non c’è brand che non sappia cosa sia il content marketing.
Ma per quei due o tre laggiù – vi vedo – che ancora ne ignorano il significato, ecco come il Content Marketing Institute definisce questa disciplina: “Il content marketing è una tecnica di marketing che consiste nella creazione e nella distribuzione di contenuti di valore, rilevanti e coerenti per attrarre e acquisire un pubblico ben definito – con l’obiettivo di portare il potenziale cliente a compiere un’azione remunerativa”.
Trovo questa definizione piuttosto calzante, ma mi sento di aggiungere qualche altro elemento utile per definire meglio la bigger picture del content marketing.
Per me – ma non solo per me –, il content marketing è una forma di marketing soft che fa leva perlopiù sul concetto di dono: io brand dono a te, cliente, un’emozione, un’informazione, un momento di intrattenimento, un contenuto di valore, un qualcosa che possa migliorare, in qualche modo, la tua vita. Anche per un solo istante.

Proprio per la sua natura soft-e-pull, molte aziende hanno visto nel content marketing grandi potenzialità e nel 2014 hanno inventato e utilizzato alcuni trend o piegato a loro favore degli altri. Per esempio, le aziende che campano di pane e web, hanno dovuto per forza di cose accettare i cambiamenti provenienti da casa Google e portarli all’interno della propria. Da più di un anno ormai, Big G. si sta muovendo verso una ricerca di tipo semantico, aggiustando i suoi algoritmi per soddisfare meglio le esigenze del pubblico.
In che modo questo cambiamento ha influenzato il lavoro dei brand online?
Come sostiene Valerio Notarfrancesco, oggi, “invece di domandarci come creare un contenuto che piaccia a Google, dovremmo provare a chiederci cosa faremmo per offrire ai nostri utenti i migliori contenuti se fossimo noi stessi un motore di ricerca.
In un progetto SEO questo cambio di prospettiva corrisponde all’analisi delle serp e dei motori di ricerca verticali (ex universal search).
Serve per capire come Google, per quel particolare settore/topic/ query, stia cercando di offrire i migliori risultati ai suoi utenti”. Ecco quindi che oggi più che mai, i creatori di contenuti devono tenere a mente il pubblico. Un testo online deve essere utile: è questo il parametro che Google tiene in considerazione per premiare un contenuto rispetto a un altro in serp.
Quindi il primo dei nostri fantastici 4 del content marketing è la SEO semantica e l’utilità nei contenuti.

Seo-heroIl secondo è lo storytelling. L’uomo nasce narratore poi, col passare del tempo, ha dimenticato la sua natura branduardesca a favore di forme più spinte di vendita. Ma poiché il content marketing è soft, torna alla ribalta lo storytelling. Per fare del buon storytelling “basta” smettere di parlare del prodotto e iniziare a raccontare una storia (attorno al prodotto). Lo sta facendo bene il brand Deox che, attraverso la blogger e autrice Daniela Farnese, in arte Dania, parla di argomenti correlati al prodotto con video on the road e blog post. Sul sito www.deoxtalkwash.it i temi portanti sono sport e avventura, non il prodotto di per sé. Lo storytelling può essere veicolato attraverso i testi e i video, come fa Deox, ma anche attraverso le immagini.

Lo sa bene la Redbull, che ha trasformato la tagline “Redbull gives you wings” (Redbull ti mette le ali) su Instagram in un continuo racconto per immagini. E lo sa anche la Nike, che sempre su questo social ha fatto del visual storytelling la sua punta di diamante.
Dal “Just do it” a uno scatto: e lo storytelling è servito. L’elenco delle aziende che hanno cavalcato l’onda dello storytelling è immenso, quindi con scatto felino passo al terzo trend: il real time marketing. Consiste nel farsi trovare laddove la gente cerca.
Cerca il nostro brand? Non necessariamente.

Un recente caso di real time marketing, a mio parere da manuale, è quello di Barilla durante i Mondiali. Il social team Barilla, infatti, ha sfornato una dietro l’altra delle creatività che mescolavano pasta e calcio in un mix inscindibile e gustoso.
Dopo la pasta madre del content marketing arriva, dulcis in fundo, l’ultimo dei nostri fantastici 4: il native advertising.
Sempre nell’ottica di regalare emozioni al pubblico, questa nuova forma di pubblicità punta a superare il banale, inflazionato e ormai ignorato banner a favore di contenuti più accattivanti, magari pure interattivi.
Un bell’esempio di native advertising ce l’ha regalato Land Rover, che ha sgommato di brutto sulla piattaforma per il trasferimento di file pesanti WeTransfer. Land Rover ha dimostrato come sia possibile essere creativi senza comunque perdere di vista gli obiettivi di marketing.
Seo semantica, storytelling, real time marketing e native advertising: chissà quali e quante altre novità ci riserverà il content marketing.
Se dovessi tirare a indovinare, tu quale diresti?



*CEO e copywriter dell’agenzia più magenta del web, Pennamontata, so scrivere senza guardare la tastiera, ma non so guardare la tastiera senza scrivere. Il copywriting per me è il pane e la creatività il companatico. Ogni tanto, però, mi nutro anche di pizza.
I Fantastici 4 del Content Marketing ultima modifica: 2014-10-27T06:24:36+00:00 da Francesco Marino
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